lettera aperta di tozzi a jovanotti

Il geologo Mario Tozzi a Jovanotti: “Stavolta sbagli, ecco perché”

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Mario Tozzi, geologo e volto noto della tv, ha scritto una lettera aperta a Jovanotti in cui spiega il suo punto di vista sulle critiche mosse al cantante e al suo Jova Beach Party

“Sull’impatto ambientale del Jova Beach Party stai sbagliando”. È in estrema sintesi il senso della lettera aperta che il geologo, divulgatore e volto noto della tv Mario Tozzi ha scritto – sul quotidiano torinese La Stampa – e indirizzato a Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti.

Una lettera in cui lo scienziato ammette di non conoscere personalmente il cantante ma di apprezzarlo come artista ed essere umano “almeno da ‘Serenata Rap’, cioè da quasi trent’anni”, scrive Tozzi.

Ma il motivo che ha spinto Tozzi ad affidare le sue parole a La Stampa riguarda l’impatto ambientale del tour che il cantante sta portando in giro su diverse spiagge italiane e sui battibecchi per niente pacati tra Jovanotti e i rappresentanti di diverse associazioni ambientaliste.

Mario Tozzi: “Caro Jovanotti, il problema sono i numeri”

Tozzi spiega di non essere contrario di per sé alle manifestazioni artistiche in luoghi naturali, anche se incontaminati. Ma – scrive – “un conto sono cento persone, un altro cinquantamila”.

Tozzi poi cita uno studio del Cnr secondo il quale dalle
spiagge del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, ogni persona che passa una giornata su quelle spiagge porta via, anche solo involontariamente, tra i 50 e i 100 grammi si sabbia.

“Moltiplica questa cifra per le tue diecimila o cinquantamila persone e vedi a che montagna di sabbia si arriva, senza contare che si balla e ci si agita, aggiungendo erosione a erosione. Anche se solo per una giornata”, scrive Tozzi.

Tozzi a Jovanotti: “Le spiagge italiane sono a rischio erosione”

I numeri del Jova Beach Party, dunque, non sarebbero sostenibili dal punto di vista ambientale secondo il geologo. Ma non è solo questo il problema.

Le coste italiane, soprattutto quelle sabbiose, sono spesso soggette al fenomeno dell’erosione. Un problema che riguarda la grandissima parte della costa del Bel Paese. Si tratta di ecosistemi – spiega Tozzi – resi ancora più fragili dall’azione umana.

Una di queste è la scomparsa in diversi punti della costa italiana delle dune su cui crescono piante e erbe che aiutano a non disperdere la sabbia.

“Non sembra – scrive il geologo – una delle migliori idee passare con le ruspe prima dell’evento o imporre un megapalco di quelle dimensioni con tutte le opere temporanee, ma pesanti, che richiede. E le opere di compensazione servono relativamente, perché agli impatti resistono solo gli ecosistemi resilienti e, per ciò sopra esposto, in Italia gli stessi sono allo stremo, specie lungo le coste”. 

Tozzi Vs Jova, una questione culturale

Una delle questioni spesso portate alla ribalta da chi difende l’evento di Jovanotti è la presenza – tra gli sponsor – del WWF che si è fatta garante della mitigazione degli impatti ambientali dei mega concerti targati Jova.

Mario Tozzi, che è uno dei membri del Consiglio Scientifico del WWF, sulle colonne de La Stampa ammette di aver espresso le sue perplessità sulla questione quando era stato interrogato internamente all’associazione.

Ma oltre alle perplessità scientifiche ci sono quelle di tipo culturale. “Trasformando gli ambienti naturali in luoghi per eventi di massa si potrebbe dare l’idea che la natura e il paesaggio siano, in fondo, modificabili costantemente dai sapiens anche per esigenze che non sono di immediata sopravvivenza, pur riconoscendo il valore assoluto della musica”. 

“Altro che eco-nazisti”

Il geologo Tozzi chiude la sua missiva riprendendo le parole del cantante Jovanotti che aveva definito “eco-nazisti” gli ambientalisti che avevano criticato il suo concerto.

“Non devi pensare – scrive – che ci sia una pattuglia combattiva di eco-nazisti, come li hai chiamati, che vuole distruggere la tua iniziativa per invidia sociale. Se pure ci sono voci estreme, ci sono anche altri, ecologisti di lunga data come me, che studiano l’ambiente da un punto di vista scientifico e che ne hanno viste abbastanza per suggerirti di rinunciare a questo progetto e rimodularlo legandolo a vere iniziative di compensazione ambientale: dalle emissioni clima alteranti che un evento ha sempre e comunque, alla piantumazione di alberi seguita e certificata, alla restaurazione di dune e praterie di Posidonia, alla difesa dell’avifauna e delle tartarughe marine”.

 

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