Consegne più "sostenibili" per il brand del fast fashion Shein con l'accordo firmato con Lufthansa Group. Un'altra operazione di greenwashing per la piattaforma cinese di abbigliamento.

Shein e Lufthansa Cargo, accordo per consegne più sostenibili o solo greenwashing?

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Consegne più “sostenibili” per il brand del fast fashion Shein con l’accordo firmato con Lufthansa Group. Un’altra operazione di greenwashing per la piattaforma cinese di abbigliamento.

Lufthansa Cargo, leader europeo nel trasporto merci aereo, si impegna a garantire le consegne internazionali degli articoli di ultra fast fashion di Shein, utilizzando progressivamente carburante per l’aviazione sostenibile. Nei prossimi sei mesi, i due partner dovranno definire e implementare azioni concrete. Le consegne del colosso cinese del fast fashion saranno così più sostenibili?

Shein, insieme a Temu, sta intasando il settore globale del trasporto aereo di merci: i due colossi cinesi sono sempre più in competizione per garantire rapidità nelle consegne ai propri consumatori, e inviano quasi 600.000 pacchi negli Stati Uniti ogni giorno.

Sarà questa la soluzione o solo un altro tentativo di greenwashing da parte di Shein?

È di qualche settimana fa la notizia della multa dall’Italia di un milione di euro “per pubblicità green ingannevole e omissiva”. Secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm), la piattaforma e-commerce cinese ha utilizzato una strategia di comunicazione ingannevole riguardo all’impatto ambientale di alcune sue linee di abbigliamento, con claim ambientali nelle sezioni #Sheintheknow, “evoluShein” e “Responsabilità sociale”, in alcuni casi vaghi, generici e/o eccessivamente enfatici, in altri casi omissivi e ingannevoli.

“Gli annunci da parte di Shein di voler ridurre del 25% le emissioni di gas serra entro il 2030 e di azzerarle entro il 2050 sono presentati, nella sezione relativa alla ‘Responsabilità sociale’, in maniera generica e vaga, risultando addirittura contraddetti dall’incremento delle emissioni di gas serra dell’attività di Shein per gli anni 2023 e 2024″, si legge in una nota dell’Antitrust.

Una vera e propria operazione di greenwashing, una strategia per distogliere l’attenzione dal suo modello di business insostenibile, per i suoi costi sociali e per la sua filiera produttiva che ci restituisce prodotti a prezzi davvero irrisori e dal massiccio uso di sostanze chimiche, come riportato in uninchiesta di Greenpeace.

Anche la Francia, che ha approvato una legge che prevede multe nei confronti dei rivenditori di capi fast fashion, ha sanzionato Shein con una multa da 40 milioni di euro sempre per impiego di pratiche commerciali ingannevoli.

Le critiche più aspre verso la partnership con Lufthansa arrivano proprio dalla Federazione Francese del Prêt-à-porter femminile, che ha sottolineato l’incoerenza e la cattiva fede della mossa. “Assistiamo al peggio dell’ipocrisia: in che modo trasportare prodotti in poliestere e usa e getta con un cherosene a minore impatto di Co₂ li renderebbe più ecologici?”, ha dichiarato Yann Rivoallan. “Questa multinazionale è allettata dai voli in costante crescita degli attori dell’ultra fast fashion e, per lavarsi la coscienza o rientrare in determinati standard, osa utilizzare l’arma del greenwashing. Non lasciamoci ingannare da queste azioni”.

E ancora: “Non lasciamoci ingannare da queste azioni. L’unico modo per tornare a una moda ecologica, con prodotti di qualità, è bloccare Shein. È così che proteggiamo i consumatori e i posti di lavoro europei.”

Non solo greenwashing, altri motivi per cui non dovresti acquistare su Shein

Non è di certo la prima volta che il colosso cinese del fast fashion Shein finisce sotto i riflettori. Un nuovo test della rivista tedesca dei consumatori Oko-Test ha rivelato la presenza di sostanze pericolose come piombo, cadmio e ftalati, vietati in diversi capi di abbigliamento, anche per bambini.

Inoltre, Shein è più volte finita al centro di inchieste sulle condizioni dei lavoratori, pagati pochissimo e costretti a turni di lavoro sfiancanti.

L’organizzazione svizzera Public Eye la scorsa estate ha intervistato tredici dipendenti di sei fabbriche che riforniscono Shein per verificare cosa fosse cambiato rispetto alla precedente indagine del 2021. Il risultato? Ci sono ancora operai che cuciono vestiti anche per più di dodici ore al giorno, per sei o sette giorni a settimana, e solo un giorno libero al mese.

Il brand ha pubblicato recentemente il suo rapporto sulla sostenibilità e sull’impatto sociale, dichiarando di aver riscontrato due casi di lavoro minorile nella sua catena di fornitori nel 2023.

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