Nel complesso, migliora la situazione relativa all’inquinamento atmosferico in tutta Italia. Per la qualità dell’aria, però, restano alcune criticità a livello locale, soprattutto per quanto riguarda alcuni inquinanti in particolare. Ecco i dati raccolti e presentati dal Sistema Nazionale di Protezione Ambientale, che raccoglie l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e le varie Agenzie Regionali di Protezione Ambientale (Arpa).
Qualità dell’aria in Italia, presentati i dati 2025 da parte del Sistema Nazionale di Protezionale Ambientale (Snpa) che raccoglie l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e le varie Agenzie Regionali di Protezione Ambientale (Arpa). Il valore limite annuale di PM10, pari a 40 μg/m³- microgrammi per metro cubo, risulta rispettato in tutte le Regioni, così come, nel 92% delle stazioni presenti su tutto il territorio nazionale, quello limite giornaliero, pari a 50 μg/m³. Restano però alcune criticità, più o meno note, a livello locale: dalla Pianura padana all’agglomerato di Napoli e Caserta, passando per la Valle del Sacco, in provincia di Frosinone, e in misura minore a Palermo e nella pianura di Venafro, in provincia di Isernia.
La qualità dell’#aria in Italia nel 2025: il punto della situazione sui principali inquinanti e le sfide a breve e lungo termine https://t.co/mWHcA018Ij#smog #inquinamentoatmosferico pic.twitter.com/lSi88kCbFj
— SNPA (@SNPAmbiente) April 15, 2026
Si conferma invece il trend generale dello scorso decennio: dal 2015 al 2019 c’era stata una importante decrescita, con i valori che si sono poi stabilizzati nel quinquennio successivo. Nei casi di superamento dei valori limite, tuttavia, vanno considerati fattori come i periodi di stagnazione atmosferica invernali, che nel 2025 sono stati più frequenti e intensi, o fenomeni naturali come gli eventi di intrusione al suolo di polveri provenienti dalle aree desertiche del Nord Africa, del Medio Oriente e della depressione caspica.
Va meglio invece per quanto riguarda il valore limite anuale del PM2,5, pari a 25 μg/m³, rispettato in quasi tutta Italia, e con i valori medi che nel 2025 si sono ridotti di circa il 14% rispetto al decennio precedente. Ancora meglio, il valore limite annuale del biossido di azoto, rispettato nel 99% delle stazioni di monitoraggio, ad eccezione di quelle situate nei pressi di importanti arterie stradali in grandi centri urbani come Milano, Genova, Napoli, Catania e Palermo. Il valore limite orario è invece rispettato ovunque.
Se in generale la qualità dell’aria, nel 2025, è migliorata in tutta Italia, c’è però il dato negativo relativo ai livelli di concentrazione di ozono, che solo nel 9% delle stazioni hanno rispettato gli obiettivi a lungo termine previsti dalla legge. I valori sono particolarmente elevati soprattutto nella stagione estiva, anche a causa delle ondate di calore e dell’assenza di precipitazioni.
I dati relativi allo scorso anno sono nel complesso buoni, ma la nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria, entrata in vigore nel dicembre 2024 e che dovrà essere recepita dall’Italia entro la fine di quest’anno, fissa limiti più stringenti e rende quindi necessarie strategie aggiuntive più efficaci per ridurre l’inquinamento atmosferico. L’impegno, che ha portato ad un significativo miglioramento della qualità dell’aria in quelle aree coinvolte nelle procedure di infrazione a livello europeo (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia per il PM10; Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia per il biossido di azoto), deve quindi proseguire.
“I dati che oggi leggiamo sono il frutto del lavoro certosino e costante di tutti gli operatori sul nostro territorio nazionale. Sono dati di tendenze fatte negli anni e quindi con serie di dati storici, perché le tendenze non possono essere fatte con serie di dati isolati” – il punto di Anna Lutman, vicepresidente del Sistema Nazionale di Protezionale Ambientale (SNPA) e direttore generale di Arpa Friuli-Venezia Giulia – “I dati sono omogenei, perché confrontabili grazie a tutto un lavoro che facciamo con il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente. Quindi dati robusti, solidi e utilizzabili dai decisori“.
“Dietro ogni dato sulla qualità dell’aria c’è qualcosa di molto concreto: la salute delle persone, la vivibilità delle nostre città, il futuro dei nostri territori. I risultati che emergono da questo rapporto ci consegnano un messaggio chiaro: stiamo andando nella direzione giusta, ma dobbiamo farlo velocemente” – ha spiegato Alessandra Gallone, presidente dell’Istituto Superiore di Protezione e Ricerca Ambientale (ISPRA) e del Sistema Nazionale di Protezione Ambientale (SNPA) – “Abbiamo dimostrato che migliorare è possibile. Ora dobbiamo dimostrare che possiamo fare di più. La nuova Direttiva europea ci pone obiettivi ambiziosi entro il 2030: non sono solo vincoli, ma un’opportunità per innovare, per rendere più sostenibili i nostri modelli di sviluppo, per costruire un futuro più sano e più giusto. Come SNPA, continueremo a mettere a disposizione del Paese il valore più importante che abbiamo: la credibilità scientifica, la qualità dei dati e la capacità di leggere i fenomeni per accompagnare le decisioni. Perché proteggere l’ambiente significa, prima di tutto, prendersi cura delle persone. E questa è una responsabilità che ci unisce tutti“.


