Siti sessisti, è un 45enne di Pompei il gestore del sito Phica

Siti sessisti, è un 45enne di Pompei il gestore del sito Phica

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Si chiama Vittorio Vitiello, il 45enne nato a Pompei ma residente a Firenze che è accusato di gestire il sito Phica.eu. La piattaforma, adesso chiusa, da 20 anni consentiva la pubblicazione di commenti sessisti alle immagini di donne quasi sempre inconsapevoli del fatto che le loro foto, prese dai social o rubate, fossero finite sul sito.

L’uomo potrebbe dovere rispondere delle accuse di revenge porn, diffamazione aggravata e divulgazione di immagini a contenuto sessuale. Sebbene il sito sia estero, la nazionalità italiana del suo gestore basta per renderlo imputabile.

A queste ipotesi di reato si aggiunge anche quella di estorsione, infatti, almeno una donna ha denunciato a Repubblica di avere ricevuto richieste di denaro, mille euro al mese, dagli amministratori del sito in cambio della rimozione di immagini che la ritraevano finite sul sito. Altri uomini hanno dichiarato di avere ricevuto richieste di denaro per potere cancellare la loro iscrizione al sito o loro post creati in precedenza. L’accusa per Vitiello è di essere dietro gli pseudonimi “Bossmiao” e “Phicamaster” con i quali venivano chieste somme di denaro sia alle donne che chiedevano che le proprie foto rubate e postate sulla piattaforma fossero cancellate che agli uomini che volevano cancellarsi dal sito ed eliminare i propri commenti. Secondo quanto riportato da Domani, l’uomo è già stato ascoltato a Firenze. Vitiello ha negato di avere mai fatto delle estorsioni.

Verranno identificati anche i fruitori del sito, la polizia postale sta identificando le persone che hanno postato le foto e quelle che hanno dato vita a insulti, commenti sessisti e in alcuni casi istigazioni all’odio nei confronti delle donne ritratte.

Intanto la Commissione parlamentare sui femminicidi vuole chiudere entro il 2025 l’inchiesta sui siti sessisti. Martina Semenzato presidente della Commissione ha dichiarato di volere sentire, a partire dal prossimo 9 settembre, la polizia postale, in primis, e poi tutti gli altri soggetti coinvolti, per potere agire contemporaneamente rispetto all’inchiesta e dare un contributo ai risultati di quest’ultima.

Uno degli aspetti più problematici è che non esistono sanzioni per la modifica di foto che spesso vengono ritoccate incollando la faccia di una donna sul corpo nudo di un’altra, sottolinea la presidente: “Dobbiamo fare una riflessione sulle maglie troppo larghe della policy di controllo sui social, dove sono evidenti gli ammiccamenti a pornografia e prostituzione, non sono celati”, ha dichiarato Semenzato.

Da “mia moglie” a Phica.eu

A poche ore dalla chiusura del gruppo Facebook “mia moglie”, in cui venivano date in pasto al web le foto rubate alle proprie compagne o provenienti dai social di donne sconosciute, l’attenzione si era spostata su un altro sito su cui la polizia postale ha aperto un’indagine.

Phica è stato creato nel 2005 e nella sua “sezione vip” ospitava foto di Chiara Ferragni, Paola Cortellesi , tante attrici e giornaliste. Ma l’archivio di foto creato in 20 anni di esistenza è impressionante.

Non solo mogli, fidanzate e donne sconosciute, a finire su pagine Facebook e siti creati da uomini per commentare “cosa farebbero” alle donne ritratte inconsapevolmente in foto, c’è anche la categoria delle “donne in politica”.

Giorgia Meloni, Elly Schlein, Maria Elena Boschi, Chiara Appendino, Alessandra Moretti, Mara Carfagna, l’oggettificazione sessuale delle donne non conosce colore politico. Su Phica.eu le foto delle politiche venivano spesso ritoccate per renderle “erotiche” e poter scatenare la fantasia dei partecipanti a questi forum. Uomini che postano e commentano i corpi di donne per impressionare altri uomini che ricambiano il favore postando nuovi corpi di donne, in un girone dantesco della miseria umana.

Le proposte della politica

Si sommano in Parlamento le proposte per porre un freno al fenomeno della condivisione di foto rubate di donne ignare sul web a scopi denigratori e sessisti. La ministra  alla Famiglia e Pari Opportunità Roccella annuncia: “Presto misure governative”.

A poche ore dalla chiusura dell’ultimo, solo in ordine di tempo, sito nato per condividere foto di donne rubate dai profili o modificate al computer per renderle erotiche, complice il coinvolgimento di molte parlamentari di ogni partito politico, arrivano le prime proposte per arginare il fenomeno.

C’è chi propone di inasprire le pene per chi condivide foto rubate  sul web, una proposta che difficilmente sortirà qualche effetto visto che le pene previste sono già aspre e ciò appare non dissuadere gli uomini che godono dell’anonimato di fatto. La seconda proposta riguarda proprio l‘obbligo di identità digitale, questo renderebbe immediatamente identificabili gli autori dei commenti denigratori e dei post. Tra le proposte vi è anche la creazione di una procedura d’urgenza per rimuovere i contenuti rubati che ad oggi possono rimanere per anni sul web nonostante le richieste delle donne ritratte.

Meloni ha commentato la vicenda in un’intervista al Corriere della Sera: “Sono disgustata da ciò che è accaduto, e voglio rivolgere la mia solidarietà e vicinanza a tutte le donne che sono state offese, insultate, violate nell’intimità dai gestori di questo forum e dai suoi ‘utenti”.

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