Il biometano è uno strumento prezioso per garantire la transizione ecologica ed energetica nel nostro Paese, ed è anche per questo che gli impianti sono stati finanziati con il Pnrr. Tuttavia, i siti di produzione possono avere un impatto sui territori ed è emerso un caso, portato in Parlamento dalla deputata Valentina Barzotti: alcuni gestori hanno ceduto gli impianti, finanziati con soldi pubblici, ai privati.
Il biometano è senza dubbio uno strumento prezioso per garantire la transizione ecologica ed energetica nel nostro Paese, ed è anche per questo che gli impianti sono stati finanziati con i fondi del Pnrr. Tuttavia, i siti di produzione sono comunque impattanti sui territori e inoltre, in questi giorni, sta emergendo un vero e proprio caso, denunciato anche in Parlamento da Valentina Barzotti, deputata del Movimento 5 Stelle: non appena diventano pienamente operativi, questi impianti vengono ceduti dai gestori ai privati. In pratica, il finanziamento con i fondi pubblici consente la massimizzazione dei profitti privati.
“Noi abbiamo presentato un’interrogazione al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, direttamente in Commissione, per parlare di ciò che sta accadendo rispetto agli impianti di biometano, specialmente in Lombardia, dove si trovano quasi 500 impianti, un terzo del totale in Italia. Questo determina una serie di problemi, in primis di tipo ambientale: questi impianti spesso sono sovradimensionati rispetto alla capacità agronomica dei territori e la presenza di digestato può produrre una serie di problematiche come emissioni odorigene, inquinamento delle falde e presenza di ammoniaca. Sono delle problematiche anche a livello europeo” – ha spiegato a TeleAmbiente l’onorevole Valentina Barzotti – “Dall’altra parte, c’è il tema della cessione di questi impianti che ci è stato segnalato: vengono praticamente finanziati con il Pnrr, quindi con risorse pubbliche che sono volte a una reale e concreta transizione ecologica di cui il nostro Paese ha estremamente bisogno, ma poi questi impianti, poco dopo aver ricevuto le relative autorizzazioni, vengono ceduti a privati. Questo crea una serie di speculazioni che ci portano verso operazioni pensate per la rendita dei privati piuttosto che per una transizione reale per l’interesse dei nostri territori. Queste operazioni cadono sulla testa dei cittadini e creano problemi sui territori, perché non servono ai territori né ai loro abitanti. Interessano solo a pochi privati che traggono guadagno con i soldi pubblici“.
“La replica del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica alla nostra interrogazione a risposta immediata è stata abbastanza scarna e deludente. Intanto perché non ha riconosciuto effettivamente che ci siano state queste cessioni, ma noi abbiamo portato degli esempi concreti che si stanno già realizzando e che sono stati oggetto di articoli di stampa” – ha poi aggiunto la deputata del Movimento 5 Stelle – “Inoltre, non ha pensato né riferito di alcun monitoraggio, invece, essendoci questo rischio speculativo, questo rischio di perdita di risorse pubbliche e questo rischio anche di inquinamento, dovrebbero esserci una vigilanza e un monitoraggio molto seri, cosa che in questo momento non c’è assolutamente“.


