L’Ispra ha calcolato un costo tra gli 80 e i 90 miliardi di euro per rispondere ai problemi legati alla cementificazione
La provincia italiana con il più alto livello di cementificazione è quella di Roma. Un problema che riguarda in generale tutt’Italia ma che nella Capitale sta diventando una vera emergenza. I dati sono stati riportati ieri durante la giornata mondiale del Consumo di Suolo istituita dalla Fao, Food and Agriculture Organization, con l’intento di sottolineare che nel mondo troppo terreno una volta disponibile per la coltivazione oggi si sta coprendo di cemento.
Did you know that yesterday was world soil day?
World soil day is run by the United Nations Food and Agriculture Organization (FAO). The event raises awareness of the importance of soil quality for human well-being, food security and ecosystems.
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— Skills for Energy (@EnergySkillsfor) December 6, 2021
Sebbene il Lazio non sia la regione con più consumo di suolo in Italia (il problema, a livello regionale, riguarda soprattutto Lombardia e Veneto), la città metropolitana di Roma vince la gara su scala provinciale. Su 139.500 ettari di territorio consumato nella regione, circa 70mila ettari sono quelli cementificati nella ex provincia di Roma. L’incremento nel lasso temporale 2019-2020 è stato di 271 ettari di nuovo suolo artificiale. Di questi ben 123 ettari riguardano il solo Comune di Roma Capitale. Dunque, circa la metà.
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Consumo del suolo in Italia, Ispra: “Spenderemo più di 80 miliardi di euro per rispondere ai problemi legati alla cementificazione”
The ground beneath our feet is more than just dirt. Soils are the foundation of our agrifood systems.
3 facts about soils that you might not know 👇#WorldSoilDay #FoodSystems
— FAO (@FAO) December 5, 2021
I dati relativi al resto del Paese non sono confortanti. Secondo un report firmato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, (Ispra), “il consumo di suolo in Italia continua a trasformare il territorio nazionale con velocità elevate. Nell’ultimo anno, le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 56,7 km2 , ovvero, in media, più di 15 ettari al giorno. Un incremento che rimane in linea con quelli rilevati nel recente passato, e fa perdere al nostro Paese quasi 2 metri quadrati di suolo ogni secondo, causando la perdita di aree naturali e agricole”.
Un consumo di suolo che ha un costo per i cittadini che l’Ispra ha calcolato tra gli 81 e i 99 miliardi di euro. “In pratica – scrive l’istituto di ricerca – la metà del Piano nazionale di ripresa e resilienza”. Spese che “l’Italia potrebbe essere costretta a sostenere a causa della perdita dei servizi ecosistemici dovuta al consumo di suolo tra il 2012 e il 2030. Se la velocità di copertura artificiale rimanesse quella di 2 mq al secondo registrata nel 2020 i danni costerebbero cari e non solo in termini economici. Dal 2012 ad oggi il suolo non ha potuto garantire la fornitura di 4 milioni e 155 mila quintali di prodotti agricoli, l’infiltrazione di oltre 360 milioni di metri cubi di acqua piovana (che ora scorrono in superficie aumentando la pericolosità idraulica dei nostri territori) e lo stoccaggio di quasi tre milioni di tonnellate di carbonio, l’equivalente di oltre un milione di macchine in più circolanti nello stesso periodo per un totale di più di 90 miliardi di km. In altre parole due milioni di volte il giro della terra”.
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