buco dell'ozono si chiude sempre più tardi

Il buco dell’ozono si richiude sempre più tardi (e non capiamo il perché)

Tabella dei Contenuti

Il buco dell’ozono si apre e chiude ciclicamente durante l’anno. Dal 2020 lo sta facendo molto più tardi ma gli scienziati non hanno una risposta al perché di questo fenomeno

Il buco dell’ozono che sovrasta il Polo Sud da tra anni a questa parte ha cominciato a comportarsi in maniera inspiegabile. Solitamente si apre a settembre per poi richiudersi rapidamente alla fine di novembre. Dal 2020 in poi, però, la “chiusura” del buco dell’ozono è arrivata molto più tardi.

Lo scorso anno è arrivata solo il 23 dicembre. Nel 2020 addirittura superò Natale per chiudersi il 28 dicembre. E anche quest’anno si sta mostrando “pigro”. È ancora lì nonostante la tendenza degli ultimi decenni ci porta a pensare che dovrebbe già essersi richiuso.

Non solo. Se dal 2000 al 2020 il buco dell’ozono si è costantemente ristretto (facendoci pensare a una sua chiusura nel giro di qualche decennio), a partire da quella data ha cominciato a variare di dimensione senza una tendenza chiara. 

Cosa sta succedendo, dunque? La verità è che nessuno lo sa. Come hanno spiegato gli scienziati del Cams, il servizio di monitoraggio dell’atmosfera dell’Unione Europea affidato ai satelliti Copernicus, “il buco dell’ozono si sta richiudendo più tardi di quanto non abbia fatto nei 40 anni precedenti. E’ un andamento simile a quello degli ultimi 2 anni, ma molto diverso dai 4 decenni passati”, cioè da quando abbiamo cominciato a misurarlo.

“Non conosciamo con precisione le cause di questo comportamento anomalo del buco di ozono, che registriamo per il terzo anno di seguito” continuano gli scienziati. “Ipotizziamo che qualcosa stia cambiando nella circolazione della stratosfera al Polo Sud”.

Buco dell’ozono, forse è colpa dei cambiamenti climatici

Una risposta non c’è ma ci sono delle ipotesi. La prima riguarda il cambiamento climatico che fa aumentare le temperature sulla superficie della Terra ma le fa diminuire ad alta quota. “E’ ben documentato – spiegano da Copernicus – che il riscaldamento globale ha l’effetto di raffreddare gli strati medi e superiori dell’atmosfera, perché l’effetto serra riduce gli scambi tra i diversi strati. Le masse d’aria più calde, quindi, restano intrappolate negli strati inferiori”. In questo modo si rallenterebbe il rimescolamento dell’aria favorendo la stasi del buco dell’ozono.

Una seconda ipotesi è meno strutturale è riguarda l’eruzione del vulcano Hunga Tonga – Hunga Ha’apai avvenuta a inizio 2022. Gli scienziati ipotizzano che le polveri e le ceneri sprigionate dal vulcano del Pacifico possano aver avuto delle ripercussioni sull’andamento del buco dell’ozono di quest’anno. Ma questo non spiegherebbe il comportamento nei due anni precedenti.

Pubblicità
Articoli Correlati