Sorseggiare un cocktail nei locali di Dubai con un ghiaccio millenario, purissimo, che ha viaggiato per 9.000 miglia nautiche. Il legame tra la Groelandia e gli Emirati Arabi Uniti che è solo un’ode al consumismo.
Potrebbe sembrare assurdo eppure è il business della startup Artic Ice, che raccoglie il ghiaccio dell’Artico e lo trasporta fino a Dubai, dove verrà utilizzato per preparare i costosissimi drink. L’idea del fondatore Malik Rasmussen ha sollevato molti dubbi sulla sostenibilità di questo commercio, dato che il ghiaccio della Groenlandia arriva negli Emirati Arabi Uniti passando per la Danimarca.
Ne avevamo davvero bisogno? In molti sul web si sono scagliati contro la startup: “Non dovresti preoccuparti degli effetti del riscaldamento globale piuttosto che vendere l’acqua dei ghiacciai?” o “Cos’è questa distopia?”. Altri scrivono solamente “greenwashing” tra i commenti.
Ma qual è la differenza con il ghiaccio che solitamente troviamo nei cocktail e nelle bevande che ordiniamo al bar (non quelli di Dubai ovviamente)? L’aspetto che rende il ghiaccio dell’Artico così speciale è che si fonde molto più lentamente, favorendo la degustazione dei drink, oltre al fatto che è purissimo ed incontaminato. Insomma, non è un ghiaccio qualunque.
“Il ghiaccio artico proviene direttamente dai ghiacciai naturali dell’Artico che sono rimasti allo stato congelato per più di 100.000 anni. Queste parti delle calotte glaciali non sono state in contatto con alcun suolo o contaminate da sostanze inquinanti prodotte dalle attività umane. Ciò rende Arctic Ice l’H20 più pulito sulla Terra”, si legge sul sito dell’azienda di Nuuk.
Dalla Groelandia a Dubai, quanto impatta sull’ambiente il commercio del ghiaccio più puro al mondo?
Ma quale impatto ha la raccolta del “ghiaccio nero” (si chiama così quello purissimo) sull’ambiente?
Il Guardian ha pubblicato una mappa che traccia una possibile rotta marittima che va dalla Groenlandia a Dubai. Un tragitto che prevede un tempo di 19 giorni e una distanza di circa 9mila miglia nautiche sarebbe il più efficiente e sostenibile.
L’azienda si difende così, “le operazioni sono progettate per ridurre al minimo l’impatto ambientale. Utilizziamo le rotte cargo esistenti in modo più efficiente, riducendo le emissioni di CO2 per container spedito da e verso la Groenlandia”. Le navi che salpano sulla rotta della Groelandia ritornano infatti in Europa quasi vuote “quindi i container spediti dalla Groenlandia ridurranno anche le emissioni per i container diretti in Groenlandia”, si legge sul sito di Artic Ice.
Secondo Artic Ice, la sua attività non danneggia i ghiacciai perché vengono raccolti solo gli iceberg che si sono già staccati naturalmente. Non è molto chiaro come la popolazione della Groelandia possa beneficiare di questa operazione commerciale che comunque va ad impattare su un territorio che subisce pesantemente gli effetti del cambiamento climatico. Forse un giorno gli Inuit diventeranno tutti cacciatori di ghiaccio, ma avevamo davvero bisogno di un’altra trovata di lusso per creare un prodotto destinato a svanire in pochi minuti?


