Al via a Villa Adriana, a Tivoli, un progetto per valorizzare i quasi 3.000 alberi dell’uliveto tra custodia del paesaggio e sviluppo delle filiere locali.
Che sia su una fetta di pane tostato, nell’insalata di pomodori o su una pizza margherita appena sfornata, l’olio extravergine di oliva è uno dei simboli della cucina italiana. Un vero e proprio oro verde che, oltre a essere considerato un toccasana per i suoi grassi buoni, goccia dopo goccia custodisce una tradizione secolare. Tramandarla diventa, dunque, fondamentale.
Ed ecco perché l’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este dà il via a un progetto a Villa Adriana, a Tivoli, vicino a Roma, nel Lazio, per creare un legame indissolubile tra custodia del paesaggio e sviluppo delle filiere locali. Protagonisti dell’iniziativa basata su una prossima collaborazione tra pubblico e privato sono i quasi 3.000 alberi dell’uliveto del sito UNESCO.
“L’ulivo è uno degli emblemi di Villa Adriana. Molti dei quasi 3.000 alberi, diventando produttivi, possono raccontare la storia del complesso, attraverso la biodiversità. Creare attenzione sul nostro patrimonio verde è un modo per recuperare un rapporto con la natura non aggressivo, ma di simbiosi e di armonia”, dichiara a TeleAmbiente il direttore dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, Alberto Samonà.


