Ospiti del Magazine di Teleambiente dedicato al “bird strike” sono Claudio Eminente di ENAC e Fabio Masci di “The Edge Company”.
Immaginate di salire a bordo di un aereo, di allacciare le cinture e di sognare la vacanza desiderata. Durante il decollo o l’atterraggio, però, il velivolo impatta con un uccello. Un fenomeno ribattezzato “bird strike” che, soprattutto negli ultimi tempi, sembrerebbe essere aumentato. Dopotutto da oltre 100 anni il cielo, che un tempo era popolato soltanto dagli animali ricoperti di piume, accoglie gli esseri umani seppur a bordo di velivoli. Inevitabile, dunque, l’incontro, anzi, lo scontro, tra i due.
Fino a oggi, in tutto il mondo oltre 800 le persone morte e almeno 739 gli aerei andati distrutti a causa del “bird strike”. Ma perché si verifica questo fenomeno? È davvero pericoloso? Quali strategie possono prevenirlo? A rispondere a queste e altre domande nel Magazine di Teleambiente dedicato al “bird strike” sono l’ingegnere Claudio Eminente, Direttore Centrale Programmazione Economica e Sviluppo Infrastrutture dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC) e Presidente del Comitato Nazionale “Wildlife Strike Committee”, e Fabio Masci, ex pilota dell’Aeronautica Militare e Founder e CEO di “The Edge Company”.
Bird strikes can cause major issues to airliners, as it’s thought to have happened in the Jeju Air flight 2216 today’s disaster.
This is an Air China Airbus A320 striking a flock of birds on December 5, 2024 at Xiamen Gaoqi International Airport.pic.twitter.com/IVHw09PJIU
— Massimo (@Rainmaker1973) December 29, 2024
Bird strike, l’intervista a Claudio Eminente (ENAC)
Che cosa è il “bird strike”?
“Il “bird strike” è l’impatto tra un aereo e un uccello. Durante l’urto, l’energia in gioco è abbastanza significativa, perché si verifica una relazione diretta tra la massa dei soggetti coinvolti, quindi, massa del velivolo e massa dell’uccello, e il quadrato della velocità“.
Il primo incidente documentato tra un aereo e un uccello risale al 1905. Ma perché, soprattutto negli ultimi decenni, il fenomeno sembra essere frequente?
“Innanzitutto, la consapevolezza da parte dei soggetti coinvolti nel riportare i casi di “bird strike” è aumentata. In secondo luogo, gli eventi sono correlati strettamente al traffico aereo decisamente cresciuto, a parte l’intervallo relativo alla pandemia di Covid. Anche la popolazione di uccelli, però, è prosperata in maniera esponenziale soprattutto nella vicinanza delle aerostazioni. Queste ultime vengono viste dalla fauna selvatica, in particolare dai volatili, come aree sicure e tranquille“.
Fino a oggi, in tutto il mondo oltre 800 le persone morte e almeno 739 gli aerei andati distrutti a causa del “bird strike”. Qual è stato l’impatto più eclatante nella storia?
“Quello del volo US Airways 1549 finito nel fiume Hudson, a New York, negli Stati Uniti d’America, il 15 gennaio 2009. Dopo essere decollato da LaGuardia Airport, l’aereo si scontrò con uno stormo di oche selvatiche. A causa di alcune avarie, il pilota, che non riuscì a rientrare nello scalo di partenza, decise di atterrare nel fiume Hudson con una manovra sì complessa ma senza conseguenze per i 155 passeggeri a bordo“.
Quali strategie si stanno mettendo a punto per prevenire il “bird strike”?
“Ci sono due modalità indicate dalle normative internazionali e nazionali. In ambito aeroportuale, la prima opzione prevede meccanismi di ispezione della pista in modo continuativo, così da procedere all’allontanamento della fauna selvatica, o metodi di dissuasione come il distress call, cioè un apparecchio solito simulare il grido degli uccelli in difficoltà, l’utilizzo dei falchi efficaci per determinate tipologie di volatili, l’adozione di droni per individuare e mandare via gli animali o l’installazione di cannoni attivabili con discrezionalità per non abituare troppo gli inquilini indesiderati. La seconda opzione si riferisce, invece, all’eliminazione o alla limitazione delle fonti attrattive all’esterno delle aerostazioni come discariche, allevamenti intensivi, coltivazioni intensive e industrie di trasformazione. Proprio per questo i gestori degli scali aeroportuali stanno mettendo in atto forme di dialogo con stakeholders e Autorità Locali. Credo che questa sia la principale sfida per il futuro“.
Birdstrike caught on camera from the flight deck pic.twitter.com/UGTNLdTkPy
— Aviation (@webflite) July 18, 2024
Bird strike, l’intervista a Fabio Masci (“The Edge Company”)
L’impatto di un uccello di cinque chili contro un aereo a 240 km/h equivale a mezza tonnellata lanciata da un’altezza di tre metri. Ma perché i volatili sbattono contro un velivolo?
“Gli aeroporti rappresentano un habitat naturale ideale per gli uccelli. Ci sono ampie aree pianeggianti con l’erba tagliata molto corta, dunque, sicura per la fauna selvatica. Inoltre, i volatili, trovando cibo in abbondanza, possono riprodursi. Tra l’altro, alcuni uccelli sono abituati a decolli e atterraggi dei velivoli. Un esempio? Le gazze ladre stanziali vicino a un aeroporto di Verona. Diverse specie di volatili, però, sono migratorie. Non a caso le stagioni dell’anno con un picco di “bird strike” sono generalmente primavera e autunno. Ed ecco perché, durante il viaggio, gli uccelli che non conoscono il territorio finiscono contro gli aerei“.
In Italia c’è un aeroporto soggetto particolarmente al “bird strike”?
“Che siano grandi o piccoli, tutti gli aeroporti italiani sono soggetti al “bird strike”. Non a caso sul tema ogni anno l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC) redige un rapporto sugli incidenti dei 365 giorni precedenti. C’è da considerare, però, un’altra cosa. Anche un singolo impatto può creare numerosissimi danni. Qualche tempo fa, all’Aeroporto di Roma Fiumicino “Leonardo da Vinci” il motore di un velivolo ingerì uno o più gabbiani. Un disastro. Quel motore costa circa 15 milioni di dollari. Se noi consideriamo le problematiche connesse al “bird strike”, dalla macchina incidentata costretta a scaricare il carburante per atterrare in pochi minuti a causa dell’emergenza a bordo, alla chiusura dell’aerostazione con Airbus e Boeing in arrivo dirottati altrove, scopriamo conseguenze costose e dannose non solo per le aerolinee, ma anche per l’ambiente“.
Ed ecco perché nel 2017, a Rimini, lei ha fondato “The Edge Company”.
““The Edge Company” è nata sulla base dell’esperienza maturata nella mia precedente vita come Ufficiale dell’Aeronautica Militare e Ufficiale della Sicurezza di Volo del 5° Stormo Caccia di base a Cervia, in provincia di Ravenna, in Emilia-Romagna. Alla fine degli Anni Novanta ho implementato, assieme al comandante dell’epoca, un metodo che, essendo basato sull’utilizzo di personale dedito alla prevenzione del “bird strike”, potesse provare a risolvere il fenomeno. In 365 giorni abbiamo ridotto di circa il 70% gli impatti nella nostra base. Proprio per questo il metodo, che si è rivelato efficace, è stato esteso a tutta la Forza Armata. In ambito commerciale, però, l’impiego di un cospicuo numero di risorse umane per ottenere i risultati voluti non è fattibile economicamente nel lungo periodo. Alcune realtà hanno aviaradar che, oltre a essere costosi, emettono elettromagnetismo in atmosfera. Ed ecco perché abbiamo scelto una strada differente basata sull’intelligenza artificiale, attraverso l’utilizzo di sensori passivi rispettosi dell’ambiente, per rilevare la presenza di ostacoli. Una tecnologia che, tra l’altro, sta permettendo la classificazione dei volatili. Conoscere le specie animali solite frequentare le aerostazioni è fondamentale non solo per allontanarle in caso di pericolo, ma anche per definire strategie utili a farle traslocare altrove. Insomma, “The Edge Company” è una soluzione deep tech, quindi artificial intelligence applicata alla computer vision, con diversi brevetti. Stiamo avendo un notevole successo ovunque, dall’America del Nord all’Europa, anche al di fuori del settore aeroportuale“.


