Australia, senatrice mostra salmone morto in Parlamento. Ecco il motivo

Australia, senatrice mostra salmone morto in Parlamento. Ecco il motivo

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Durante una discussione in Parlamento, la senatrice Sarah Hanson-Young mostra un salmone morto per protestare contro gli allevamenti intensivi.  

Che gli allevamenti intensivi siano sinonimo di inquinamento, maltrattamento e orrore è cosa nota. Nonostante le battaglie degli ambientalisti, però, l’industria zootecnica sembra essere intoccabile. Troppi gli interessi economici in ballo dietro la trasformazione degli animali in bistecche, cotolette e polpette. In Australia, però, la senatrice di The Australian Greens (AG), Sarah Hanson-Young, sfida il sistema durante una seduta del Parlamento.

Oggetto del dibattito è una proposta di legge a tutela degli allevamenti intensivi di salmoni a Macquarie Harbour. Qui, all’interno del fiordo considerato patrimonio mondiale dell’UNESCO, milioni i pesci uccisi ogni anno per soddisfare i palati dei cittadini. Proprio per questo la senatrice di The Australian Greens (AG), Sarah Hanson-Young, prima attacca la senatrice di The Australian Labor Party (ALP), Jenny McAllister, poi mostra un salmone morto all’interno di un sacchetto di plastica, infine ribadisce i rischi ambientali degli allevamenti intensivi. Tra indignazione e trambusto, la Presidente del Senato, Sue Lines, chiede la rimozione dell’animale.

Secondo gli ecologisti, le sostanze chimiche dell’industria zootecnica, oltre a essere assorbite dai pesci pronti a finire sulle tavole, possono compromettere, forse per sempre, la sopravvivenza della fauna residente negli abissi di uno dei territori più affascinanti del pianeta Terra.

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Pesci stressati, spezzati a metà o abbattuti attraverso pratiche irregolari. Queste alcune immagini di un’inchiesta choc di Essere Animali in un allevamento intensivo di anguille, storioni e trote, in provincia di Treviso, in Veneto. A girare le clip sotto copertura è stato un ex dipendente della struttura. Dopo essere arrivati nell’edificio a bordo dei camion, i pesci vengono scaricati, ad altissima velocità e da un’altezza elevata, in vasche di stoccaggio, senza l’utilizzo di scivoli. Una vera e propria crudeltà che – oltre a provocare stress agli animali – li spezza perfino a metà. Un orrore che, soprattutto durante le fasi di pescaggio, mostra oltretutto uomini soliti prendere a calci anguille, storioni e trote.

Problematici, inoltre, gli abbattimenti. Già, perché secondo un responsabile dell’allevamento intensivo, l’80% degli animali muore per asfissia, nonostante le raccomandazioni della Commissione Europea sull’utilizzo corretto della corrente elettrica. Proprio per questo gli ecologisti, che hanno lanciato già la Campagna “Etichettatura Insostenibile”, hanno chiesto al Ministero della Salute maggiori controlli per garantire il benessere dei pesci.

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