Sant'Antonio Abate, a Roma la benedizione degli animali

Sant’Antonio Abate, a Roma la benedizione degli animali

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Il 17 gennaio 2026, in Piazza San Pietro, a Roma, la tradizionale benedizione degli animali. Prandini (Coldiretti): “Gli allevatori sono sentinelle del territorio”.

Asini, cavalli, conigli, capre, pecore, mucche e polli. In occasione della tradizionale benedizione degli animali in Piazza San Pietro, a Roma, il 17 gennaio 2026, Festa di Sant’Antonio Abate, Coldiretti, assieme all’Associazione Italiana Allevatori (AIA), ricorda l’importanza degli allevamenti italiani considerati un patrimonio economico e naturalistico da proteggere, tutelare e valorizzare. Nel corso dell’evento, diversi i cesti donati con i prodotti delle campagne e delle stalle. Una vera e propria Fattoria Italia che garantisce il giusto reddito agli allevatori dello Stivale.

Una giornata per ricordare il ruolo strategico dei fattori non solo per la produzione di cibo, ma anche per il compito di sentinelle del territorio, dalle aree interne alle aree rurali, dalle aree montane alle aree di pianura. Senza zootecnia, oggi il nostro Paese perderebbe gran parte della sua biodiversità“, dichiara il Presidente di Coldiretti, Ettore Prandini.

A detta dell’Associazione di rappresentanza e assistenza dell’agricoltura italiana, però, troppe le minacce, soprattutto in questo periodo storico, agli allevamenti: dai cambiamenti climatici alla proliferazione della fauna selvatica, fino all’arrivo dei cibi sintetici. Fondamentale, dunque, supportare la filiera zootecnica che, oltre a valere 55 miliardi di euro dal campo alla tavola, assicura 800.000 posti di lavoro. Sempre più i giovani, tra l’altro, impegnati in uno dei settori strategici del Made in Italy.

La Festa di Sant’Antonio Abate rappresenta una giornata importante per i nostri animali. La stessa importanza che hanno avuto, tra l’altro, nella mia vita. Sì, perché, dopo avere lasciato l’insegnamento della fisarmonica come docente al liceo musicale, ho ripreso in mano l’azienda di mio nonno. Qui, oggi, ho circa cento capi di bestiame”, afferma l’allevatore di Coldiretti Giovani Lazio, Francesco Bracci.

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