"Aborto Senza Numeri", la mancanza di informazioni ostacola l'IVG in Italia

“Aborto Senza Numeri”, la mancanza di informazioni ostacola la 194 in Italia

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Finanziamenti a gruppi anti scelta, apertura di stanze per la vita, ascolto obbligatorio del battito fetale, mancanza di informazioni e di dati, passa anche da queste pratiche l’attacco all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), un diritto sempre più solo sulla carta per le donne italiane.

Sebbene la legge 194 del 1978 sancisca il diritto all’aborto, troppe donne non riescono ad esercitarlo per mancanza di chiarezza, qualità e tempestività delle informazioni.

L’associazione Medici del Mondo ha presentato alla Camera dei Deputati il suo ultimo Rapporto annuale sul tema: “Aborto senza numeri. L’assenza di dati come politica di deterrenza e causa di disuguaglianza”. Proprio la mancanza di informazioni rappresenta uno degli ostacoli principali all’aborto. Sebbene il ministero della salute sia obbligato a presentare ogni anno al Parlamento una relazione sull’attuazione della 194 e sull’accesso all’IVG, nel 2024 il report è stato presentato con un anno di ritardo e con dati riferiti al 2022, gli ultimi ufficiali a nostra disposizione. Alla base di questa situazione, secondo l’associazione, vi è una precisa volontà politica di ostacolare l’aborto svuotando la legge senza abolirla, ma rendendo di fatto questo diritto sempre meno praticabile.

“È un tema che richiede una lotta vera e propria -dichiara Elisa Visconti di Medici del Mondo-  nel senso che il diritto all’aborto è sotto attacco in Italia da tantissimi anni con una strategia nazionale di deterrenza multiforme che ha sotto di sé tante strategie di deterrenza che rendono l’accesso a questo diritto e a una prestazione sanitaria che è inclusa nei livelli essenziali di assistenza praticamente impossibile per le persone che richiedono un aborto.”

“Il primo grande tema – secondo Gilda Sportiello, deputata del Movimento 5 Stelle-  è proprio la mancanza di dati. Per legge ogni anno bisognerebbe avere, il governo dovrebbe dare a tutti per chi lo prevede la legge e per chi ha un nostro diritto, una relazione sull’attuazione della legge 194, una relazione che per la prima volta dall’approvazione della legge a più di 47 anni ha tardato l’anno scorso ad essere pubblicata per un periodo così lungo che non era mai successo, nonostante i dati fossero già stati pubblicati dall’Istat e fossero quindi disponibili.

Non solo, -continua Gilda Sportiello- ma siamo ancora in attesa di questa relazione quest’anno e ricordo che l’ultima che
abbiamo a disposizione parla dei dati del 2022. Non c’è una mappatura chiara e aggiornata su quelli che sono i servizi di IBG sul territorio, non sono state ancora recepite da tutte le regioni le linee ministeriali del 2020 nonostante siano passati ben 5 anni, quindi è chiaro che c’è una volontà politica che non conforta.”

L’associazione Medici del Mondo ricorda che l’aborto non sicuro è una delle principali cause di mortalità materna a livello globale. “Su circa 121 milioni di gravidanze indesiderate che si verificano ogni anno nel mondo il 61% si conclude con un aborto. Di questi, il 45% avviene in condizioni non sicure a causa dell’accesso limitato a servizi adeguati.

l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima oltre 39 mila decessi e più di 7 milioni di ricoveri ospedalieri ogni anno a causa delle complicazioni di aborti non sicuri. Inoltre, le difficoltà e le barriere nell’accesso all’aborto e la negazione di questo diritto fondamentale hanno importanti ripercussioni sulla salute mentale:

lo studio Turnaway, un’analisi sull’aborto condotta da Advancing New Standards in Reproductive Health (ANSIRH) presso l’Università della California, San Francisco, ha dimostrato come le persone che incontrano barriere (di qualsiasi tipo), che ritardino o rendano più difficoltoso l’accesso alla Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG), presentano maggiormente sintomi di stress, ansia e depressione. Anche lo stigma a cui vanno incontro le persone da parte della propria rete sociale e all’interno delle strutture sanitarie può avere un forte impatto sulla salute mentale, con probabilità più elevate di sviluppare un disagio psicologico negli anni successivi all’aborto.”

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