Greenpeace Italia ha stilato una classifica dei quotidiani italiani che meglio trattano i temi dei cambiamenti climatici. Ma qual è il rapporto tra media e aziende inquinanti?
Di crisi climatica e conseguenze dei cambiamenti climatici si parla sempre più spesso. Ma quanti organi d’informazione lo fanno? E come? A queste domande hanno provato a rispondere Greenpeace Italia e l’Osservatorio di Pavia “Media Analysis and Research”.
La ong e l’osservatorio sulla comunicazione si sono concentrati sui maggiori quotidiani italiani con lo scopo di capire quanto si parla degli effetti del climate change, come se ne parla e a chi viene data maggiore voce su questi temi. I risultati, secondo Greenpeace, sono sono molto buoni.
Hai notato che quando i media italiani parlano di #crisiclimatica non menzionano cause o responsabili? C’è un motivo: le aziende inquinanti hanno un grande ascendente sui giornali. Abbiamo controllato i 5 principali quotidiani #StrangerGreen #BanFossilAds https://t.co/zH36zcQJ9e
— Greenpeace Italia (@Greenpeace_ITA) July 13, 2022
Media e crisi climatica, quali quotidiani ne parlano e come
Greenpeace e l’Osservatorio di Pavia sui media, per comprendere chi tratta dei temi della crisi climatica e come lo fa, hanno preso in considerazione le pubblicazioni dei cinque maggiori quotidiani italiani per diffusione: Corriere della Sera, La Repubblica, Il Sole 24 Ore, Avvenire e La Stampa.
Di questi si sono analizzati i numeri in edicola in giorni alterni dall’inizio dell’anno ad aprile scorso e si sono cercate alcune parole chiave relativa ai cambiamenti climatici. Questi i risultati della ricerca:
- I quotidiani analizzati pubblicano in media due articoli al giorno che fanno almeno un accenno alla crisi climatica. Ma soltanto uno al giorno, in media, tratta esplicitamente il problema;
- Molto spazio viene dato alle pubblicità dell’industria dei combustibili fossili e delle aziende dell’automotive, aeree e crocieristiche, che sono tra i maggiori responsabili delle emissioni climalteranti, concausa del cambiamento climatico;
- I soggetti a cui si dà più voce quando si parla di clima sui quotidiani sono: le aziende (18,3%), gli esperti (14,5%) e le associazioni ambientaliste (11,3%);
- Sui quotidiani analizzati, i temi del cambiamento climatico vengono trattati soprattutto sotto il profilo economico (45,3% degli articoli) e politico (25,2%) e solo in misura minore come un problema ambientale (13,4%) e sociale (11,4%).
La classifica dei quotidiani che parlano più (e meglio) di crisi climatica
Sulla base delle analisi effettuate da Greenpeace e Osservatorio di Pavia sui quotidiani italiani e sui temi dei cambiamenti climatici, gli analisti hanno assegnato un punteggio ai cinque giornali analizzati.
Questo è avvenuto attraverso l’analisi di cinque parametri:
- Quanto i giornali parlano della crisi climatica;
- La quantità di riferimenti ai combustibili fossili tra le cause dei cambiamenti climatici;
- Lo spazio offerto alle aziende inquinanti negli articoli;
- Lo spazio concesso alle aziende inquinanti sotto forma di pubblicità;
- La trasparenza sui finanziamenti ricevuti dalle aziende inquinanti (quest’ultimo parametro è stato valutato con un questionario che Greenpeace ha inviato ai direttori delle 5 testate a cui ha risposto solo Avvenire).
Da qui è scaturita la seguente classifica:
- Avvenire. Il quotidiano dei vescovi italiani raggiunge la sufficienza con 3 punti su 5
- Corriere della Sera e La Repubblica. Entrambi i quotidiani si fermano a 2,2 su 5
- La Stampa e Il Sole 24 Ore. Il quotidiano del Gruppo Gedi e quello di Confindustria si fermano a 2 punti.
Stampa italiana e crisi climatica, un problema di pubblicità?
“Questo studio – ha dichiarato Giancarlo Sturloni, responsabile della comunicazione di Greenpeace Italia – dimostra la pericolosa influenza esercitata dalle aziende inquinanti sulla stampa italiana, basti pensare che in quattro mesi, nei 528 articoli esaminati, le compagnie petrolifere sono indicate tra i responsabili della crisi climatica appena due volte. Grazie alle loro generose pubblicità, che spesso non sono altro che ingannevole greenwashing, le aziende del gas e del petrolio inquinano anche il dibattito pubblico e il sistema dell’informazione, impedendo a lettori e lettrici di conoscere la gravità dell’emergenza ambientale che stiamo vivendo. Se vogliamo che il giornalismo svolga il suo ruolo cruciale di watchdog nella lotta alla crisi climatica, anziché di megafono delle aziende inquinanti, dobbiamo liberare i media dal ricatto del gas e del petrolio”.
Per far ciò, Greenpeace è uno dei sostenitori, insieme ad altre 30 organizzazioni internazionali, dell’Iniziativa dei Cittadini Europei denominata “Stop alla pubblicità delle aziende inquinanti”, che mira a raccogliere firme per presentare alla Commissione europea (che sarà obbligata a discuterne se si raggiungerà la soglia necessaria) una proposta per vietare le pubblicità ingannevoli sulle questioni ambientali e la crisi climatica.


