Secondo numerosi studi, la caffeina è diventato l’inquinante farmacologicamente attivo più diffuso nelle acque di tutto il mondo. Ecco cosa fare per abbattere la nostra “impronta caffeinica”
Bere una tazza di caffè ha un forte impatto sull’ambiente. Un impatto che spesso sottovalutiamo e che ha a che fare con l’inquinamento delle acque.
La polvere di caffè che gettiamo nel lavandino quando puliamo le nostre moke contiene caffeina che attraverso le tubazioni entra nel sistema idrico delle nostre città. I moderni sistemi di depurazione delle acque reflue riescono ad eliminarne una percentuale compresa tra il 60 e il 99%. Ma qualcosa rimane e quel qualcosa – moltiplicato per i miliardi di tazze di caffè al giorno che vengono consumati nel mondo – fa sì che la caffeina sia diventata tra i più diffusi inquinanti farmacologicamente attivi nelle acque di tutto il Pianeta.
Un problema per i tanti organismi vegetali ed animali che vengono in contatto con una quantità tanto alta di caffeina. Essa infatti ha effetti neurotossici, modifica il metabolismo e le riserve energetiche e influisce sui meccanismi riproduttivi.
Non ci resta, dunque, che adottare qualche accortezza, come gettare la polvere esausta di caffè nella pattumiera invece che nel lavandino ed evitare di produrre avanzi di caffè che inevitabilmente andranno a finire nelle condotte idriche.


