L’Antitrust ha concluso 5 provvedimenti istruttori nei confronti di altrettanti aziende alimentari che diffondevano informazioni fuorvianti circa l’origine del grano duro utilizzato nella produzione della loro pasta di semola di grano duro. Multata Lidl con una sanzione da un milione di euro.
“Il procedimento concerne i comportamenti posti in essere dal professionista, consistenti nella promozione e commercializzazione – nei punti vendita Lidl e mediante il sito internet www.lidl.it – scrive l’Antitrust – delle proprie linee di pasta di semola di grano duro a marchio “Italiano” e “Combino”, mediante confezioni che rappresentano in maniera ingannevole le caratteristiche di tale pasta, enfatizzando sulla parte frontale l’italianità del prodotto, in assenza di adeguate e contestuali indicazioni sull’origine anche estera del grano duro impiegato nella produzione della pasta”.
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Se da una parte l’Autorità ha accettato gli impegni di Divella, De Cecco, Cocco e Margherita Distribuzione (Passioni, Auchan), nei confronti di Lidl, invece, l’Antitrust ha irrogato una sanzione di 1 milione di euro dal momento che il marchio discount non ha presentato impegni nel corso del procedimento.
Per tutti i marchi, l’accusa mossa dall’Antitrust era sempre la stessa: sulle confezioni dei pacchetti di pasta c’erano immagini e informazioni tali da far credere che la materia prima fosse italiana salvo poi scoprire – grazie alle informazioni contenute sempre sulla confezioni ma in caratteri microscopici – l’origine da paesi esteri, europei e non.
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Gli impegni presentati da Auchan, Cocco, De Cecco e Divella e accolti dall’Autorità, invece, consistono in modifiche delle etichette e dei rispettivi siti così da garantire al consumatore una informazione completa, fin dal primo contatto, sull’origine (talvolta estera) del grano utilizzato nella produzione della pasta. Il nuovo set informativo permetterà così di evitare la possibile confusione tra provenienza della pasta e origine del grano.
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“Lidl ha utilizzato negli ultimi 30 mesi semola ottenuta da miscele di grani duri provenienti sia dai paesi Ue che non Ue, in cui quello italiano rappresentava in media una quota del 40%”, scrive l’Autorità. E ciò vale sia per Italiamo che per Combino. Quindi, quelle diciture Specialità italiana e Prodotto in Italia, sulle confezioni risultano ingannevoli”, scrive ancora l’Antitrust.


