Il servizio andato in onda su Rai 3 mostra gli ingenti (e in alcuni casi inimmaginabili) danni. Cosa li ha causati? Tutto quello che non ha funzionato, dalla prevenzione alla fase post-emergenza.
Alluvione in Emilia-Romagna, un servizio di Report indaga sulle cause della tragedia. Il bilancio di quanto accaduto nello scorso maggio, come è noto, è drammatico: 17 morti (anche in maniera indiretta), decine di migliaia di sfollati e danni per diversi miliardi di euro. La causa principale è ovviamente il cambiamento climatico (prima la siccità epocale, poi una quantità di precipitazioni senza precedenti nel giro di due settimane, con il terreno che non era in grado di assorbire l’acqua), ma non è l’unica.
In 60 due anni non aveva mai piovuto così tanto nella pianura romagnola.
L’abbandono dell’Appennino e della sua manutenzione spiega in parte cosa sia successo.
👉Ne parliamo a #Report lunedì alle 21.20 su #Rai3 pic.twitter.com/SK42Br91Li— Report (@reportrai3) June 23, 2023
Nell’inchiesta di Report si indaga soprattutto sulla gestione del suolo e dei canali. Già dalle prime ore successive alla tragedia, si era parlato dell’eccessiva cementificazione del territorio e della mancata manutenzione di infrastrutture, ed è proprio su questo che si concentra il servizio della trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci. Le frane hanno devastato il territorio emiliano-romagnolo, ma non sono una novità assoluta causata esclusivamente dall’alluvione: cosa è cambiato rispetto a qualche tempo fa?
In soli due giorni, tra il 16 e il 17 maggio scorso sulla fascia dell’appennino romagnolo sono caduti fino a 250 mllimetri d’acqua. In 62 anni, in quest’area non ha mai piovuto così tanto #Report pic.twitter.com/zlYHOi262B
— Report (@reportrai3) June 26, 2023
Il clima
Il cambiamento climatico è senza dubbio il primo fattore che ha scatenato una tragedia devastante. Sull’Emilia-Romagna sono stati due i fenomeni estremi: all’inizio di maggio e poi verso la metà del mese. In particolare, nella zona dell’Appennino romagnolo, tra il 16 e il 17 maggio sono caduti fino a 250 millimetri d’acqua. In 62 anni, non si erano mai viste precipitazioni simili.
-Qui c’è un altro cratere. Questo sembra ci sia stata una bomba. É una zona che da sempre è fragile a livello geologico però nessuno ricorda cose di questo tipo
– Sembra un terremoto qua #Report pic.twitter.com/PqR0hJXzS1— Report (@reportrai3) June 26, 2023
I danni
I danni sono ingentissimi, ammontano a diversi miliardi di euro e riguardano tanto le infrastrutture pubbliche quanto quelle private. Nelle zone più colpite sono state diverse decine le frane, ma in alcuni casi le strade si sono letteralmente aperte. E non solo le strade.
Quelle aree, è risaputo da tempo, sono molto fragili a livello geologico, eppure mai prima dello scorso maggio si erano visti danni simili. Le strade non solo si sono aperte in più punti, ma il terreno sottostante si è letteralmente mescolato: sembra che sotto terra sia scoppiata una bomba o che ci sia stato un terremoto superficiale ma violento.
Ivan Mugnai ha perso la sua casa perché il monte è franato alle sue spalle spostando tutto il terreno intorno
– Era tutto piano, questo terreno era al piano del marciapiede
– Cioè ha scavato sotto la casa?
– Ha scavato sotto la casa! #Report pic.twitter.com/ubZ0VmbWCo— Report (@reportrai3) June 26, 2023
Report ha intervistato anche un residente delle zone alluvionate. La casa di Ivan Mugnai è completamente inagibile dopo la frana di un monte che si trovava nei pressi. Il terreno si è letteralmente spostato, scavando al di sotto della casa, che ora non si trova più allo stesso livello del marciapiede.
La mancata manutenzione
L’inchiesta si è concentrata anche sulle esondazioni di fiumi e torrenti, causate non solo dall’impressionante quantità di acqua caduta in poche ore. Dalle zone più alte, l’acqua ha trascinato con sé anche materiale vegetale (e non solo), ma il problema, come ha spiegato l’urbanista Pietro Cavalcoli, riguarda il sormonto e non la rottura degli argini. Almeno nel 90% dei casi, secondo l’ex dirigente per la pianificazione territoriale del Comune di Bologna.
Cioè la forza e la quantità d’acqua che è scesa insieme al materiale vegetale che viene però dalle colline si è fermato in tutti i ponti, in tutte le curve e l’acqua è uscita, quindi nel 90% dei casi abbiamo un problema di sormonto e non di rottura degli argini #Report pic.twitter.com/H4IRlPfsRY
— Report (@reportrai3) June 26, 2023
Di chi sono le responsabilità di quanto accaduto? Lo stabilirà la Magistratura, ma intanto si cerca di capire le cause della tragedia. E c’è un nodo-chiave: i sistemi per raccogliere l’acqua in eccesso ed evitare esondazioni. Che, per usare un eufemismo, non hanno funzionato bene. La Regione Emilia-Romagna aveva progettato 23 casse di espansione, finendone però solo 13. Il sistema si basa su enormi invasi costruiti intorno al fiume al cui interno, in caso di esondazione, si fanno confluire le acque.
La regione aveva progettato 23 casse di espansione per raccogliere l’acqua in eccesso, la Regione ne ha finite solo 13. Il sistema è semplice: vengono costruiti degli enormi invasi intorno al fiume e in caso di esondazioni si fanno confluire le acque al loro interno #Report pic.twitter.com/q5BAStX4Cs
— Report (@reportrai3) June 26, 2023
Le responsabilità, comunque, sembrano da dividere tra i vari enti locali. La Regione Emilia-Romagna aveva fatto un decreto d’esproprio per trasformare le cave in casse d’espansione, ma i tempi burocratici non avrebbero consentito di evitare la tragedia, come spiega la vicepresidente Irene Priolo.
C’è un progetto sul quale il Presidente ha già fatto il decreto di esproprio perché da cava deve diventare cassa e quindi l’iter amministrativo è in corso. Ma anche se avessimo affidato la gara rispetto all’evento la cassa non sarebbe stata terminata #Report pic.twitter.com/r3EiDvR897
— Report (@reportrai3) June 26, 2023
Il sistema non funziona ugualmente lungo l’intero corso dei fiumi. Ed è proprio questo che non ha impedito il disastro.
– Da quanti anni che sta così?
– Che sta così sono 6-7 anni. E se fosse stata in funzione con tutte queste qua, non gliel’ho so dire se avesse fatto i danni che ha fatto giù #Report pic.twitter.com/y0aFyfGd37— Report (@reportrai3) June 26, 2023
Un altro problema: la Regione, che dovrebbe occuparsi della manutenzione di fiumi e altri corsi d’acqua, ha scelto di delegare ai singoli Comuni. Non tutte le amministrazioni comunali hanno ottemperato ai loro doveri e questo ha vanificato il tutto, perché i corsi d’acqua sono sistemi costituiti da punti estremamente interdipendenti.
La Regione dovrebbe occuparsi della manutenzione dei fiumi anche se in alcuni casi ha delegato ai comuni i singoli interventi. Ma si tratta di un lavoro inutile se non viene fatto da tutti i comuni contemporaneamente #Report pic.twitter.com/pwPV5Of4Jn
— Report (@reportrai3) June 26, 2023
Tra i Comuni più colpiti dell’alluvione, come è noto, c’è Faenza (Ravenna). Il sindaco, Massimo Isola, ha spiegato: “Non so cosa succede nei Comuni precedenti al mio. O facciamo un percorso dalla sorgente alla foce del fiume, o il lavoro di ogni singolo Comune sarà inadeguato e insufficiente, perché il fiume non conosce confini amministrativi“.
Io non so quello che succede nei comuni precedenti al mio, è questo che dico, o facciamo un percorso dalla sorgente alla foce oppure il lavoro che fa ciascun singolo comune è inadeguato è insufficiente perché il fiume non conosce confini amministrativi #Report pic.twitter.com/8AA01PJiIf
— Report (@reportrai3) June 26, 2023
L’inadeguatezza istituzionale
Irene Priolo, intervistata da Report, sottolinea anche l’eccessiva frammentazione delle norme e delle competenze a livello istituzionale. Due esempi: la difesa del suolo compete al Ministero dell’Ambiente, la pianificazione e la programmazione all’Autorità di bacino del Po, che ha uno sguardo più diretto rispetto agli eventuali problemi e soluzioni. Eppure, proprio a quest’ultima, prima dell’alluvione, il governo ha tolto 6 milioni di euro di fondi destinati alle spese di gestione dell’ente e alla progettazione di interventi necessari. Quei fondi potevano essere disponibili già a gennaio per progettare opere di prevenzione in aree particolarmente a rischio idrogeologico, ora arriveranno come contributo per l’emergenza ma saranno disponibili solo dal prossimo luglio.
L’autorità di bacino del Po deve scrivere i progetti per contrastare i fenomeni legati alla difesa del territorio. Eppure il governo gli ha tolto 6 milioni di euro prima dell’alluvione. Segui #Report ora in diretta su #Rai3👇https://t.co/ncB8yhNKKR pic.twitter.com/l7frdpTjw3
— Report (@reportrai3) June 26, 2023
La cementificazione
Report fa anche un excursus storico sul territorio dell’Emilia-Romagna. Sin dai tempi dei romani, territori paludosi estremamente vasti sono stati bonificati, e questo è avvenuto in maniera costante nel tempo. Ma è nel secondo Dopoguerra che arriva una delle cause della tragedia: un’eccessiva urbanizzazione, con forte e costante cementificazione, ma anche tentativi di ottenere il massimo dai terreni agricoli. Il risultato combinato di questi due fattori è semplice: il terreno è diventato sempre più impermeabile (senza contare quanto la situazione sia stata aggravata dalla siccità). La cementificazione, poi, in alcune zone tra le più colpite (Forlì e Ravenna), negli ultimi anni è stata pari a oltre il doppio della media nazionale. A livello regionale, invece, nell’ultimo anno l’Emilia-Romagna è la terza Regione italiana per cementificazione (dati Ispra).
Durante l’alluvione uno dei punti più al sicuro di Forlì è stato il palazzetto dello sport dove molti volontari si sono organizzati per aiutare. Ma come sono state gestite le attività durante l’emergenza? Segui #Report ora in diretta su #Rai3👇https://t.co/ncB8yhNKKR pic.twitter.com/jLzl6ztKf4
— Report (@reportrai3) June 26, 2023
L’inadeguatezza istituzionale emerge non solo nella fase di prevenzione, ma anche in quella emergenziale e post-emergenziale. Ed emerge in modo surreale e grottesco. Ai cittadini residenti e ai volontari che hanno tentato di liberare case e strade dal fango, sono arrivate indicazioni estremamente contraddittorie e fuorvianti da parte di Regione, Protezione civile e autorità comunali. L’imbarazzo di Irene Priolo, vicepresidente dell’Emilia-Romagna, rende l’idea molto più di tante parole.


