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Aerotaxi, a Torino tributi ambientali non versati per oltre 1,5 milioni di euro

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L’operazione Fly No Pay, condotta dalla Guardia di Finanza di Caselle Torinese, ha interessato diverse compagnie di aerotaxi, italiane e straniere, operanti nello scalo aeroportuale Sandro Pertini del capoluogo piemontese. Va ricordato che i singoli passeggeri versano ai vettori un importo in base al chilometraggio, ma poi sono le società a dover versare quelle cifre allo Stato per far sì che vengano destinate a progetti di compensazione e recupero ambientale.

Un nuovo caso di tributi ambientali non versati nel settore degli aerotaxi. A scoprirlo sono stati i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Torino, al termine di una complessa indagine di polizia economico-finanziaria. Con l’operazione denominata ‘Fly No Pay’, i finanzieri torinesi hanno scoperto un’evasione fiscale dall’importo complessivo pari a oltre 1,5 milioni di euro.

Il caso riguarda l’aeroporto Sandro Pertini di Torino: la Compagnia della Guardia di Finanza di Caselle Torinese ha analizzato i versamenti da parte delle compagnie di aerotaxi, che riguardano non i voli di linea, bensì gli aerei di proprietà di soggetti giuridici operanti nel settore del noleggio. Lo schema previsto dalla legge è il seguente: l’imposta viene corrisposta dai passeggeri ai vettori aerei, i queli devono poi obbligatoriamente riversarla nelle casse dell’Erario.

L’imposta in questione era stata istituita nel 2011 e rientra tra i cosiddetti tributi ambientali, finalizzati cioè a colpire i servizi che hanno un impatto negativo sull’ambiente e il cui gettito viene principalmente destinato a misure e progetti di tutela dell’ecosistema. L’importo di questa imposta varia in base alla distanza percorsa: 10 euro per i tragitti non superiori ai 100 chilometri, 100 euro per i tragitti compresi tra 100 e 1.500 chilometri, 200 euro per i tragitti superiori ai 1.500 chilometri.

Le indagini della Guardia di Finanza sono partite dall’acquisizione, presso il gestore aeroportuale, della documentazione presentata dalle società di aerotaxi che, nel periodo compreso tra il 2019 e il 2023, hanno effettuato voli privati di trasporto passeggeri con destinazione l’aeroporto Sandro Pertini di Torino. Analizzando con attenzione tutti i documenti acquisiti, che hanno riguardato oltre 8.000 voli effettuati da circa 23 mila passeggeri, sono state individuate 343 società, sia italiane che estere, responsabili di aver omesso il versamento dell’imposta sui voli che era stata debitamente corrisposta da circa 12 mila viaggiatori, per un importo totale di oltre 1,2 milioni di euro.

Una volta accertato l’omesso versamento dei tributi ambientali da parte di quelle società, i militari della Guardia di Finanza hanno proceduto a sanzionarle per oltre 367 mila euro, cifra pari al 30% degli importi non versati, portando così il debito complessivo nei confronti delle casse dello Stato a oltre 1,5 milioni di euro.

Quello delle compagnie di aerotaxi responsabili di omesso versamento dei tributi ambientali si conferma quindi un fenomeno diffuso ma anche costantemente attenzionato dalle autorità. Ne è una chiara dimostrazione anche un’operazione analoga, sempre condotta dalla Guardia di Finanza, ma nell’aeroporto di Catania Fontanarossa: in quel caso, 502 vettori aerei avevano omesso l’imposta erariale in un periodo compreso tra il 2020 e i primi sei mesi del 2023. Di tutte le società controllate, ben 228 (di cui 13 con sede legale e fiscale in Italia e 215 all’estero), pari al 45% del totale, erano risultate non in regola con i pagamenti.

Gli aerotaxi, così come i jet privati, hanno di fatto un impatto ambientale ancora maggiore rispetto agli aerei di linea, per via della quantità, nettamente superiore, di emissioni pro-capite di sostanze inquinanti e climalteranti. Per questo l’Italia, come altri Paesi, si è dotata di una legislazione che prevede di tassare questo genere di trasporti garantendo anche una compensazione ambientale. Questo conferma l’importanza delle indagini delle forze dell’ordine e delle forze armate, coordinate dalle varie Procure della Repubblica locali, che mirano a rispettare le normative fiscali per evitare danni alle casse dello Stato e che consentono di destinare l’importo di quelle tasse a progetti di compensazione ambientale.

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