A Terni, Confartigianato Imprese Umbria, ha organizzato un evento per il professore-influencer Vincenzo Schettini intitolato ‘L’artigianato che ci piace’ per stimolare i giovani verso il mondo artigianato, facendogli capire quanto il settore possa essere moderno, attrattivo e collegato anche al digitale. “ I social – ha detto il prof. Schettini – ti danno la possibilità di dire: io so fare bene questa cosa, te la mostro, la vendo, divento bravo e poi non ho più spazio per le richieste che mi arrivano”.
A Terni sul palco del teatro A del Centro multimediale, all’interno dell’assemblea annuale di Confartigianato Imprese Umbria è andato in scena un evento molto significativo intitolato ‘L’artigianato che ci piace’.

L’iniziativa, nata per stimolare i giovani, facendogli capire quanto l’artigianato possa essere, anche oggi appetibile ed innovativo, ha visto la partecipazione, tra gli altri, del professore di fisica, diventato oramai anche un celebre influencer, Vincenzo Schettini, della giornalista Micaela Palmieri e dello psicoterapeuta e divulgatore, Giuseppe Lavenia.
Ai microfoni di Teleambiente è intervenuto il professor Vincenzo Schettini: “Ci si deve dare sempre tante possibilità nella vita”.
“Noi – ha detto Vincenzo Schettini – non sappiamo quello che diventeremo. Se noi torniamo tutti giovani è difficile poter scolpire il proprio percorso di vita, a proposito di artigianato. Quindi è giusto scoprire la manualità ed è giusto farlo in giovane età. Oggi la legge non lo permette”.
“Oggi la legge – ha ricordato Schettini – non vuole un minorenne su un cantiere perché si fa male. Prima non era così. Prima i giovani andavano sui cantieri. Dopo scuola andavano sui cantieri con gli zii, a vedere come si lavorava, si andava nelle botteghe, si andava a fare bottega. Questo era un bene, perché abituava i ragazzi a capire che una cosa te la devi conquistare e la devi creare con sacrificio e molto spesso fallisci”.
“Se non facciamo questo con i giovani – ha puntualizzato il professor Schettini – e glielo facciamo fare a 22 anni, a 25 anni, quando sono formati, cosa succederà a questi ragazzi? Ci rendiamo conto di quanto è difficile iniziare un percorso lavorativo, ad esempio nell’artigianato o nell‘arte, quando si è grandi? Ecco perché come docente sono da un lato preoccupato, ma dall’altro speranzoso”.
“Per questo – ha aggiunto Vincenzo Schettini – ho cominciato questo percorso con Confartigianato anche per dire ai genitori: non abbiate paura di far sbucciare le ginocchia ai vostri figli”.
“Io credo – ha sottolineato il professor Schettini sempre a Teleambiente – che non si inizi dal fare l’artigiano, si inizi dal provarsi, dal mettersi alla prova. Il viaggiare è una cosa bellissima. Nel mio mondo, nel mondo di Vincenzo, quando ero giovane, quando viaggiavo, io acchiappavo idee in giro, come faceva Mozart. Mozart era uno che acchiappava idee”.
“Quindi il viaggio – ha continuato Schettini – non esclude l’esperienza. Quello che oggi dovremmo fare in questo mondo social tecnologico è dire ai ragazzi provate anche a vedere sui social i giovani artigiani cosa stanno facendo, che rivoluzione stanno creando attraverso il digitale. Il digitale ti dà la possibilità di dire: ‘io so fare bene questa cosa, te la mostro, la vendo, divento bravo e poi non ho più spazio per le richieste che mi arrivano’. Capite quindi che occasione che si sta bruciando? Viaggiare, imparare, provarsi, cominciare a vedere da dove si parte”.
“Ci sono persone – ha raccontato ancora Vincenzo Schettini – che partono facendo braccialetti perché hanno la passione di fare questi braccialetti. Per quanto tempo faranno i braccialetti perché li devono regalare alla zia? Per mesi, per anni. Poi ad un certo punto decidono di iniziare ad aprire una start up, cominciare un loro percorso di impresa, mettersi con qualcun altro, iniziano a capire che cosa vuol dire guadagnare i soldi e pagare le tasse”.
“Ci sono cose – ha ribadito – che prima impari e meglio è. In una società in cui mediamente il giovane sta con un telefonino tante ore al giorno, per me da adulto, da zio, da insegnante, è un po’ preoccupante”.
Il fatto che non ci sia lavoro e che i giovani non abbiano voglia di lavorare per il professor Schettini, sono due luoghi comuni
“Sia non c’è lavoro – ha riferito Schettini – sia che i giovani non hanno voglia di lavorare, sono due luoghi comuni, perché i giovani hanno voglia di lavorare, ma i giovani non vedono la prospettiva di lavoro, cioè cosa c’è da fare”.
“Ecco perché con Confartigianato sul mio profilo Telegram – ha proseguito Vincenzo Schettini – sto facendo raccontare gli artigiani. Se cominciano a vedere: ‘ah, c’è quel ragazzo che sta facendo lo scultore, ah, c’è quell’altro ragazzo che nonostante una laurea in fisica sta lavorando nel mondo delle costruzioni’, è bellissimo, quello ti ispira. Come si veniva ispirati prima? Attraverso la televisione, o a scuola, con un buon docente. Adesso c’è anche la rete, attraverso la quale scopri dei modelli. Perché non sfruttarla? Guardiamola positivamente questa cosa”.
Tra i presenti anche il presidente nazionale di Confartigianato Imprese, Marco Granelli e quello regionale, Mauro Franceschini.
Nel corso dell’incontro si è parlato anche dell’importanza della formazione, fare l’università e poi lavorare da artigiano, non sono concetti dicotomici, ma possono tranquillamente coesistere
“Una cosa non esclude l’altra – ha evidenziato Mauro Franceschini a Teleambiente – molto meglio un artigiano laureato che uno non laureato, questo è chiaro, quindi il percorso lavorativo non è che esclude il percorso di studi, tutt’altro. Per quale motivo un ragazzo oggi potrebbe avvicinarsi al mondo dell’artigianato, non necessariamente come imprenditore, ma magari anche lavorare in un’impresa artigiana?”.
“Questa in realtà – ha affermato ancora il presidente Franceschini – è una risposta che ci danno i ragazzi, perché con l’evoluzione del mondo dell’artigianato sempre più giovani si sentono attratti, affascinati, in qualche modo incuriositi dal nostro mondo”.
“Siccome i dati del nostro centro studi, sono questi, ed è questo il feedback che i giovani ci danno – ha concluso Mauro Franceschini – abbiamo pensato di mettere in scena all’interno di questa nostra assemblea regionale lo spettacolo, ‘L’artigianato che ci piace’, proprio per fare una riflessione su questo tema. Sempre di più si cercano giovani che siano preparati, ma preparati in materie specifiche, quindi non formazione generica e generalizzata”.


