Uccisione dell'orsa Amarena, stop (per ora) al processo. Ecco perché

Uccisione dell’orsa Amarena, stop (per ora) al processo. Ecco perché

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A causa di un problema burocratico-procedurale, stop, per ora, al processo per la morte dell’orsa Amarena. WWF Italia: “I crimini contro gli animali selvatici continuano a scontare gravi criticità in termini di certezza della pena”. 

Tutto da rifare. A causa di un problema burocratico-procedurale, il processo per la morte dell’orsa Amarena uccisa a San Benedetto dei Marsi, in provincia de L’Aquila, in Abruzzo, il 31 agosto 2023, dovrà ricominciare da capo. Ad annunciarlo è il WWF Italia già costituitosi “parte civile” dopo lo stop al procedimento penale a carico del 58enne Andrea Leombruni accusato di avere ammazzato il plantigrado con crudeltà.

Al momento del delitto, secondo la ricostruzione dell’Autorità Giudiziaria, l’orsa Amarena, mamma di due cuccioli ben inseriti nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, sarebbe stata innocua. Per renderle giustizia, però, gli ambientalisti dovranno attendere ancora, dunque, con il rischio di prescrizione del reato all’orizzonte. Sì, perché ora la giudice del Tribunale di L’Aquila, Francesca D’Orazio, dopo avere annullato gli atti esaminati in precedenza, chiede alle “parti civili” di ripresentare l’istanza di ammissione al processo. Soltanto così, al netto di ulteriori intoppi, l’Autorità Giudiziaria entrerà nel merito del fatto.

I crimini contro gli animali selvatici continuano a scontare gravi criticità in termini di certezza della pena”, commenta il WWF Italia.

Dello stesso parere l’Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA): “L’orsa Amarena merita giustizia”.

Lapidaria la deputata di Noi Moderati e Presidente della Lega Italiana Protezione Animali e Ambiente (LEIDAA), Michela Vittoria Brambilla: “Abbiamo atteso anche troppo. Il dibattimento abbia inizio quanto prima”.

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