Pesticidi, Italia da record con -44% in 13 anni

Pesticidi, Italia da record con -44% in 13 anni

Tabella dei Contenuti

Erbicidi, diserbanti, insetticidi, fungicidi e battericidi, in una parola parliamo di pesticidi, farmaci per le piante che da anni si chiede di abbandonare poiché le sostanze nocive in essi contenute finiscono nel terreno e nel nostro piatto creando danni alla salute.

Su questo fronte c’è una buona notizia; -44% di utilizzo in tredici anni. Sull’uso dei pesticidi in Italia sono stati fatti dei decisi passi in avanti. Ad attestarlo sono i dati diffusi da Eurostat. In tutta l’Unione europea il calo dell’impiego di fitofarmaci è pari al 9%. A sostenere questo calo sono la consapevolezza della nocività delle sostanze utilizzate e l’aumento dei prezzi che spinge i coltivatori che possono permetterselo a investire in metodi più rispettosi dell’ambiente.

Rimangono però le 292mila tonnellate di pesticidi ancora vendute nell’Unione, a vendere più pesticidi sono la Francia con il 23%, la Spagna con il 18% e a pari merito Italia e Germania con il 14%. Tutti Paesi che hanno diminuito la quantità totale di pesticidi venduti. In controtendenza Lettonia e Austria che registrano rispettivamente il +55% e +52%.

Sulla pericolosità dei pesticidi vigila lEfsa, Autorità europea per la sicurezza alimentare che ribadisce come “I residui di pesticidi, derivati dall’impiego di prodotti fitosanitari (PPP) in colture destinate all’alimentazione umana e animale, possono rappresentare un rischio per la salute pubblica.” I prodotti fitosanitari non possono essere commercializzati o utilizzati se non prima autorizzati. Nell’Unione viene utilizzato un sistema a due livelli in cui l’EFSA valuta le sostanze attive contenute nei prodotti fitosanitari e gli Stati membri valutano e autorizzano i prodotti a livello nazionale. I prodotti fitosanitari sono disciplinati essenzialmente dal Regolamento quadro (CE) 1107/2009.

Raffaele Drei, presidente di Fedagripesca commenta i dati senza nascondere la preoccupazione per il destino di alcune filiere: “I dati resi noti da Eurostat che attestano il minimo storico delle vendite di fitofarmaci in Italia e in Europa sono il risultato del grande lavoro dei nostri agricoltori e di tutte le strutture di assistenza tecnica, a partire da quelle delle nostre cooperative. Andrebbe però valutato il sacrificio in termini di perdita di produzione che incombe su molte filiere: l’agricoltura italiana rischia di pagare davvero a caro prezzo la progressiva riduzione dei principi attivi autorizzati per la difesa delle colture. Siamo in una strada che rischia di essere senza ritorno”.

La preoccupazione dei produttori deriva dal fatto che l’uso di fitofarmaci proibiti in Europa continua ad essere consentito in altri Paesi che possono produrre cibo più competitivo dal punto di vista economico e da quello quantitativo. Per questo motivo da anni i produttori europei chiedono che il cibo prodotto con l’uso di sostanze proibite nell’Unione non possa essere commercializzato nel suo territorio.
Mentre sul fronte dell’innovazione l’Europa punta sulle TEA, tecniche di evoluzione assistita, che riescono ad accelerare la naturale selezione di piante più resistenti ai patogeni contro i quali oggi si continuano ad usare i pesticidi.

Le TEA sono tecniche biologiche che permettono di non utilizzare pesticidi nella coltivazione. Dal 2023 l’emendamento al DL siccità ha permesso di sperimentare queste biotecnologie che danno vita a varietà resistenti a siccità, batteri, malattie e ,nel caso del riso, al fungo che causa la malattia del brusone. Il tutto senza inserimento di materiale genetico esterno e quindi senza creare Ogm, che rimangono vietati in Italia.

Dopo anni di opposizione totale alle tecniche Ogm e a ogni intervento sulla genetica delle piante, l’Unione europea ha aperto alla possibilità di coltivare TEA. La possibilità è però considerata una minaccia per la biodiversità da alcuni gruppi ambientalisti che considerano tali tecniche pericolose.

Pubblicità
Articoli Correlati