A Roma i cassonetti per i rifiuti tessili sono ora color amaranto e sono stati posizionati in tutti i quadranti cittadini. La mappa.

Dove vanno buttati gli abiti usati? Il nuovo sistema per la raccolta dei rifiuti tessili a Roma

Tabella dei Contenuti

A Roma i cassonetti per i rifiuti tessili sono ora color amaranto e sono stati posizionati in tutti i quadranti cittadini. La mappa.

Dal 1 settembre AMA, l’azienda pubblica che si occupa dei servizi ambientali per il Comune di Roma, ha rimosso su strada i cassonetti gialli per tessili, abiti usati e accessori, spesso vandalizzati o danneggiati. AMA ha perciò così ridefinito la strategia per la raccolta dei rifiuti tessili.

“I cassonetti sono color amaranto, i colori di AMA, e saranno collocati all’interno di spazi protetti, a partire dai nostri centri di raccolta di rifiuti. Saranno sempre più raccolti anche durante le giornate ecologiche e “Ama il tuo quartiere”, oltre alle raccolte specializzate che facciamo come azienda, per avere un maggior controllo degli impianti che stiamo distribuendo. Stiamo, inoltre, facendo un accordo con il sistema delle parrocchie, dei supermercati, in modo da mettere a disposizione dei cittadini sempre più punti di raccolta che possono poi essere gestiti con sicurezza“, Bruno Manzi, presidente dell’AMA, ha spiegato a TeleAmbiente dove sarà possibile trovare i nuovi cassonetti e come funzionerà il nuovo sistema di raccolta:

Dove si possono trovare i nuovi cassonetti per la raccolta degli abiti

Sono stati posizionati in tutti i quadranti cittadini i nuovi contenitori color amaranto per la raccolta differenziata degli indumenti usati acquistati con un finanziamento regionale pari a 5 milioni di euro.

“Stiamo migliorando il sistema di raccolta degli abiti usati nella Capitale, collocando i contenitori in aree protette e controllate e garantendo allo stesso tempo una piena accessibilità alla collettività. Quella della raccolta del tessile è una sfida importante per una gestione dei rifiuti che porti la Capitale all’avanguardia nell’economia circolare”, afferma in una nota l’Assessorato all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti.

Prosegue, quindi, il piano strategico per la gestione della raccolta del tessile, predisposto da AMA in coordinamento con Roma Capitale, sulla base di un nuovo modello che prevede l’installazione dei contenitori dedicati in aree sicure e controllate come scuole, mercati rionali, centri commerciali e sedi istituzionali. Sono oltre 300 i nuovi contenitori già posizionati, nei municipi II, III, IV, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XV, con una progressiva estensione a tutta la città.

Cosa si può conferire nei cassonetti color amaranto

  • abiti usati (vestiti e cappotti, biancheria intima, calzini, ecc…);
  • tessili (stoffe in genere, coperte, tende, tappeti e tappezzerie);
  • accessori di abbigliamento (scarpe e scarponi, borse e zaini, cappelli, sciarpe e guanti, cinture).

Gli indumenti raccolti sono igienizzati, trattati in impianti autorizzati e avviati a:

  • recupero di materia (pezzami, lati, imbottiture, pellami, ecc… );
  • commercializzazione e vendita dei capi in buone condizioni;
  • smaltimento a norma in impianti autorizzati dei materiali non recuperabili;

I materiali inseriti in questi contenitori sono trattati come rifiuti ai sensi del d.lgs. 152/006 e s.

QUI la mappa per sapere dove sono stati collocati i nuovi cassonetti amaranto.

Si spera anche che la nuova raccolta permetterà di evitare e alimentare la filiera malavitosa di riciclo altamente inquinante anche per la produzione di scarti illegali.

Prima di gettare via gli abiti usati, ci sono tantissime alternative al riciclo, come un baratto tra amici, o gli swap party o ancora donarli a chi ne ha bisogno. Gli swap party, una vera e propria festa del baratto, un mercatino per scambiarsi dall’abbigliamento agli accessori.

Siamo stati alla Città dell’Altra Economia di Roma e abbiamo partecipato anche noi a uno swap party, un format di Nei Tuoi Panni, progetto di sensibilizzazione al riuso e all’acquisto consapevole, organizzato da Inspire, TAO – Associazione Socio Culturale e il Movimento per la Decrescita Felice di Roma.

Il Parlamento europeo ha dato anche il via ad una legge contro lo spreco tessile, in particolare quello legato al fast fashion, i milioni di capi di abbigliamento a basso costo importati dalla Cina.

Ogni europeo genera in media circa quindici chili di rifiuti tessili all’anno, un settore in cui il riciclo è pressoché inesistente, secondo i dati forniti dall’UE. La gran parte dei vestiti scartati, infatti, finisce in discarica o viene incenerita. Il problema, avvertono gli esperti, non è soltanto ambientale ma anche economico: lo spreco di cibo e tessuti genera miliardi di euro di perdite lungo la filiera e contribuisce in modo significativo alle emissioni di gas serra.

In media, ogni europeo compra più capi di abbigliamento di quanto non facesse vent’anni fa, ma li utilizza per un tempo molto più breve. L’Unione Europea sottolinea in particolare l’impatto della produzione tessile sul consumo di acqua: la produzione di una maglietta di cotone richiede 2.700 litri di acqua dolce (inclusa l’irrigazione agricola), sufficienti a coprire il fabbisogno idrico di una persona per due anni e mezzo.

Accanto al cibo, quindi, la normativa colpisce il fast fashion, anche se, al momento, la legge non introduce divieti diretti o meccanismi fiscali specifici. Secondo un approccio “chi inquina paga“, i produttori del settore dovranno garantire la raccolta, la selezione e il riciclaggio degli indumenti a fine vita e coprirne i costi, ma spetterà agli Stati membri determinare gli eventuali costi che i produttori dovranno sostenere.

La raccolta differenziata degli abiti usati è obbligatoria

A partire dal 1° gennaio 2025 gli indumenti usati o danneggiati devono essere obbligatoriamente smaltiti negli appositi contenitori in tutta l’UE. Si tratta di un sistema che ha come obiettivo, attraverso il riciclo, quello di dare nuova vita alle fibre tessili, contrastando l’abitudine di gettare i vestiti, anche in buono stato, tra i rifiuti indifferenziati.

Ogni Comune dovrebbe aver già predisposto contenitori specifici per la raccolta degli indumenti. Per chi continuerà a smaltire abiti nel cestino dell’indifferenziato si rischiano multe che possono arrivare fino a 2.500 euro.

Rispetto all’obbligo della raccolta differenziata dei rifiuti tessili, l’Italia, in realtà, si era mossa in anticipo. Il Decreto Legislativo n. 116/2020 ha introdotto la raccolta differenziata per i rifiuti tessili già dal 1° gennaio 2022.

Pubblicità
Articoli Correlati