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Termovalorizzatore, dal TAR ok ai lavori ma c’è il rebus dell’acquedotto romano

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Nessuna sospensiva ai lavori: lo ha deciso il TAR, che ha respinto la richiesta avanzata dall’Unione dei Comitati contro l’inceneritore. In parte del sito i cantieri potrebbero però fermarsi, dal momento che dagli scavi sono emersi i resti di una strada e di un acquedotto di epoca romana. Si attende la decisione della Soprintendenza.

Nessuna sospensiva per i lavori di realizzazione del futuro termovalorizzatore di Roma. Lo ha deciso il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio che ha respinto la richiesta dell’Unione dei Comitati contro l’Inceneritore, i quali avevano chiesto l’intervento dei giudici amministrativi in merito al Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR) e alle successive ordinanze commissariali.

A Santa Palomba, ai confini più estremi del Comune di Roma e a ridosso di Albano Laziale, Ardea e Pomezia, da metà maggio sono partiti i cantieri per realizzare il Parco delle Risorse Circolari, nome beffardo del sito che ospiterà anche l’impianto in grado di bruciare rifiuti indifferenziati generando energia. Per il TAR non è necessario fermare i lavori, ma altre questioni riguardanti gli impatti ambientali, urbanistici e paesaggistici saranno affrontate in altre sedi giudiziarie.

C’è poi un altro aspetto su cui, negli scorsi giorni, l’Unione dei Comitati contrari al progetto aveva insistito: i ritrovamenti di diversi reperti architettonici, di epoca romana, per cui si attende una valutazione da parte della Soprintendenza archeologica. Già nei primi giorni dei cantieri, infatti, era emerso un basolato di un’antica strada, un ritrovamento che secondo gli attivisti e gli ambientalisti locali sarebbe stato occultato per consentire la prosecuzione degli scavi e dei lavori. La prima richiesta alla Soprintendenza era stata inviata lo scorso 13 giugno, ma nelle settimane successive sarebbero emerse novità ancora più clamorose.

Nel corso degli scavi più recenti, infatti, sarebbe stata identificata la sezione di un acquedotto di epoca romana, descritta come una galleria scavata a mano, con sezione semirettangolare e volta a botte. C’è quindi la concreta possibilità che in buona parte del sito scelto per realizzare il termovalorizzatore e le relative pertinenze i lavori possano essere bloccati dalla Soprintendenza. L’area in questione si trova proprio nei pressi del Fosso della Cancelliera e i Comitati contrari al progetto chiedono non solo lo stop dei lavori, ma anche l’istituzione di un Parco Archeologico. Non solo, quindi, criticità ambientali e paesaggistiche, ma anche per quanto riguarda il patrimonio storico, architettonico e archeologico tra quelle denunciate dai tanti cittadini e attivisti dei Castelli Romani contrari al progetto.

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