Compri i vestiti di cui hai bisogno e hai la possibilità di restituirli ricevendo un cashback. Ecco come funziona Aliquo, la piattaforma online di abiti usati per bambini nata dall’idea di due papà.
La crescita e diffusione di un modello di consumo altamente inquinante come quello del fast fashion, incentrato sul continuo ricambio di abiti a prezzi stracciati, riguarda anche l’abbigliamento per bambini. Visto il breve utilizzo degli abiti, molto spesso le famiglie ricorrono a capi fast fashion per risparmiare. Per questo, Rocco Valle e Alessandro Hoz, dallo loro esperienza come papà, hanno deciso di lanciare nel 2023 Aliquo, la piattaforma online di abiti usati per bambini.
Alessandro ha spiegato a TeleAmbiente come funziona e in che modo Aliquo può essere un’alternativa incentrata su circolarità, sostenibilità e risparmio.
“Nel mondo dei bambini, per quanto uno si possa sforzare di fare un abito con i criteri migliori, il tempo di utilizzo è la caratteristica che fa sì che le risorse impiegate per la produzione, costruzione e gestione dell’abito non vengano mai ammortizzate correttamente nel tempo. – spiega Alessandro – Il mercato si è spostato verso l’ultra-fast fashion, più economico, esteticamente con prodotti carini e interessanti, così spesso tanti consumatori chiudono un occhio o due su quello che c’è dietro al vestito“.
“L’unico modo, secondo noi, per cui diventa sostenibile un abito, è se questo possa raccontare più storie, vissuto da più bambini e bambine. Il nostro obiettivo quando abbiamo costruito questa azienda è stato quello di portare la sostenibilità a un livello conveniente. Quando qualcuno compra da noi un vestito, il conto che dovrebbe fare è che, dal prezzo che la persona paga, è incluso anche il fatto che, quando non andrà più bene, noi lo ritireremo, ridando a questa persona il 25% di quello che ha speso“, afferma Alessandro.
In merito alla propensione per l’acquisto di usato nel settore dell’abbigliamento, Alessandro spiega che “noi abbiamo sempre avuto prodotti usati quando eravamo piccoli, di parenti o amici. Quello che sta cambiando moltissimo è la propensione invece a comprare un prodotto da uno sconosciuto. Quindi, noi ci siamo messi in una posizione a favore delle famiglie. Non c’è con noi il tema della negoziazione con un altro privato, ma un rapporto diretto con noi“.
E aggiunge: “Con il servizio che noi facciamo per alcune aziende come scuole o squadre sportive, tutti ci segnaliano la preferenza di utilizzare una divisa ricondizionata rispetto a una nuova”.
Quanti italiani acquistano abiti second hand?
Il second hand per gli italiani non è più una seconda scelta: il 67% di chi acquista, infatti, comincia la sua ricerca proprio dall’usato. Superate, dunque, diffidenze e pregiudizi verso un cambio di percezione della second hand che diventa una scelta smart di cui andare fieri e da rivendicare con orgoglio (dati dell’Osservatorio Second Hand Economy).
Dall’indagine dell’Istituto Piepoli emerge ancora un altro dato incoraggiante: 4 italiani su 10 hanno acquistato almeno una volta abbigliamento di seconda mano, e tra loro il 57% preferisce appunto le piattaforme online come eBay, Depop, Vinted. Tra i meno giovani invece va sempre più di moda lo shopping nei mercatini.
Stileo ha indagato su quanti italiani, invece, acquistano da siti ultra-fast fashion nel report Fashion Research 2024. Lo studio riporta che il 79% degli italiani conosce i principali e-shop di questa categoria, con il 63% che dichiara di aver acquistato almeno una volta da questi e-commerce, mentre un 19% afferma di non aver mai fatto shopping in questo particolare tipo di shop online e di non avere intenzione di farlo in futuro.
Per quanto riguarda il possibile divieto di questi negozi in Italia a favore di produttori e le aziende locali, più della metà degli intervistati (54%) sarebbe d’accordo, anche se implicherebbe pagare di più per gli stessi prodotti, mentre il 26% sarebbe contrario.


