Sempre più gli orsi bruni marsicani fuori dal letargo nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
La natura continua a stupire e a stupirci. Nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, un orso bruno marsicano appena uscito dal letargo insegue due lupi. A immortalare l’evento tanto emozionante quanto straordinario è il fotografo naturalista Pietro Santucci. Le immagini mostrano il plantigrado che prima passeggia dopo settimane di ibernazione, poi nota qualcosa, anzi, qualcuno, infine, scaccia i canidi alla ricerca di cibo. Una vera e propria interazione tra due specie animali, così simili, eppure, così diverse, nella stessa Area Naturale Protetta.
E sempre qui, inoltre, le fototrappole nascoste tra la vegetazione catturano un orso bruno marsicano impegnato a grattarsi contro il fusto di un albero. Una scena buffa che, però, nasconde una sofisticata tecnica di comunicazione. Già, perché, attraverso lo sfregamento contro la corteccia, il plantigrado lascia una traccia per i suoi simili, e non solo. Invasori avvisati, mezzo salvati.
Orsi in Abruzzo, l’etologa Chiara Grasso: “Ecco cosa fare in caso di avvistamento”
Visitare il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise significa immergersi nella natura più incontaminata. Ma cosa fare se si incontra un orso? È meglio scappare via o mantenere la calma? E perché è necessario portare i cani al guinzaglio durante le escursioni naturalistiche? A rispondere a queste domande è l’etologa Chiara Grasso: “Ricordiamoci sempre che il bosco, prima di essere la nostra palestra di allenamento oppure il nostro hobby, è la casa degli animali. Quando un esemplare ci attacca, spesso lo fa per difendersi. Fondamentale, di fronte a un grosso mammifero come un plantigrado, evitare di farci vedere come una minaccia. Non siamo, però, neanche una preda, quindi, non bisogna correre, perché fa scatenare nell’animale selvatico l’istinto di rincorrerci“.
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Necessario, in caso di contatto fisico, restare fermi: “Se vediamo un orso durante un’escursione naturalistica, manteniamo la calma, indietreggiamo lentamente ed eventualmente mettiamoci su un’altura. Con tranquillità gli lanciamo dei “no” e dei “vai via” secchi. Se un plantigrado si mette sulle zampe posteriori, non lo fa per attaccare bensì per controllare meglio il territorio circostante. A quel punto non dobbiamo lanciargli pietre, zaini o bastoni. Soltanto se il mammifero arriva a un contatto fisico, ci sdraiamo per terra con le mani sul collo e stiamo fermi“.


