aviaria oms onu

Aviaria, Oms e Onu: “Il rischio globale resta basso”

Tabella dei Contenuti

Il rischio diventa però più alto nel caso delle persone più esposte per motivi professionali. Per questo, dopo la morte di una bambina di tre anni in Messico, il monitoraggio locale e internazionale prosegue con attenzione.

Tra i tanti virus che circolano nel mondo, il ceppo H5N1 dell’influenza aviaria appare, a detta della maggior parte degli esperti sanitari, quello con il maggior potenziale pandemico. La sua diffusione crescente aumenta infatti la probabilità di un vero e proprio ‘spillover’ o salto di specie, e sono già diversi i casi, in tutto il mondo, di infezioni nell’uomo. L’ultimo, recentemente, è stato il decesso di una bimba di appena tre anni in Messico. Ad ogni modo, nelle scorse ore, è arrivata una rassicurazione ufficiale da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e altre varie agenzie Onu come l’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) e l’Organizzazione mondiale per la salute animale (Woah).

Le varie agenzie Onu, infatti, hanno pubblicato una valutazione congiunta aggiornata, che fa il punto della situazione relativa agli ultimi giorni e settimane. “La trasmissione tra animali dell’influenza aviaria continua a verificarsi e viene segnalato un numero crescente, seppur limitato, di infezioni umane. Il rischio per la salute pubblica globale dovuto ai virus dell’influenza aviaria A(H5) resta basso, mentre il rischio di infezione per le persone esposte per motivi professionali è da basso a moderato, a seconda delle misure di mitigazione del rischio in atto e della situazione epidemiologica locale” – si legge nel rapporto – “Sebbene sia prevedibile che si verifichino ulteriori infezioni umane associate all’esposizione ad animali infetti o ad ambienti contaminati, l’impatto complessivo di tali infezioni sulla salute pubblica a livello globale è attualmente considerato di scarsa entità. La valutazione potrebbe cambiare se e quando saranno disponibili ulteriori informazioni epidemiologiche o virologiche“.

L’ultima frase è quella più significativa. Il rischio resta basso secondo le massime autorità sanitarie mondiali, ma la situazione è in costante divenire. Anche perché alla maggior possibilità di diffusione del virus corrisponde una probabilità maggiore di un salto di specie che potrebbe portare alla trasmissione dell’influenza aviaria anche da un essere umano all’altro. È anche per questo che, in Paesi che hanno già accertato casi di infezione nell’uomo, l’attenzione e la sorveglianza epidemiologica sono particolarmente strette ed approfondite. È il caso del Messico, che ha fatto registrare, già nel giugno del 2024, il primo decesso per H5N1 e che meno di due settimane fa ha ufficializzato la morte, sempre a causa dell’influenza aviaria, della bambina di tre anni residente nello Stato di Durango.

Proprio a Durango, la autorità sanitarie locali e nazionali hanno accertato alcuni focolai di virus A H5N1 negli uccelli, anche se l’esatta fonte di infezione è ancora oggetto di indagine. Parallelamente, sono stati tracciati i contatti della bambina di tre anni morta lo scorso 8 aprile per complicanze respiratorie: sono in tutto 91 persone, di cui 21 contatti familiari, 60 operatori sanitari e dieci persone provenienti da un asilo nido. A 49 di questi contatti sono stati somministrati tamponi faringei e nasofaringei, tutti negativi. Sia le autorità messicane che l’Oms hanno spiegato che ad oggi non sono stati identificati altri casi di contagio relativi a quel caso.

Qualsiasi infezione umana causata da un nuovo sottotipo di virus dell’influenza aviaria è considerata un evento potenzialmente significativo per la salute pubblica ed è soggetta a notifica obbligatoria” – ricorda l’Oms – “La situazione potrebbe cambiare progressivamente con l’acquisizione di maggiori informazioni, pertanto il monitoraggio di questi virus e della situazione epidemiologica globale proseguono con attenzione“.

Pubblicità
Articoli Correlati