Sistemi di monitoraggio innovativi e trappole intelligenti per proteggere la frutticoltura del Lazio dagli attacchi di parassiti come la cimice asiatica.
Difendere la frutticoltura laziale dagli attacchi di parassiti come cimici e moscerini, con tecnologie di ultima generazione e strategie sostenibili. È l’obiettivo di Simodrofila, un progetto sperimentale sviluppato da ENEA e CREA insieme a diversi partner tra cui la Società Agricola Colle Difesa, la Fondazione FOSAN e numerose aziende agricole della Sabina, in provincia di Roma.
Una rete di trappole intelligenti, posizionate nei frutteti della Sabina, raccoglie dati settimanali utili agli agricoltori per intervenire solo dove serve, riducendo la diffusione delle infestazioni. Le trappole, che utilizzano attrattivi naturali come aceto di mele e vino rosso, servono a monitorare parassiti come il moscerino Drosophila suzukii e la mosca mediterranea Ceratitis capitata.
“Uno dei pilastri del progetto è il monitoraggio territoriale georeferenziato, che consente la mappatura in tempo reale delle infestazioni” – spiega Maurizio Calvitti, ricercatore della divisione ENEA Sistemi Agroalimentari Sostenibili e coordinatore scientifico del progetto.
“Con questo progetto – aggiunge Calvitti – puntiamo a innovare i modelli di gestione fitosanitaria, introducendo nuove tecnologie, modelli predittivi e strategie di controllo biologico. L’obiettivo è duplice: da un lato aumentare la competitività delle aziende locali, dall’altro ridurre l’impatto ambientale favorendo un uso più consapevole e mirato degli insetticidi da applicare solo quando realmente necessario e in corrispondenza dello stadio più vulnerabile dell’insetto”.
Ma la vera novità è la trappola IoT a energia solare: dotata di sensori e microcamera, invia dati e immagini in tempo reale agli agricoltori, che possono così controllare i campi a distanza e agire tempestivamente. I test sul campo inizieranno nei prossimi mesi.
I ricercatori hanno anche studiato il ruolo della biodiversità e delle piante spontanee, come bacche e more, che offrono rifugio ai parassiti nei mesi freddi, favorendone la ricomparsa nei frutteti in primavera.
Oltre alla Drosophila, preoccupano anche la mosca Rhagoletis cerasi e soprattutto la cimice asiatica, ormai presente anche nel Lazio, con gravi danni a ciliegio, nocciolo, pesco e kiwi.
Il progetto punta anche sulla selezione varietale, testando nuove cultivar di pesco e ciliegio meno appetibili per i parassiti. I risultati tengono conto di fattori come acidità, zuccheri e colore della buccia.
“Abbiamo testato in laboratorio e sul campo diverse varietà per misurare il livello di attrattività e resistenza agli attacchi – sottolinea Sergio Musmeci, ricercatore del Laboratorio ENEA Agricoltura 4.0 – tenendo conto di parametri come maturazione, acidità, zuccheri e colore della buccia”.
“Con l’intensificarsi degli effetti del cambiamento climatico – che comporta inverni sempre più miti e precipitazioni irregolari – anche il Mediterraneo, e con esso la Sabina – ha evidenziato Elena Lampazzi, ricercatrice del Laboratorio ENEA Agricoltura 4.0 – si trovano sempre più esposti all’attacco di insetti e agenti patogeni, spesso alieni, che mettono in seria difficoltà la frutticoltura locale. A ciò si aggiunge l’aggravarsi delle infestazioni già naturalizzate”.
Ogni settimana, bollettini aggiornati informano gli agricoltori su infestazioni, meteo e consigli per i trattamenti, privilegiando sempre prodotti a basso impatto.
La Sabina, che produce il 70% della frutta laziale, diventa così un laboratorio a cielo aperto, dove agricoltura, ricerca e innovazione collaborano per un nuovo modello di produzione, più moderno e sostenibile.
E per contenere la diffusione di cimici e moscerini, è già partito il rilascio controllato di insetti antagonisti, innocui per la frutta ma efficaci contro i parassiti. Un altro passo avanti verso un’agricoltura più intelligente e rispettosa della natura.
“Grazie al progetto Simodrofila la Sabina Romana si presenta oggi come un laboratorio a cielo aperto dove agricoltura, ricerca e innovazione lavorano fianco a fianco per costruire un modello di produzione agricola più sostenibile e moderno senza rischi per l’ambiente e la salute dei consumatori. Un modello replicabile in altri territori italiani” – conclude Maurizio Calvitti.


