Ciccio Vitiello pizzaiolo dell'anno 2025: "Abbiamo osato nel riprendere le nostre radici"

Ciccio Vitiello pizzaiolo dell’anno 2025: “Abbiamo osato nel riprendere le nostre radici”

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Pizzaiolo dell’anno Ferrarelle Award e Green Oven 2025. Ciccio Vitiello e il suo Cambia-Menti ottengono due importanti riconoscimenti dalla guida 50 Top Pizza Italia.

Il giovane pizzaiolo campano si è affermato in poco tempo come esponente di una nuova scuola casertana che vuole restituire al cibo il suo carattere etico.

In quest’ottica condividere un piatto figlio del territorio in cui viene consumato, composto da ingredienti autoctoni, spesso provenienti dalla serra idroponica creata nel retro della pizzeria, significa restituire al consumatore il ruolo attivo di chi, scegliendo cosa e come mangiare, rivendica i propri valori.

Io non mi sono inventato niente” assicura Vitiello “perché nel 2025 non ci si può più inventare niente, ma abbiamo osato nel riprendere le radici”. E le radici di cui parla Francesco, detto Ciccio, sono quelle di un territorio, San Leucio, che fu individuato da re Ferdinando IV di Borbone per la creazione di un’industria serica fondata sulla sostenibilità umana e sociale. Il successo del progetto Cambia-Menti sta proprio nella capacità di recuperare una vocazione del passato declinandola in chiave moderna.

“Io ho usato già a partire dal nome dell’attività, si chiama Cambia-Menti. Cambiare una visione di pizza super tradizionale e renderla propria. Io parto da un impasto che è quello della biga, la biga è uno degli impasti più antichi al mondo, biga, traina, fragranze e alveolatura, digeribilità, strutture dell’impasto, grande idratazione con una percentuale di grasso, solo olio extravergine d’oliva perché noi cuociamo in un forno elettrico di ultima generazione che non dà alcuna differenza alla pizza dai vecchi forni a legna o a gas. Quindi abbiamo creato una pizza con una vera identità.

Altro elemento recuperato da Cambia-Menti è il rispetto del tempo, quello necessario per la maturazione di un frutto, per la lievitazione di un impasto o per il godimento di una pietanza.

Il valore dell’attesa torna ad avere un ruolo centrale, tanto nella cucina di un ristorante quanto nelle vite di chi si ferma a mangiare e questo è un risultato per niente scontato.

 

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“Non siamo apparenza, -conclude Vitiello- noi siamo essere. A noi non interessa apparire, i premi che le guide ci danno sono una conseguenza del nostro percorso ma non sono l’obiettivo, arrivano perché noi siamo su una strada nostra, abbiamo un’identità, probabilmente le guide guardano anche chi realmente ha un’identità, chi realmente si crea un vero mondo, perché poi tra l’altro il mondo non lo possiamo cambiare, ma possiamo far vedere alla gente che arriva in pizzeria che potrebbe essere un mondo leggermente diverso.”

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