Bigenitorialità, la proposta di revisione della legge per proteggere i figli di genitori violenti

Bigenitorialità, la proposta di revisione della legge n°54 per proteggere i figli dalla violenza

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In caso di violenza in famiglia il principio della bigenitorialità non può essere un dogma ed è necessario riformare la legge n°54 del 2006 per garantire la sicurezza di donne e bambini.

La proposta di legge di cui la deputata Ascari è prima firmataria mira ad assicurare che, una volta lasciato il coniuge violento, questo non possa automaticamente vedere i figli ma venga fatta prima una valutazione sulle specificità del caso e sia valutato da esperti se la frequentazione del genitore accusato di violenza possa avere comunque un impatto positivo sul minore.

Stefania Ascari, prima firmataria della proposta, ha spiegato le motivazioni che rendono necessaria la modifica: “Il principio della bigenitorialità è sicuramente un principio sacrosanto, ma come è stato detto oggi non è un dogma. Non può esserci bigenitorialità a tutti i costi, soprattutto in presenza di un genitore violento. Questo perché non tutela il minore, ma soprattutto assistiamo oggi ad affidi condivisi dove parallelamente ci sono denunce e condanne per maltrattamenti. Ovviamente questo mette in pericolo la salute psicofisica dei bambini e delle bambine, questo è inaccettabile.

Io – conclude Ascari- ho chiesto espressamente una modifica alla luce dell’ascolto e del lavoro condiviso fatto con avvocati, avvocate magistrati, magistrate, associazioni, madri che hanno subito l’allontanamento coatto dei propri figli perché considerate non collaborative con l’uomo violento. E questo è inaccettabile soprattutto perché tutta questa burocrazia si trasforma in violenza istituzionale che ricade soprattutto e in primi sui bambini e sulle bambine.”

Presente alla conferenza stampa presso la Camera, Alfredo Di Costanzo, avvocato che ha dichiarato: “Innanzitutto la prima critica che si fa a questa legge è l’applicazione della PAS, dell’alienazione parentale, nelle aule dei tribunali perché più delle volte capita che una donna denunci dei maltrattamenti verso se stessa o verso i propri figli e finisce proprio dopo per essere non soltanto non creduta in questi maltrattamenti ma addirittura escusa dalla vita del figlio fino a  vedersi limitata se non sospesa la responsabilità genitoriale e quindi finire per vedere il figlio soltanto in modalità protetta.

La questione, a mio avviso,- continua Di Costanzo-  è che l’accento va posto sul fatto che i giudici non vanno ad
analizzare quelle che sono le singole specificità dei casi. Come ho detto prima, la bigenitorialità viene applicata come se fosse un dogma senza andare a guardare quelle che sono le criticità, le specificità dei singoli casi. E’ come se io volessi mettere questo abito addosso a una persona che o è più grande o più piccola di me senza tenere appunto conto della misura, del taglio e anche dei gusti di quella persona.”

“Il punto critico,-sostiene l’avvocato Luciano Castaldidolente di questa norma che è attualmente vigente è quella della fido condiviso come un dogma che viene applicato a tutti i costi. Non applicato in esito ad un esame approfondito del caso specifico perché ahimè non tutti i genitori sono capaci di assumere su di sé l’affidamento condiviso. Ci sono casi specifici in cui l’affido condiviso non è possibile. In molti fori, in molti tribunali c’è un’applicazione disorganica di questo principio e ci troviamo dinanzi a casi in cui sebbene non bene siano i presupposti viene applicato l’affidamento condiviso.”

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