Salute, l’esposizione ai PFAS potrebbe ridurre le difese immunitarie

Salute, l’esposizione ai PFAS potrebbe ridurre le difese immunitarie

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L’esposizione ai PFAS potrebbe indebolire le nostre difese immunitarie contro i virus.

I PFAS, i cosiddetti inquinanti eterni, hanno effetti negativi sia sull’ambiente che sulla salute. È ormai risaputo che le sostanze perfluoroalchiliche – ampiamente utilizzate in vari settori industriali – si trovino praticamente ovunque e abbiano conseguenze sugli ecosistemi e sull’organismo umano. Sono interferenti endocrini e correlati al rischio di contratte alcune forme di cancro femminile (utero, ovaie, seno), tumori ai testicoli, ai reni, a danni alla fertilità, oltre che a favorire l’aumento dei livelli di colesterolo.

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato le sostanze come “cancerogene per l’uomo”, riferendosi in particolare ai PFOA. Ma gli effetti sull’uomo legati all’esposizione ai PFAS continuano ad aumentare, ricerca dopo ricerca.

Un nuovo studio guidato dall’Università dell’Accademia cinese delle scienze e pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) fa emergere un altro aspetto preoccupante per la salute pubblica legato agli inquinanti eterni.

L’esposizione ad alcune sostanze del gruppo dei PFAS, anche a dosi non considerate tossiche, potrebbe indobolire le nostre difese immunitarie contro le infezioni virali.

Attraverso l’impiego di analisi genomiche e molecolari, studi in provetta, su animali e su un campione di 1.179 partecipanti e dati clinici relativi a 111 soggetti infetti da virus, i ricercatori hanno scoperto che l’esposizione a dosi subtossiche di perfluoroottano sulfonato (PFOS) – una sostanza ampiamente utilizzata, ad esempio, per rendere i materiali idrorepellenti – sopprime la risposta immunitaria antivirale innata.

Lo studio ha rilevato che il PFAS si lega direttamente al fattore regolatore dell’interferone 3, inibendo la produzione di interferone di tipo I e facilitando la replicazione di virus sia a Dna che a Rna.

“Nel complesso – scrivono i ricercatori – i nostri risultati dimostrano che il PFOS agisce direttamente su IRF3 compromettendo l’immunità antivirale innata e aumentando così la suscettibilità dell’ospite all’infezione virale a livelli di esposizione ambientale”.

Non è il primo studio che associa queste sostanze ai rischi per il sistema immunitario. Uno studio del 2025 aveva infatti evidenziato come l’esposizione agli inquinanti eterni, già dalla gravidanza, poteva influire negativamente sullo sviluppo del sistema immunitario del bambino.

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