Achille Occhetto: “Il futuro della sinistra è nell’ambientalismo. I giovani lo hanno già capito”

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Ha senso parlare di socialismo nel XXI secolo? È quanto si è chiesto Achille Occhetto, ex segretario del P.C.I. e del P.D.S., nel suo ultimo libro ‘Perché non basta dirsi democratici. Ecosocialismo e giustizia sociale’ (edito da Guerini). Intervistato da TeleAmbiente, Occhetto spiega che l’unico futuro possibile per la sinistra è la sintesi della questione sociale e di quella ambientale.

Perché un libro del genere, che Lei considera una sorta di testamento spirituale, riflette su un tema come quello del socialismo (inteso in senso lato)?

L’idea mi è venuta da un vecchio libro di Antonio Labriola, ‘Discorrendo di socialismo’, e mi sono chiesto: ha ancora senso discutere di socialismo? No, se intendiamo la ripetizione delle esperienze sbagliate e delle utopie fallite nel ‘900. Sì, se invece lo facciamo rivivere nelle nuove contraddizioni del nostro tempo e dei grandi problemi planetari che abbiamo davanti. Ma soprattutto mi sono soffermato sulla necessità di una sintesi tra questione sociale e questione ambientale, che ho chiamato ecosocialismo“.

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Perché è importante parlare oggi di ecosocialismo?

Perché per troppo tempo abbiamo avuto una sinistra attenta ai problemi dello sviluppo, ma poco a quelli ambientali. E al tempo stesso, un ambientalismo di atteggiamento, che è importante ma non esaustivo. Questione sociale e questione ambientale devono incontrarsi su un tema fondamentale: cambiare l’attuale modello di sviluppo capitalistico o neoliberista, che è sostanzialmente contro l’ambiente. Non credo in un green capitalista“.

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Un’osservazione comune a molti, non a caso in molte occasioni si parla di greenwashing delle grandi multinazionali…

Per salvare il Pianeta è necessario un nuovo modo di vivere e una nuova concezione della crescita. Gli umani devono capire che vivono in un mondo che loro stessi hanno contribuito a distruggere e devono scegliere l’opposto del periodo che abbiamo vissuto, fondato sulla distruzione dell’ambiente da parte dell’uomo. Ci vuole una svolta profonda nella concezione del modo di produrre, di consumare e di entrare in contatto in modo solidale tra esseri umani“.

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C’è un motivo dietro la scelta del titolo del libro ‘Perché non basta dirsi democratici’?

Io dico che in una società dove libertà e uguaglianza di tutti gli esseri umani non coincidono, non ci si può dire democratici. Questo implica una visione più ampia di una democrazia inclusiva, in grado di affrontare questa terribile disuguaglianza che sta all’origine delle guerre, delle discriminazioni e dell’incapacità di guardare alla battaglia fondamentale, che dovrebbe unire il Pianeta: difendere il Pianeta stesso, che si trova sull’orlo dell’abisso, attraverso una grande sinergia tra scienza e politica“.

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L’ambientalismo e la giustizia sociale sono due temi che i giovani hanno capito molto bene e da diverso tempo, a differenza della maggioranza dell’elettorato più anziano. Pensiamo, ad esempio, ai ragazzi dei Fridays for Future. C’è un target di riferimento per questo libro?

Nel mio libro faccio molto riferimento a Greta Thunberg e lo dico soprattutto ai vecchi politici e a chi ci governa, su posizioni chiaramente da incoscienti: lei non dice ‘ascoltate me’, ma dice ‘ascoltate gli scienziati’. Questa è la grande novità e la grande differenza con altri movimenti giovanile, come quello del ’68.
Ovviamente, i grandi della Terra non la stanno ascoltando: dobbiamo pensare a un mondo nuovo, con quello attuale, tra scontri, disuguaglianze e guerre, stiamo andando in una direzione opposta. Vedo elementi di regressione sia sul terreno ambientale che su quello che dovremo condurre.
Questo non è certo il miglior momento per farsi ascoltare, ma dobbiamo mettere al bando tutte le armi di distruzione di massa, spostando le ingenti spese che si fanno in quella direzione alla vera guerra che il Pianeta tutto insieme deve condurre per la propria salvezza. Ci vuole una visione nuova della società mondiale, ci vogliono nuove istituzioni internazionali, ci vuole un superamento strategico del mondo che oggi conosciamo.
Mi rivolgo ai giovani, non per insegnare loro ciò che hanno già capito, ma per incoraggiarli a condurre ancora la loro battaglia ambientale“.

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