"Fermiamo Big Tech", la ricerca di Amnesty contro lo strapotere di Google (Alphabet), Meta, Microsoft, Amazon ed Apple.

“Fermiamo Big Tech”, la ricerca di Amnesty contro lo strapotere di Google (Alphabet), Meta, Microsoft, Amazon ed Apple.

Tabella dei Contenuti

Si intitola Fermiamo Big Tech, la ricerca di Amnesty International che chiede ai governi di limitare il potere delle grandi aziende tecnologiche: Google (Alphabet), Meta, Microsoft, Amazon ed Apple.

Secondo Annesty l’assenza di meccanismi di controllo sull’enorme potere di cui godono queste aziende mette in pericolo il rispetto dei diritti umani. A essere minacciati sono il diritto alla privacy, quello alla non discriminazione, la libertà di opinione e l’accesso alle informazioni. Per rimanere in Italia, l’esempio dei siti sessisti recentemente emersi in cui migliaia di persone condividevano foto di donne senza il loro consenso, dà un’idea della necessità di controllare che i diritti siano rispettati in ogni contesto.

“Queste poche aziende si comportano come padroni di casa che determinano la le nostre interazioni online”, ha dichiarato Hannah Storey, consulente di Amnesty International su tecnologia e diritti umani.

Occuparsi di questa forma di dominio è fondamentale, non solo dal punto di vista dell’equità del mercato ma anche come urgente questione di diritti umani. Fermare queste oligarchie tecnologiche contribuirà a creare un ambiente online equo e corretto. Non farlo potrà avere gravi conseguenze offline, come le nostre ricerche sul ruolo di Facebook nella guerra del Tigrè in Etiopia e nella pulizia etnica dei rohingya in Myanmar hanno già dimostrato”, ha aggiunto Storey.

Il riferimento è alla mancata moderazione e cancellazione di contenuti che invitavano all’odio in Etiopia, cosa che ha di fatto agevolato il moltiplicarsi delle violenze nel conflitto nel nord del paese tra il 2020 e il 2022. Anche in Myanmar, l’accusa posta a Meta da attivisti per i diritti umani e società civile è che gli algoritmi pilotati capaci di modellare il contenuto proposto hanno portato a violazioni dei diritti umani attraverso la diffusione di contenuti che istigavano alla violenza. In situazioni di conflitto non bloccare post che accusano qualcuno di un reato e ne diffondono i dati sensibili ha l’effetto di mettere in pericolo queste persone. Anche in Polonia X ha contribuito a diffondere odio nei confronti della comunità Lgbt+:

Queste aziende hanno il potere di influenzare la narrazione pubblica e controllare il flusso di informazioni, poiché controllano i motori di ricerca, i social media e i negozi di app. È stato dimostrato che la rimozione di contenuti dai social può essere arbitraria, che gli algoritmi possono essere basati su pregiudizi e che le procedure di moderazione possono essere incoerenti finendo per violare i diritti di alcune categorie.

La ricerca si conclude con delle richieste agli stati. L’invito è a indagare sui danni causati dalle Big Tech, occuparsi del settore dell’intelligenza artificiale e dell’impatto di eventuali pratiche anti concorrenza e di chiudere le aziende i cui poteri monopolistici abbiano causato danni ai diritti umani.

Pubblicità
Articoli Correlati