La decisione della giudice distrettuale federale di Miami, Kathleen Williams, dopo le azioni legali di alcuni gruppi ambientalisti: il carcere voluto da Trump per gli immigrati irregolari, dovrà chiudere entro due mesi. Il motivo? La sua realizzazione indiscriminata e frettolosa, oltre ai progetti di espansione, minacciano la biodiversità nell’ecoregione paludosa dell’Everglades.
Da fiore all’occhiello dell’amministrazione di Donald Trump a grave danno per l’ambiente. Alligator Alcatraz, il controverso carcere in Florida, circondato da alligatori e voluto dal presidente degli Stati Uniti per imprigionare immigrati irregolari, deve chiudere parzialmente e interrompere ogni lavoro di espansione entro 60 giorni. Lo ha stabilito, sulla base di un’ordinanza restrittiva risalente all’inizio di agosto, una giudice federale distrettuale di Miami, Kathleen Williams, dopo le azioni legali intentate da alcuni gruppi ambientalisti e da una tribù nativa della zona, i Miccosukee.
BREAKING!!! A federal judge just ruled that Florida can’t expand the immigration detention facility in the Everglades dubbed “Alligator Alcatraz” and must begin dismantling it.
Judge Kathleen Williams ordered the state to stop construction at the facility and remove fencing,… pic.twitter.com/FtK54rDj0W
— CALL TO ACTIVISM (@CalltoActivism) August 22, 2025
Il motivo della decisione della giudice della Florida, tuttavia, non ha nulla a che vedere con i diritti umani e con lo stato della detenzione degli immigrati irregolari all’interno di Alligator Alcatraz, anche se molti di loro sono in custodia cautelare pur senza essere mai nemmeno stati accusati di crimini. Il carcere tanto caro a Donald Trump quanto alla sua segretaria alla Sicurezza Interna, Kristi Noem (sì, proprio l’ex governatrice del Dakota del Sud che rivelò di aver ucciso un giovane cane di famiglia solo perché non era riuscita ad addestrarlo alla caccia), presenta gravi criticità a livello ambientale e, nello specifico, l’impatto sul luogo in cui è stato realizzato, la fragile ecoregione paludosa nota come Everglades.
Federal Judge Kathleen Williams orders no more people transferred to Alligator Alcatraz! pic.twitter.com/OKHucj3nBI
— Thomas Kennedy (@tomaskenn) August 22, 2025
Già, perché questa zona umida del Sud della Florida, caratterizzata dalla numerosa presenza di alligatori e altri rettili predatori, che dovrebbero fare da deterrente a chiunque volesse evadere e che hanno dato il soprannome al carcere, è in realtà un vero e proprio scrigno di biodiversità, sia per la fauna che per la flora. Costruito in fretta e furia nel bel mezzo della palude nei pressi di Miami, sulla pianta di un piccolo aeroporto dismesso da tempo, Alligator Alcatraz avrebbe dovuto ulteriormente espandersi, ma la sentenza della giudice Williams ora ha imposto lo stop ad ogni nuova costruzione, oltre alla rimozione di generatori, impianti gas e fognari e di recinzioni che stavano impedendo l’accesso alla zona alla tribù Miccosukee, che qui aveva sempre vissuto e si era spostata liberamente fino a pochi mesi fa.
La sentenza riconosce il danno ambientale prodotto da una simile struttura nel cuore di una ecoregione paludosa inclusa nell’area di una riserva nazionale. Di fatto, la perdita di habitat mette ulteriormente a rischio specie animali e vegetali sempre più minacciate, ed è per questo che la giudice federale della Florida ha imposto lo stop a ogni progetto di espansione di Alligator Alcatraz e all’arrivo di nuovi detenuti. Esultano, per il momento, tutte le associazioni ambientaliste che si erano mosse legalmente, a cominciare da Friends of the Everglades. Tuttavia, lo Stato della Florida, guidato dal repubblicano Ron DeSantis e che ha collaborato attivamente con l’amministrazione Trump per la costruzione del carcere, ha già annunciato un ricorso contro la decisione della giudice.
Breaking news: A federal judge is giving Florida 60 days to clear out the immigrant detention facility called Alligator Alcatraz. The ruling forbids state officials from moving any other migrants there. https://t.co/kqHOOxY10K
— The Washington Post (@washingtonpost) August 22, 2025


