Tra i gatti uccisi dal virus anche esemplari che vivevano costantemente all’interno delle loro case: il contagio è avvenuto tramite il cibo consumato.
L’influenza aviaria H5N1 continua a diffondersi negli Stati Uniti a livelli assolutamente preoccupanti. Il virus continua a mutare e ha già compiuto diversi salti di specie, come dimostrano le ultime, drammatiche notizie. Diverse persone sono già risultate positive, il che fa capire come lo ‘spillover’ sia già avvenuto, ma la massima preoccupazione è che il virus possa diffondersi anche da uomo a uomo.
Aviaria, strage nel santuario di felini
Una vera e propria strage si è consumata all’interno di un santuario per felini, il Wild Felid Advocacy Center di Shelton, nello Stato di Washington. Tra novembre e dicembre, infatti, sono morti venti animali esotici, tra cui una tigre del Bengala, alcune linci rosse e coguari. Al momento, fa sapere il rifugio, ci sono anche tre animali ricoverati, di cui uno in condizioni molto gravi.
“Non abbiamo mai visto niente di simile, qui in genere gli animali muoiono di vecchiaia” – ha spiegato Mark Mathews, direttore del Wild Felid Advocacy Center, al New York Times – “Invece, a morire oggi sono anche esemplari abbastanza giovani. Siamo di fronte a un virus abbastanza aggressivo“.
Sulle cause dell’epidemia, ci sarebbero ben pochi dubbi: con tutta probabilità, gli animali ospiti del rifugio sono venuti a contatto con uccelli infetti. I primi casi di animali malati erano emersi a fine novembre, con il centro che era stato chiuso al pubblico. Il 6 dicembre, il responso definitivo delle analisi sugli animali infetti aveva confermato che si trattava proprio di influenza aviaria. E nei giorni successivi, molti degli animali che si erano ammalati sono morti.
Aviaria, altre morti in uno zoo
Un altro focolaio è stato invece accertato in uno zoo di Phoenix, in Arizona, dove sono ospitati diversi felini: inevitabile la chiusura della struttura. Un comunicato della Contea di Maricopa fa sapere che sono in corso indagini epidemiologiche e una sorveglianza attiva sul personale dello zoo che è stato maggiormente a contatto con gli animali infetti. L’aviaria ha colpito infatti alcuni animali esotici e ucciso un ghepardo, un leone di montagna, un pollo sultano, un’oca indiana e un dacelo (o kookaburra). Una tigre contagiata dal virus, dopo le prime cure, ha invece visto migliorare le proprie condizioni. Lo riportano alcuni media locali.
“Siamo profondamente addolorati nel dover comunicare la morte di alcuni animali tanto amati, ma fortunatamente siamo stati rapidi nel rispondere all’emergenza, attuando subito robusti protocolli di biosicurezza, grazie anche alla collaborazione delle autorità della Contea, dello Stato e federali“, ha spiegato la presidente dello zoo, Kristy Hayden.
Sempre in Arizona, recentemente sono stati accertati due diversi focolai di aviaria nel pollame, uno in una grande fattoria e uno in un pollaio domestico.
Aviaria, morti anche gatti domestici
Mentre il virus ormai dilaga non solo negli uccelli selvatici, ma anche nel pollame e nelle mucche, emergono anche i primi casi di sintomi e morte tra i gatti domestici. A metà dicembre, ad esempio, a Los Angeles era partita un’indagine da parte del Dipartimento locale della Sanità in merito a due gatti che avrebbero bevuto del latte crudo. Inizialmente, come spiega anche il Centro per la Ricerca sulle Malattie infettive dell’Università del Minnesota, i due gatti avevano iniziato a mostrare sintomi come perdita di appetito, febbre e problemi neurologici. Alla fine, con il peggiorare dei sintomi, i gatti erano morti e le analisi avevano confermato il contagio da influenza aviaria.
Un episodio simile è avvenuto invece pochi giorni fa in Oregon: un gatto domestico che aveva mangiato del cibo specifico, precedentemente congelato e prodotto da una nota azienda (la Northwest Naturals, che distribuisce i propri prodotti in quasi tutti gli Stati Uniti), aveva contratto l’infezione e poi è morto. L’ipotesi del contagio a partire dal cibo è stata confermata anche dalle autorità locali. Ryan Scholz, veterinario del Dipartimento statale dell’Agricoltura, ha infatti spiegato all’ABC: “Siamo certi che la fonte del contagio sia il cibo consumato, quel gatto passava tutto il tempo in casa e non poteva essere stato esposto al virus nell’ambiente. Inoltre abbiamo sequenziato il genoma del virus nel gatto e nel cibo: la corrispondenza è esatta“. L’azienda, a quel punto, ha prontamente richiamato dal mercato il lotto di quel cibo per gatti.
La situazione attuale
Dopo il caso del gatto morto di aviaria nell’Oregon, la sua famiglia viene monitorata costantemente nel caso in cui dovessero emergere sintomi influenzali riconducibili al virus H5N1. Finora, in otto diversi Stati Usa, sono stati riscontrati poco più di 60 casi nell’uomo, in genere con sintomi lievi. Tuttavia, una persona nello Stato della Louisiana è stata ricoverata in ospedale con sintomi molto gravi. Tutti i casi accertati, finora, sono riconducibili ad allevamenti di pollame o a fattorie.
Le autorità sanitarie, locali, statali e federali, nella speranza di prevenire nuovi contagi hanno diffidato i cittadini dal consumare latte crudo o carne poco cotta e dal somministrarli ai loro animali domestici. Non solo: la cittadinanza è invitata a segnalare la presenza di uccelli malati o morti, e a tenere lontani animali domestici o da fattoria dalla fauna selvatica.


