"The True Cost”, dalle passerelle più importanti ai sobborghi più disagiati, da dove arrivano i nostri vestiti? Una nuova rubrica sui canali di TeleAmbiente dedicata ai documentari su moda, inquinamento e fast fashion.

Moda, dalle passerelle più scintillanti ai sobborghi più bui. Il documentario “The True Cost”

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“The True Cost”, dalle passerelle più importanti ai sobborghi più disagiati, da dove arrivano i nostri vestiti? Una nuova rubrica sui canali di TeleAmbiente dedicata ai documentari su moda, inquinamento e fast fashion.

Nessuno, dopo una tragedia che si poteva evitare, costata la vita ad oltre 1100 persone, poteva far finta di non sapere cosa ci può essere dietro un abito, che sia da pochi soldi o che sia di alta moda. Partendo dal tragico crollo del Rana Plaza in Bangladesh nel 2013, un palazzo che ospitava 5 fabbriche tessili, che il documentario “The True Cost, diretto da Andrew Morgan, discute dei vari aspetti dell’industria dell’abbigliamento. Dalla produzione, alle condizioni dei lavoratori a basso reddito nei paesi in via di sviluppo, dall’inquinamento dei fiumi e del suolo, alle malattie e la morte causate dai pesticidi: l’industria del fashion è analizzata in ogni suo aspetto, è tutto questo veniva raccontato già nel 2015, data di uscita del documentario, quindi, più di dieci anni fa.

Nei decenni il costo degli abiti è diminuito, mentre i costi umani e ambientali sono aumentati drasticamente. Filmato in molti paesi “The True Cost”, alterna le immagini delle passerelle più importanti con quelle dei sobborghi più disagiati, dove la moda, spesso fast fashion, viene realizzata.

Questo documentario, uscito pochi anni dopo i fatti di Rana Plaza, è uno dei primi resoconti puntuali dei danni che il capitalismo e l’industria tessile per come è oggi stanno facendo al mondo, e accompagna gli spettatori nei luoghi che i nostri vestiti toccano prima di raggiungere il nostro armadio, dai flash dei fotografi durante le fashion week in giro per il mondo, all’arrivo nei grandi magazzini, ma anche nelle fabbriche dove le condizioni di lavoro sono disumane.

Un altro documentario che svela qual è il vero costo degli abiti che indossiamo, in termini umani, sociali, di condizioni di lavoro, di salute per le persone e per l’ambiente.

Come mai i capi che indossiamo sono così economici? Chi ne paga il reale prezzo? “Made in Bangladesh”, il documetario che racconta la storia dei bambini operai del fat fashion.

 

Che impatto ha la produzione dei jeans sull’ambiente? Il lato oscuro del denim svelato da “River Blue”.

 

QUI altri 5 documentari per scoprire cosa si nasconde dietro la moda usa e getta

 

Cosa si nasconde dietro l’industria del fast fashion

La fast fashion è un modello di business nato negli anni ’80 che letteralmente significa “moda veloce“. Le aziende hanno iniziato a produrre un numero sempre maggiore di collezioni con l’obiettivo di realizzare prodotti di tendenza e di renderli disponibili al consumatore nel minor tempo possibile e minimizzando i costi.

Il basso costo del prodotto spinge il consumatore ad acquisiti sempre più frequenti, senza pensare a ciò di cui ha realmente bisogno. Si innesca così un circolo vizioso, alimentato soprattutto dallo shopping online e dalla possibilità di resi, attività da fare con un semplice click.

Ci si è resi conto della pericolosità di questo modello di business e di chi paga realmente il basso prezzo della fast fashion subito dopo la tragedia di Rana Plaza, a Dacca, Bangladesh, con il crollo di una palazzina di otto piani dove erano collocate 5 diverse fabbriche tessili di abbigliamento per marchi internazionali. Nel crollo dell’edificio morirono 1.129 persone e ne rimasero ferite più di 2.500.

Un giorno prima erano apparse crepe strutturali nell’edificio, perciò le banche e i negozi dei piani inferiori chiusero immediatamente, mentre ai piani alti la produzione continuò perché gli operai, privi di un sindacato e col rischio di perdere un mese di salario, furono costretti a presentarsi al lavoro.
Alle nove meno un quarto del mattino il palazzo crollò.

Gli operai e le operaie che persero la vita lavoravano per il sistema globale della fast fashion. Il basso costo di un capo di abbigliamento nasconde sempre un alto costo sociale e ambientale che deriva da scelte poco sostenibili, come quella di appaltare la manodopera solo ad aziende in Paesi in via di sviluppo dove non vengono riconosciuti i diritti minimi dei lavoratori né esistono norme che disciplinino la tutela dell’ambiente da parte delle industrie.

Cosa significa davvero sostenibilità della moda e perché è così difficile da realizzarsi? Quando scegliamo un capo di abbigliamento ci domandiamo “chi ha realizzato i miei vestiti?”

Ne abbiamo parlato con Matteo Ward, cofondatore di WRÅD, attivista e imprenditore che si batte per rendere sostenibile il settore della moda e far conoscere il costo sociale e ambientale dell’industria del fast fashion in tutto il mondo.

Matteo ci ha raccontato quando ha deciso di occuparsi di moda sostenibile e cosa l’ha portato a cambiare il suo stile di vita e il suo lavoro.

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