Niente asterisco e schwa nelle comunicazioni ufficiali ma rispetto della lingua italiana: la circolare del Ministero

Niente asterisco e schwa nelle comunicazioni ufficiali ma rispetto della lingua italiana: la circolare del Ministero

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Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha inviato a tutte le scuole una circolare per ribadire che nelle comunicazioni ufficiali è imprescindibile il rispetto delle regole della lingua italiana e che segni come l’asterisco e la schwa sono in contrasto con la lingua

Niente segni grafici come asterisco e schwa nelle comunicazioni ufficiali. La circolare del Ministero dell’Istruzione e del Merito, inviata a tutte le scuole, ribadisce che nelle comunicazioni ufficiali è imprescindibile il rispetto delle regole della lingua italiana. Dunque l’uso di segni grafici non conformi, come l’asterisco e lo schwa, è in contrasto con le norme linguistiche e rischia di compromettere la chiarezza e l’uniformità della comunicazione istituzionale.

Ambiguità e disomogeneità

Il Ministero ricorda infatti in una nota che l’Accademia della Crusca ha più volte evidenziato che tali pratiche non sono grammaticalmente corrette e che il loro impiego, specialmente nei documenti ufficiali, ostacola la leggibilità e l’accessibilità dei testi. Per il Mim l’uso arbitrario di questi simboli introduce elementi di ambiguità e disomogeneità, rendendo la comunicazione meno comprensibile e meno efficace.

I pareri dell’Accademia della Crusca su asterisco e schwa

Nella circolare vengono ricordati i pareri dell’Accademia della Crusca. Sull’asterisco il parere è datato 24 settembre 2021 e afferma che “L’asterisco non è utilizzabile in testi di legge, avvisi o comunicazioni pubbliche, dove potrebbe causare sconcerto e incomprensione in molte fasce di utenti, né, tanto meno, in testi che prevedono la lettura ad alta voce”, a causa l’impossibilità della resa fonetica. In merito allo schwa, la circolare ricorda che “nello stesso parere si afferma che sul piano grafico il segno per rappresentarlo (la e rovesciata) non è usato come grafema neppure in lingue che, diversamente dall’italiano, hanno lo schwa all’interno del loro sistema fonologico“.

La maggioranza approva

Fabio Petrella, deputato di Fratelli d’Italia, esprime soddisfazione per questa decisione del Ministero: “La nostra lingua ha una storia millenaria e una struttura ben definita, che non può essere alterata da forzature ideologiche prive di fondamento normativo. L’italiano deve essere tutelato e trasmesso correttamente alle nuove generazioni, senza inutili artifici che rischiano di compromettere la comprensibilità dei testi ufficiali e la stessa funzione educativa della scuola“. Per il deputato della Lega Rossano Sasso è l’ennesimo successo contro l’ideologia gender.

No alla lingua LGBT

Parole simili arrivano da Pro Vita e Famiglia: “Il rifiuto della ”neolingua LGBT” è un forte richiamo al rispetto non solo delle regole della lingua italiana ma anche e soprattutto della realtà: non esistono generi neutri o altri sessi oltre al maschile e femminile”.

Basta ideologia

Il governo fa appello al rispetto della lingua italiana solo quando deve condurre battaglie ideologiche di retroguardia. Invece di impegnarsi per la costruzione di una scuola e di ambienti di apprendimento realmente inclusivi, anche nell’uso della lingua, anziché occuparsi di questioni cruciali come il precariato, il recupero dei tagli, il dimensionamento scolastico, l’edilizia scolastica, qualità degli apprendimenti, il ministro lancia una circolare ideologica, nel giubilo dei colleghi di partito. Con la solita scusa dell’inesistente teoria gender, dimenticano di occuparsi di studenti e docenti. Valditara si occupi dei problemi della scuola, che sono tanti. Basta fare ideologia sulla pelle dei ragazzi”. Lo scrive Irene Manzi, responsabile nazionale scuola del Pd.

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