“Dal riuso alla diffusione di buone pratiche legate alla corretta raccolta differenziata, al mettere in circolo cultura a costo zero grazie al nostro volontariato”. Giuseppe Internò, presidente di Plasticaqquà Taranto, racconta a TeleAmbiente i progetti dell’associazione a partire dall’ecolibreria.
Plasticaqquà è un gruppo di cittadinanza attiva che ripulisce le coste e le spiagge dei due mari di Taranto dal 2013 ma non solo. E’ anche promotrice di iniziative che mirano a sensibilizzare sulle tematiche ambientali e a divulgare buone pratiche, come l’ecolibreria.
“Ha preso vita a gennaio 2020 grazie all’ospitalità del gruppo sportivo dei vigili urbani con sedi al Parco Cimino di Taranto e che cercavano qualcuno che realizzasse una biblioteca. – spiega a TeleAmbiente Giuseppe Internò, presidente di Plasticaqquà – Da lì abbiamo proposto di realizzare un’ecolibreria dove l’unica moneta di scambio fossero i rifiuti per ricevere libri usati e non solo. Dal riuso alla diffusione di buone pratiche legate alla corretta raccolta differenziata, al mettere in circolo cultura a costo zero grazie al nostro volontariato. Facciamo separare le bottiglie, ritirate da Amiu Kyma Ambiente che le ricicla, dai tappi che vengono invece consegnati ad un’associazione che riesce ad ottenere, grazie ad una grossa mole di questi, delle carrozzine per disabili da basket”.
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Tra gli ultimi progetti Plasticaqquà, insieme a Kyma Ambiente, ha lanciato un’iniziativa di economia circolare: ogni cittadino, in cambio di 10 bottiglie o contenitori di plastica raccolti, può ricevere un libro in omaggio.
“Nel 2020 siamo riusciti a farci consegnare oltre 34mila bottiglie, nel 2021 31mila e quest’anno abbiamo già superato i 6mila flaconi o bottiglie. Per capire quanti libri abbiamo messo in circolo basta dividere per dieci, visto che il rapporto è 10 bottiglie 1 libro. Quindi, nel 2020 abbiamo messo in circolo 3.400 libri, nel 2021 altri 3.100 libri e siamo già oltre 600 nel 2022. – afferma Giuseppe – L’accordo di collaborazione con Kyma Ambiente prevede che i libri in buono stato, consegnati alle isole ecologiche o i CCR, possono essere prelevati da noi per essere impiegati nell’ecolibreria. In questo modo libri puliti e nuovi vengono riutilizzati anziché essere mandati al macero. L’iniziativa ha già avuto due repliche attive in via temporanea a Ostia e una a Maddaloni, in provincia di Caserta“.
Plasticaqquà si occupa anche di beach littering, raccogliendo i rifiuti lungo le spiagge di Taranto.
“Quando vediamo delle spiagge molto sporche dobbiamo immaginare che i rifiuti che troviamo rappresentano solo il 15% dei rifiuti che invece sono sommersi. Se una spiaggia è sporca vuol dire che il mare è pieno di rifiuti. Al momento, fino alla fine dello scorso anno, abbiamo rimosso 44 tonnellate di rifiuti dalle spiagge e dalle coste dei due mari di Taranto. Facciamo due interventi al mese per cercare di sensibilizzare sull’inquinamento marino. – ci racconta Giuseppe – Non è ovviamente risolutivo ma in questo modo interveniamo, dai social ai laboratori di educazione ambientale nelle scuole, sino alle collaborazioni con le università e associazioni come il Wwf, per promuovere buone pratiche, come sostituire la plastica con il vetro, l’utilizzo dei depuratori, o sosteniamo delle iniziative ecocompatibili che si stanno svolgendo nel Mar Piccolo di Taranto, dove molti rifiuti costituiscono retine dei mitili di materiale plastica. Al momento proprio nel Mar Piccolo sono in corso 3 sperimentazioni: l’impiego di canapa per fare le calzette per le cozze, l’uso di giunco e di bioplastica”.
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Giuseppe ci parla anche del lavoro di educazione ambientale nelle scuole, evidenziando come i bambini “siano i maggiori destinatari delle nostre azioni. Nel corso degli anni abbiamo capito che parlare a persone che sono avanti con l’età può avere riscontri bassissimi, mentre parlare con i bambini ha un riscontro immediato perché educare loro significa farli diventare sentinelle dei loro genitori e dei loro nonni“.
Il problema dell’inquinamento, in particolare a Taranto, continua, ancora oggi, a mettere molte persone di fronte ad una scelta, quella tra lavoro o salute. Tanti sono andate via dalla città ma Giuseppe ha deciso di rimanere e di essere attivo sul territorio e ci spiega perché.
“Vivo nel rione Tamburi da ormai 40 anni (in una casa nata prima che sorgesse l’ex Ilva). Non sono solo un’attivista legato all’inquinamento marino però considero i due mari di Taranto una risorsa preziosa per l’economia alternativa a quella che è stata imposta a Taranto negli ultimi 60 anni. Sono rimasto qui ma non critico né chi rimane né chi va via, sono delle scelte personali. Oltre a scegliere di rimanere ho deciso di adoperarmi e pensato che fosse triste solo lamentarsi senza cambiare la propria posizione. Plasticaqquà è il frutto della rabbia e di altre sensazioni, un’azione propositiva e positiva che si è tramuta in un progetto e gruppo che va avanti da 9 anni e che ha prodotto dei risultati sul territorio notevoli“.
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E conclude: “Plasticaqquà sta dimostrando pian piano che le attività legate all’ambiente possono costituire un lavoro. Oltre alla raccolta rifiuti, abbiamo in atto un percorso di monitoraggio del marine littering per due anni su un preciso tratto di costa dove andremo a recuperare i rifiuti presenti in varie stagioni. Ci sono altre due associazioni nel Salento che fanno la stessa cosa dall’altro versante, e Libano e Tunisia con altre associazioni, al fine di produrre un vero e proprio studio finale per far fronte all’emergenza dei rifiuti in mare. Riuscire a convertire l’economia di questa città è possibile“.


