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Spagna, agosto terribile tra incendi e l’ondata di calore più intensa di sempre

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Secondo una stima dell’Istituto di Salute Carlos III, il caldo estremo avrebbe causato, nel solo Paese iberico e nel solo mese di agosto, oltre 1.100 decessi prematuri, principalmente tra soggetti ad alto rischio. 

Un agosto 2025 da dimenticare per la Spagna, almeno dal punto di vista climatico. Il Paese iberico sta ancora fronteggiando diversi incendi che, per tutta l’estate, hanno bruciato diverse centinaia di migliaia di ettari di terreno, causando tra l’altro otto morti, e ad aggravare la situazione ci sono anche i dati riguardanti l’ondata di calore più intensa mai registrata.

Gli incendi hanno devastato diverse zone di tutto il territorio nazionale spagnolo per tutta l’estate, anche se i roghi più estesi e fuori controllo si sono sviluppati soprattutto nelle Regioni centro-settentrionali della Galizia e della Castilla-León. In tutto il 2025, in Spagna sono andati a fuoco quasi 400mila ettari di terreno, in gran parte aree boschive, contribuendo al triste record dell’Unione europea, che in quest’anno ha visto bruciare più di un milione di ettari (il precedente primato, di 988.544 ettari, risaliva al 2017).

Nella stragrande maggioranza di casi, come confermato anche dai 46 arresti e dalle 134 persone attualmente indagate, l’origine dei roghi è stata dolosa. A rendere così inarrestabili gli incendi, tuttavia, ha indubbiamente contribuito una situazione climatica decisamente avversa: i forti venti, specialmente nelle aree a ridosso delle coste, e i terreni sempre più aridi, hanno alimentato i roghi fino a farli diventare incontrollabili. È anche per questo che, di fronte ad una situazione così devastante, il premier spagnolo, Pedro Sánchez, ha proposto a tutte le forze politiche un patto nazionale di collaborazione di fronte all’emergenza climatica. Un appello che, però, non è stato raccolto.

Lo dimostrano le polemiche che continuano a susseguirsi anche in questi giorni, e che ricordano molto quelle successive all’alluvione che alla fine di ottobre 2024 devastò soprattutto la Comunità Autonoma di Valencia, ma anche, in misura minore, quelle dell’Aragona, dell’Andalusia, della Castilla-La Mancha e della Catalogna, con 236 vittime. In quei giorni così tragici ci fu un lungo rimpallo di accuse e responsabilità tra le autorità politiche a vari livelli, divise tra una maggioranza di governo nazionale di centro-sinistra e una di governo regionale di centro-destra. Molti ricorderanno anche le furiose contestazioni a tutti i rappresentanti politici e istituzionali che avevano fatto visita a Paiporta, uno dei centri più devastati dall’alluvione: dal premier Pedro Sanchez al governatore Carlos Mazón, passando per re Felipe e la regina Letizia.

A Valencia, tante cose non funzionarono, a cominciare dal sistema di allerta meteo regionale passando per quello di soccorso ed emergenza. Carlos Mazón, popolare di centro-destra, per governare aveva bisogno dei voti dell’estrema destra di Vox, che impose al presidente della Comunità Autonoma di abolire immediatamente la Unidad de Emergencias Valenciana, istituita solo pochi mesi prima dal suo predecessore, il socialista Ximo Puig (quei fondi sarebbero poi stati dirottati in finanziamenti per le corride). Oggi, le polemiche riguardano gli incendi ma vedono gli stessi partiti polemizzare ferocemente. Alberto Nuñez Feijóo, leader del Partido Popular, ha presentato un piano di contrasto e prevenzione degli incendi rurali, ma ha anche accusato Sánchez: “Il rischio di incendi resterà molto alto nel nostro Paese fino a ottobre, e il suo governo ha fallito nella prevenzione e nella pianificazione, riducendo le risorse e tardando cinque giorni nella richiesta di aiuti europei“.

Accuse che vengono prontamente respinte al mittente, con la ministra della Difesa, Margarita Robles, che ricorda come nelle Regioni più colpite (Galizia, Castilla-León ed Extremadura) la maggioranza di governo locale sia guidata dal centro-destra: “I governatori del PP non hanno assunto i propri obblighi né sul fronte della prevenzione né su quello dell’emergenza“. Le polemiche non hanno risparmiato neanche Virginia Barcones, direttrice generale della Protezione Civile nazionale spagnola, con i governatori delle Comunità Autonome più colpite che hanno accusato il governo di non aver mobilitato l’esercito e che hanno richiesto l’intervento di mezzi aerei superiore al doppio di quelli a disposizione del Meccanismo Europeo di Protezione Civile. Elias Bendodo, vicesegretario del Pp, ha definito Barcones “una piromane“. Polemiche anche sul fronte dei fondi europei: Dolors Montserrat, segretaria del Partito popolare europeo, ha accusato il governo Sánchez di non aver investito gran parte dei quasi 400 milioni di euro del Next Generation EU per la gestione forestale. Il Ministero della Transizione ecologica (guidato attualmete da Sara Aagesen) ha però replicato assicurando di aver trasferito 253 milioni a tutte le Regioni per investimenti in prevenzione e ammodernamento delle basi e dei mezzi delle Brigate forestali.

Il mese di agosto 2025, oltre che per gli incendi devastanti e fuori controllo, sarà ricordato a lungo in Spagna anche per l’ondata di calore più intensa mai registrata con strumenti moderni. Per 16 giorni, tra il 3 e il 18 agosto, è stato superato il record di luglio 2022, con una temperatura media superiore di 4,6°C rispetto a tutti gli eventi precedenti. Secondo l’Agenzia meteorologica nazionale spagnola (Aemet), i dieci giorni compresi tra l’8 e il 17 agosto sono stati i più caldi mai osservati dal 1950 a oggi. Un fenomeno che non solo ha contribuito a rinvigorire gli incendi, ma che come ogni anno provoca morti premature. Secondo l’Istituto di Salute Carlos III, si stimano nel solo mese di agosto e nella sola Spagna oltre 1.100 decessi per le alte temperature. Dal 1975 a oggi, in Spagna sono state registrate 77 diverse ondate di calore (di cui sei con valori superiori di almeno 4°C rispetto alla media e cinque negli ultimi sei anni). “Le estati attuali sono più calde di quelle degli scorsi decenni, questo è un fatto scientifico” – spiega l’Aemet – “Non necessariamente ogni estate sarà più calda della precedente, ma la tendenza è chiaramente verso estati molto più estreme. La chiave è adattarsi e contrastare il cambiamento climatico“.

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