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Obesità, come affrontarla? Diritto alle cure: oggi in Italia i farmaci sono a carico del paziente

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Oggi in Italia i farmaci per curare l’obesità, che non è solo solo un problema legato all’alimentazione ma è una malattia, sono totalmente a carico del paziente. Diritto alle cure, farmaci e relazione con il diabete i temi affrontatati al Festival della Salute. 

Torna l’appuntamento con il Festival del Salute, organizzato dall’hub del Gruppo Gedi, due giornate in diretta dall’Ara Pacis di Roma, per scoprire approfondimenti e curiosità legate all’evoluzione del mondo della medicina attraverso le voci dei protagonisti della ricerca e della divulgazione scientifica.

Questa seconda giornata è stata dedicata all’alimentazione e all’obesità, partendo dai consigli del nutrizionista Nicola Sorrentino su come perdere peso senza rinunciare al gusto, fino ad approfondire e ribadire un concetto fondamentale: l‘obesità non è solo un problema di alimentazione, non vuol dire solo non riuscire a frenarsi a tavola ma è una malattia, riconosciuta a livello italiano ed europeo, per cui oggi ci sono anche delle nuove terapie, oltre a quelle già consolidate che migliorano sempre di più.

L’obesità è una malattia cronica caratterizzata da un eccessivo o anormale accumulo di grasso. Nel primo caso vuol dire che c’è una quantità di tessuto adiposo superiore alla media, anormale invece che, quando questo tessuto adiposo è localizzato in posti sbagliati, specie a livello addominale, può causare delle patologie molto gravi.  – spiega nel corso del talk Luca Busetto, coordinatore della Obesity Management Task Force della European Association for the study of Obesity e presidente della Società Italiana dell’Obesità (SIO) – L’obesità apre alle porte al diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari e respiratorie, problemi di fertilità sia nel maschio che nella femmina e molti tumori.  E’ cronica perché è legata all’alterazione dei meccanismi che regolano il nostro bilancio energetico”.

Ma Busetto specifica anche questa importante, quella del diritto alla cura. “Le persone con obesità non vogliono essere obese, non desiderano esserlo, fanno di tutto per controllare il loro peso ma non ci riescono perché hanno una malattia. Avere questa malattia, come può essere con il diabete, non è colpa della persona obesa. Ma questo purtroppo, per molti anni, non è stato concepito dalla classe medica, ed è ancora una cosa che fa fatica a passare. Essendo una malattia però è chiaro che le persone hanno diritto di essere curate, e ora ci sono cure molte più efficaci“, conclude Busetto.

La relazione tra l’obesità e il diabete di tipo 2

Quando il grasso si accumula intorno ai visceri, tira fuori delle sostanze negative per il metabolismo degli zuccheri, ovvero per come il corpo maneggia lo zucchero ed altre sostanze. Quando questo grasso si infiamma tira fuori sostanze che impediscono all’insulina, principale ormone che fa usare il glucosio, di funzionare bene, e impedisce anche che il pancreas, la ghiandola che tira fuori l’insulina, ne tiri fuori quantità appropriate. Ecco perché l’obesità è un enorme fattore di rischio per una forma di diabete, quella più diffusa, ovvero quella di tipo 2“. A spiegarlo è Agostino Consoli, presidente nazionale Società Italiana di Diabetologia.

E aggiunge: “Sono quasi 4 milioni per persone in Italia con diabete di tipo 2.  Oltre il 75% è obeso/sovrappeso. Un legame strettissimo ma è anche epidemiologico: l’obesità è più diffusa dove c’è più povertà purtroppo, dove l’ambiente urbano non facilita l’attività fisica o dove le condizioni economiche non permettono l’accesso ad un cibo sano e a filiera corta. In queste zone dove c’è più obesità c’è anche più diabete: in Italia dal nord verso il sud la prevalenza aumenta, stessa cosa per il diabete. A Roma, ad esempio, in centro, ai Parioli, Prati, la prevalenza di diabete ed obesità è molto più bassa rispetto a Tor Bella Monaca, dove raddoppia”.

Farmaci e cure per l’obesità: a che punto siamo

Marco Antonio Zappa, specialista in chirurgia bariatrica e direttore U.O.C. Chirurgia Generale presso ASST Fatebenefratelli-Sacco presidio Ospedaliero Fatebenefratelli Milano, sottolinea che “la chirurgia bariatrica non cura una malattia estetica. Noi facciamo chirurgia per guarire una malattia. L’indicazione specifica è quella sopra i 35 di BMI (indice di massa corporea), quindi solo i grandi obesi vanno incontro alla chirurgia. Ma in Italia quanti sono? 1milione e 600mila. Lo scorso anno ne abbiamo operati 22mila”.
Facciamo interventi su pazienti di 150/180 kg, e per ognuno di loro c’è una gamma di interventi diversi. L’aiuto è cercare di non sbagliare per quel singolo paziente: cercare il tipo di intervento per quel paziente lo si fa con un gruppo multidisciplinare che accoglie il paziente per dargli un grande aiuto”, aggiunge il dottor Zappa.
Un paziente che vuole affrontare un percorso come la chirurgia bariatrica può rivolgersi  “ai centri organizzati in modo specifico. La SICOB, Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità, si fa garante in questo senso, perché i centri vengono controllati dalla società e offrono un percorso multidisciplinare, con lo psicologo del comportamento alimentare, nutrizionista, anestetista, cardiologo, diabetologo, chirurgo. Tutto questo per dare un aiuto ai pazienti“, afferma il dottor Zappa.
Il presidente della Società Italiana dell’Obesità (SIO)Luca Busetto, afferma che ci sono farmaci che possono essere in grado di aiutare, in termini di cura, il paziente a mantenere il suo bilancio energetico, estremamente difficile per un paziente obeso. “Sono farmaci sempre più sicuri e protettivi anche nei confronti di malattie cardiovascolari e diabete. In un futuro molto vicino (negli Stati Uniti ci sono già) abbiamo dei farmaci sempre della stessa famiglia, la molecola semaglutide, già approvata dall’European Medical Agency, e che preso uscirà anche in Italia”.
Ma rimane ancora una questione, come ribadisce Busetto: “Tali farmaci oggi in Italia sono totalmente a carico del paziente, ovvero se li deve pagare. Non è propriamente etico che un paziente riceva farmaci dal servizio sanitario nazionale per la cura del diabete ma non riceva, sempre dal servizio sanitario nazionale, gli stessi farmaci per curare l’obesità che poi li causerà al diabete. Questo rientra nel concetto di diritto alle cure“.
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