Il bilancio, ancora temporaneo, riguarda la sola provincia della capitale Pechino, dove la situazione è così delicata da rallentare anche la macchina dei soccorsi. Pochi giorni fa, scenari drammatici anche nell’Hebei, con almeno quattro morti, otto feriti e altrettanti dispersi.
La Cina senza pace, travolta da eventi meteo di proporzioni devastanti. Dopo i danni causati dal tifone Wipha nella provincia del Canton, con oltre 670 mila persone evacuate, e la frana innescata da forti piogge che nella provincia dell’Hebei ha causato almeno quattro morti, la situazione è gravissima nell’area intorno alla capitale Pechino. Nelle ultime ore, infatti, si sono moltiplicate le piogge torrenziali e al momento si registrano almeno 30 morti e 80 mila residenti evacuati. Si tratta, tuttavia, di un dato temporaneo, con il bilancio tristemente destinato a peggiorare.
Particolarmente colpito il distretto di Miyun, a Nord-Est di Pechino, dove le inondazioni hanno travolto ogni cosa e causato danni di ingenti proporzioni. Interi centri sono isolati e privi di elettricità, e questo rende ancora più complicate tutte le operazioni di soccorso. Dopo diversi giorni di piogge intense in gran parte del Paese, il presidente Xi Jinping ha esortato le autorità locali a pianificare gli scenari peggiori e ad accelerare le evacuazioni dei residenti delle aree maggiormente a rischio di alluvioni. Le fortissime precipitazioni, oltre a trasformare le strade in fiumi, hanno causato frane e smottamenti che a volte si sono rivelate fatali.
Le catastrofi climatiche sono molto frequenti in Cina, specialmente durante l’estate, quando in un territorio sconfinato si alternano facilmente, nelle varie Regioni, piogge torrenziali e ondate di calore. La Cina è il principale emettitore mondiale di gas serra, anche se negli ultimi anni ha avviato investimenti importanti nel settore delle energie rinnovabili con l’obiettivo, indubbiamente ambizioso per un Paese così grande e popolato, di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2060.


