Non ci sono solo eventi meteo sempre più estremi tra le conseguenze della crisi del clima. In modo indiretto, il cambiamento climatico aggrava ulteriormente le disuguaglianze sociali, imponendo in primis alla politica riflessioni necessarie su come tutelare la salute, il lavoro, i diritti e l’accesso all’energia. Per questo, la senatrice Aurora Floridia (AVS) ha organizzato un convegno tutto al femminile in cui sono stati affrontati diversi aspetti dello stesso tema.
La crisi del clima continua a colpire sempre duramente l’Italia e tutto il bacino del Mediterraneo, un vero e proprio hotspot climatico. Ondate di calore sempre più frequenti e intense, intervallate da eventi meteo sempre più estremi, hanno contraddistinto questa estate, non solo in Italia, ma anche nel resto d’Europa, a latitudini dove per la prima volta nella storia le temperature hanno raggiunto e superato i 40°C. Le migliaia di morti per il caldo in tutta Europa, solo negli ultimi mesi, dimostrano che affrontare il cambiamento climatico è anche una questione di salute pubblica, ed è per questo che Aurora Floridia, senatrice di Alleanza Verdi e Sinistra, ha organizzato una conferenza stampa sul tema.
“Ci troviamo alla terza ondata di calore estiva in Italia e la quarta è già in arrivo. Queste ondate di calore sono sempre più lunghe, più intense e più violente, causando non solo danni alla salute, ma hanno anche pesanti ricadute sull’economia, sul turismo, sugli allevatori. È arrivato il momento di approcciarsi anche in un’ottica nuova, che sia interministeriale. Quindi non a compartimenti stagni, ma con delle politiche che siano integrate e che sono urgenti. Non possiamo pensare di procrastinare tutta una serie di criticità che vediamo in Italia” – ha spiegato Aurora Floridia, senatrice di Alleanza Verdi e Sinistra – “Penso ad esempio all’energia nucleare, stiamo votando adesso la delega al governo sapendo che si parla di una tecnologia che sarà matura forse tra 20-30 anni. Siamo sul ‘frustrato andante’, nel senso che il governo non ha posto in cima alle priorità del suo mandato la necessità di affrontare la triplice crisi planetaria. Gli effetti li vediamo oggi, molto chiari e pesanti, sulla salute delle cittadine e dei cittadini. Serve quindi un nuovo approccio anche per il Sistema sanitario nazionale, che deve rispondere ora alle sfide del presente anche in un’ottica di One Health, collegando il tema ambientale al tema della salute“.
Una delle conseguenze del cambiamento climatico, ancora non sufficientemente considerata, è senza dubbio l’impatto che le ondate di calore possono avere sui lavoratori. Non tutti sono esposti allo stesso modo agli effetti più drammatici della crisi del clima e la politica non è sufficientemente reattiva di fronte alle nuove emergenze, come spiega Susanna Camusso, senatrice del Partito democratico e già segretaria generale della CGIL.
“Che ci siano lavoratori particolarmente esposti e fragili, non lo scopriamo adesso con il cambiamento climatico, lo abbiamo già visto nel periodo Covid e non a caso ci fu tutta una normativa apposita perché gli organismi umani sono diversi tra loro e possono essere più o meno attaccabili dalle varie patologie. Ciò che sconvolge è che abbiamo quasi dimenticato tutto quello che facemmo in quella stagione, tanto che i lavoratori fragili sono scomparsi dal dibattito politico anche rispetto a soluzioni che non erano di congedo ma riguardavano l’accesso allo smart working o forme di orari possibili” – il punto di Susanna Camusso, senatrice del Partito democratico – “Sul cambiamento climatico stiamo facendo la stessa cosa. Da un lato c’è il fronte negazionista, che ogni volta è pronto a ricordarci che abbiamo battuto un record di temperature ma che era già stato raggiunto chissà quando, ma siamo di fronte ad un anno molto difficile per la durata delle ondate di calore. E scopriamo che i lavoratori e le lavoratrici esposti sono molto più di quelli che ci si immaginasse, e non sono solo le persone fragili. Quello che sconvolge è che si continua con l’atteggiamento di aspettare che sorga un problema, poi si realizza che è sorto quel problema e poi si fanno dei provvedimenti che alla fine di luglio non sono ancora in vigore e quindi, ovviamente, vuol dire che le persone non sono state coperte. Ciò che diciamo ormai da qualche anno a questa maggioranza è che servono elementi stabili di tutela, che scattino non appena si determinano le condizioni climatiche che rendono difficile lavorare. Queste tutele devono essere graduate sia rispetto alle condizioni delle persone, sia rispetto alle condizioni di esposizione. Questo, sapendo che in un anno come questo anche chi apparentemente lavora in ambienti ventilati è stato sottoposto a ondate di calore molto forte. E basta pensare al numero di morti in più che si stanno registrando, questo è dovuto anche al fatto che una parte di queste persone è esposta al calore e contemporaneamente al lavoro”.
Gli effetti del cambiamento climatico possono anche aggravare le disuguaglianze nella popolazione, o crearne di nuove. Da un lato, ci sono i danni economici per cittadini e imprese costretti ad affrontare gli eventi meteo più estremi, decisamente più ingenti rispetto a quanto avrebbero richiesto azioni incisive di mitigazione e di prevenzione. Dall’altro, c’è il fenomeno della povertà energetica che colpisce sempre di più le fasce più vulnerabili della popolazione. Lo spiegano chiaramente Dolores Bevilacqua e Gabriella Di Girolamo, senatrici del Movimento 5 Stelle.
“Quanto costa ai cittadini e allo Stato il mancato intervento, la mancata visione e la mancata predisposizione di misure che possano invertire la rotta rispetto ai danni che arrivano dagli eventi climatici estremi? Di recente, in Sicilia abbiamo avuto l’episodio del ciclone Harry, che ha devastato soprattutto le coste orientali dell’Isola, con danni ingenti, famiglie che hanno perso i loro beni e le imprese che sono dovute ripartire da zero dopo anni di sacrifici. E abbiamo visto anche l’effetto di una beffa clamorosa, perché il governo ha fatto da scaricabarile di fronte alle responsabilità e allo stare accanto ai cittadini che subiscono i danni da questi eventi” – ha spiegato Dolores Bevilacqua, senatrice del Movimento 5 Stelle – “Alle imprese hanno imposto l’assicurazione per i danni catastrofali, ma in Sicilia abbiamo scoperto che i danni causati da acqua, vento e mareggiate, non sono coperti da questa assicurazione. Quindi le imprese hanno dovuto far fronte con i loro soldi alla sottoscrizione di queste polizze, nemmeno troppo a buon mercato, per poi scoprire che non avevano diritto all’indennizzo. Rischiando quindi di veder prolungarsi i tempi di risarcimento, ma soprattutto senza avere una risposta immediata e concreta da parte di nessuno. Mi sembra fuori da ogni logica“.
“Quando parliamo di povertà energetica, siamo abituati a pensare alla necessità di dover riscaldare il proprio ambiente abitativo durante il periodo dei freddi inverni. Oggi c’è una evoluzione di questo fenomeno, povertà energetica oggi significa anche non riuscire a raffrescare adeguatamente l’ambiente familiare nel momento in cui c’è un’ondata di calore” – il commento di Gabriella Di Girolamo, senatrice del Movimento 5 Stelle – “Parliamo di ambienti familiari che possono includere persone fragili, bambini ed anziani. E quindi questa evoluzione del fenomeno va assolutamente presa in considerazione“.
Sul fronte delle disuguaglianze, ce n’è una strutturale nella nostra società che rischia di aggravarsi anche a causa della crisi del clima: quella tra il genere maschile e quello femminile. Il divario dovuto alle differenze biologiche e a condizioni socio-economiche e politiche, con il cambiamento climatico, è destinato ad aggravarsi. A lanciare l’allarme è Chiara Cadeddu, professoressa associata alla Erasmus University di Rotterdam.
“Ci sono tre tematiche strettamente correlate. La crisi planetaria non riguarda solo la crisi climatica ma anche quella della biodiversità e quella dell’inquinamento. Queste tre crisi colpiscono in maniera differente i due generi. Il sesso femminile è naturalmente più colpito non solo per varie questioni biologiche, ma anche questioni sociali, socio-economiche e politiche” – il punto di Chiara Cadeddu, professoressa associata di Planetary Health presso la Erasmus University di Rotterdam – “Parlo di questo ma, in particolare, anche di come possiamo affrontare queste disuguaglianze che sono relative anche alla salute in generale e che la crisi planetaria, a cominciare da quella del clima, rende ancora più complesse. Un fattore si moltiplica insieme agli altri, non è semplicemente la somma dei singoli fattori“.
Tra le protagoniste della conferenza stampa sul cambiamento climatico in Senato, anche Sofia Pasotto, nota attivista per il clima e divulgatrice, da tempo impegnata a contrastare il negazionismo climatico, che però pervade sempre di più la società ma anche le istituzioni, ai livelli più alti.
“Il negazionismo climatico si combatte impuntandosi e soprattutto avendo i piedi per terra. Non possiamo avere delle istituzioni che negano così platealmente il cambiamento climatico mentre ci sono lavoratrici e lavoratori che muoiono letteralmente sotto il caldo. L’Unione europea, in queste settimane, ha purtroppo subito gravissimi danni non solo meteorologici, ma anche come vittime. È passato appena un mese dall’inizio dell’estate e siamo già alla terza ondata di calore” – ha spiegato Sofia Pasotto, attivista per il clima e divulgatrice – “C’è da dire che questo negazionismo, anche nelle istituzioni, è il riflesso di una società dove il 35% della popolazione è analfabeta funzionale, nel senso che non riesce a comprendere temi complessi o applicare capacità complesse nella propria vita quotidiana. La questione è tornare a istruirci, ad assaporare il gusto vero dell’informazione, non credere che tutto sia un complotto ma iniziare davvero ad ascoltare la scienza, quella vera, che non ha doppi fini se non quello di cercare di salvare il più possibile non solo l’umanità, ma anche le altre specie viventi e in generale l’ecosistema mondo. Quindi, sicuramente questo è un punto da cui partire: l’istruzione da un lato, dall’altro avere persone competenti nelle istituzioni a livello nazionale e soprattutto locale, amministrazioni lungimiranti che sappiano di cosa stiamo parlando quando diciamo adattamento e mitigazione, che sono le due parole magiche per andare a contrastare la crisi climatica“.
La mitigazione andrebbe affrontata a livello globale, ma dipende soprattutto dalla volontà politica che al momento appare limitata ad una Unione europea sempre più timida e meno ambiziosa. Quando a Sofia Pasotto chiediamo se forse è il caso di puntare maggiormente sull’adattamento climatico, le risponde così: “Assolutamente no, altrimenti diventeremmo Ignazio La Russa. Servono entrambi, moltissimi fondi sono stati investiti nella mitigazione e molti meno nell’adattamento. Non ne usciamo senza mitigare il cambiamento climatico, è vero che dobbiamo adattarci ai suoi effetti ma dobbiamo anche e soprattutto andare ad agire sulle cause profonde. Si può fare in tantissimi modi e io credo davvero che le comunità locali, quelle più piccole, possano essere il motore di un vero cambiamento“.


