Alberi che cadono all'improvviso: ecco il fenomeno "Sudden Branch Drop"

Alberi che cadono all’improvviso: ecco il fenomeno “Sudden Branch Drop”

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Ancora incerte le reali cause del fenomeno ribattezzato “Sudden Branch Drop” (SBD). Ulian (UniTo): “Sicuramente gli alberi non sopportano più le temperature estreme”. Ferrini (UniFi): “Fondamentale continuare gli studi”. 

Fare una passeggiata nei parchi delle città significa immergersi nella natura incontaminata. A volte, però, lungo i viali degli scrigni di biodiversità rami e tronchi degli alberi cadono a terra all’improvviso. Nessun’avvisaglia, nessun rischio segnalato in precedenza e nessun sintomo premonitore. Nonostante gli studi, ancora pochi, a dire la verità, degli scienziati, però, il fenomeno ribattezzato “Sudden Branch Drop” (SBD) non ha spiegazioni ufficiali. Di certo, il crollo di grandi rami o di piccoli tronchi appartenenti a specie vegetali adulte, diverse e sane, almeno in apparenza, avviene soprattutto nelle bollenti giornate d’estate senza vento.

In passato diversi Comuni hanno scelto la piantumazione di alberi per lo più ornamentali senza analizzarne la fisiologia, così da capirne resilienza e resistenza ai cambiamenti climatici. Non a caso, in questo momento storico, molte specie vegetali, soprattutto originarie di località esotiche, non sopportano le temperature estreme. Proprio per questo, oggi più che mai, le restaurazioni urbane prevedono l’utilizzo di piante native capaci di adattarsi alle condizioni climatiche attuali anche per le loro caratteristiche genetiche”, spiega a Teleambiente Tiziana Ulian, Professoressa Associata all’Università degli Studi di Torino, in Piemonte, e Honorary Research Associate ai Royal Botanic Gardens di Kew, a Londra, nel Regno Unito.

Varie, invece, le ipotesi alla base del “Sudden Branch Drop” (SBD), secondo un articolo pubblicato sul quotidiano “La Nazione” da Francesco Ferrini, Professore di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree all’Università degli Studi di Firenze: dall’accumulo di tensioni interne nel legno, alle rapide variazioni di temperatura e di umidità, dalla formazione di sacche di gas, alle modifiche nella pressione idraulica interna. Nessuna certezza, però, almeno fino a oggi, sulle teorie. Fondamentale, a maggior ragione, continuare le ricerche per individuare, attraverso l’analisi dei dati, modelli predittivi affidabili. Nel frattempo, ed è bene sottolinearlo, verificare l’intero patrimonio arboreo, oltre a non essere sostenibile economicamente, è impossibile statisticamente.

Il “Sudden Branch Drop” (SBD) non è sintomo di trascuratezza, ma è limite naturale della capacità umana di controllare sistemi complessi come gli alberi. E allora, a maggior ragione, come si può agire? In primis, occorre consapevolezza nell’accettare il rischio residuo: come per ogni infrastruttura anche il verde urbano ne ha uno intrinseco. L’obiettivo non può essere il suo azzeramento, ma la sua gestione razionale. In secundis, servono studi interdisciplinari su biomeccanica, fisiologia vegetale, ecologia urbana e climatologia. Soltanto così, potremo capire davvero cosa accade nelle ore precedenti il fenomeno. Infine, i cittadini devono concepire gli alberi come elementi vivi e dinamici e non come statue inerti. La loro presenza porta benefici enormi. Qualche rischio residuale è, però, parte del “patto” tra la città e la natura. Il “Sudden Branch Drop” (SBD), dunque, non si può prevedere, almeno fino a oggi. Cercare colpe a posteriori è sterile e pretendere il controllo assoluto è una pia illusione. Serve piuttosto un cambio di paradigma: accettare che anche l’albero, come ogni forma di vita, può sorprenderci. Il vero scandalo, inoltre, non è la caduta imprevedibile di un ramo, ma l’assenza di studi scientifici seri sul fenomeno. Si sa, però, che in Italia la narrazione e i proclami sono più importanti dei risultati della ricerca“, conclude il docente fiorentino.

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