Il Manifesto è stato promosso dalla Fondazione per la Sostenibilità Digitale, che lo ha presentato ufficialmente alla Camera dei deputati.
Presentato ufficialmente alla Camera dei deputati, da parte della Fondazione per la Sostenibilità Digitale, il Manifesto per la Sostenibilità Digitale della Comunicazione. Un documento corposo e complesso, realizzato dal gruppo di lavoro ‘Sostenibilità nella Comunicazione e nell’Advertising Digitale’ della Fondazione, e a cui hanno collaborato esperti indipendenti, atenei e centri di ricerca, ma anche importanti aziende e istituzioni. L’obiettivo è quello di proporre soluzioni comunicative innovative, capaci di mettere al centro la persona e rispettose degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.
“Il Manifesto è il risultato di un lavoro complesso, che ha portato alla costruzione di una serie di punti che riteniamo siano centrali rispetto ai punti di contatto tra due temi che spesso vengono visti paralleli e che sembrano non toccarsi mai. Da una parte la sostenibilità digitale, quindi il modo in cui possiamo utilizzare il digitale come strumento di sostenibilità ma allo stesso tempo utilizzare la sostenibilità come linea di indirizzo per lo sviluppo di tecnologie digitale, dall’altra la comunicazione. Sostenibilità digitale e comunicazione si incontrano perché la comunicazione può essere uno strumento fondamentale per comunicare la sostenibilità digitale, e allo stesso tempo, la sostenibilità digitale deve essere agita per consentire alla comunicazione di essere essa stessa sostenibile” – ha spiegato Stefano Epifani, presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale – “Chi fa comunicazione oggi ha una grandissima responsabilità: quella di costruire canali di comunicazione, modelli di comunicazione e messaggi che non solo impattino poco in termini di emissioni di CO2, ma che siano anche inclusivi, trasparenti e accessibili. Oggi è quanto mai urgente fare una riflessione profonda sui punti di contatto di questi due mondi, il Manifesto identifica tutti gli elementi principali: dalla trasparenza all’inclusività, dal basso impatto ambientale alla necessità di costruire contesti che non lascino indietro nessuno. Ricordiamo che non lasciare indietro nessuno è il payoff di Agenda 2030, non è un payoff ‘buonista’, bensì sistemico, perché ci ricorda che se lasciamo indietro qualcuno, squilibriamo il sistema e torniamo indietro tutti“.
“Questo Manifesto è stato pensato come una bussola per le aziende e per le persone, per iniziare a porsi il tema. In questo momento ci sono degli elementi che sono sullo sfondo ma non sono ancora entrati pienamente nel dibattito. In questo momento non è una priorità nell’agenda dei direttori della comunicazione, ma vediamo dei temi sempre più di attualità come le emissioni di CO2 delle piattaforme o l’accessibilità. Il nostro Gruppo ha l’idea di creare un network di persone e di aziende che inizino a ragionare su questo tema” – ha spiegato Roberto Ferrari, promotore del Gruppo per la Comunicazione Digitale sostenibile della Fondazione per la Sostenibilità Digitale della Comunicazione – “Il Manifesto è un primo passo di ciò che vogliamo fare, a settembre verrà pubblicata una prassi in cui entreremo più nel contenuto, perché l’idea della Fondazione non è fornire concetti astratti, ma indicazioni e parametri molto precisi in cui le aziende potranno confrontarsi per capire se la loro comunicazione rispetta i termini di sostenibilità sociale, economica e ambientale. Naturalmente, come dicevo, è solo un primo punto di partenza, non ci aspettiamo certo che il Manifesto venga visto come le Tavole della Legge. È una cosa che abbiamo costruito insieme alle aziende e ci aspettiamo, insieme alle aziende, di testarla, di migliorarla e di farla diventare un prodotto davvero efficace e utile per tutti“.
“In Italia, quanto a educazione digitale, siamo in continua evoluzione anche perché le trasformazioni digitali si susseguono a velocità assolutamente non prevedibile e difficilmente sopportabile. L’Università può in qualche modo presidiare la trasformazione quando si produce, provando a incanalarla, ad addomesticarla (noi studiosi di comunicazione utilizziamo il termine ‘domestication’, l’espressione originaria che significa consentire alle tecnologie di entrare nelle case e diventare addomesticate dalle persone che le usano). Tutto questo è facile per le tecnologie di uso comune, o di cui non sappiamo fare a meno, come ad esempio trovare un percorso stradale o postare una foto su WhatsApp o su un social media” – il punto di Alberto Marinelli, direttore del Dipartimento CORIS della Sapienza Università di Roma – “Quando entra l’elemento della proiezione verso il futuro e della responsabilità nei confronti di chi verrà dopo di noi, verso l’ecosistema complessivo, dal punto di vista biologico e sociale, diventa un po’ più complesso. La parola sostenibilità porta con sé questa complicazione: c’è un problema di un uso delle tecnologie che sia responsabile e consapevole, che non scarichi i problemi sugli altri e che sia soprattutto idoneo ad essere gestito in un intervallo temporale esteso. Fare formazione su questo è complesso, ma lo è soprattutto far passare un’idea etica di responsabilità nei confronti di tutta la popolazione. Noi però non ci sottraiamo a questo compito, perché se lo facessimo, non porteremmo fede al mandato che ha l’Università nel sistema sociale“.


