Cantine Aperte 2025, dalle mostre al pilates la wine experience si trasforma

Cantine Aperte 2025, dalle mostre al pilates la “wine experience” si trasforma

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Il 24 e 25 maggio torna l’iniziativa Cantine aperte. L’evento è organizzato dal Movimento turismo del vino e punta sulla “wine experience”; un nuovo concetto di turismo legato al vino che vede il turista godere di un’esperienza che va oltre la semplice degustazione.

 

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Il turista che sia straniero che italiano può organizzare delle mini fughe dalla città partecipando a laboratori, corsi di pittura, visitando mostre e installazioni artistiche nei luoghi del vino.

Sono tre i filoni delle principali attività proposte: paesaggio e cultura con percorsi immersivi nei vigneti, gastronomia e relax e divertimento.

Tra le proposte specifiche offerte dalle cantine aderenti in diverse regioni italiane si trovano i trekking legati ai luoghi del vino, la possibilità di fare sessioni di yoga e di pilates tra i filari ma anche veri e propri mini corsi di botanica oltre alle passeggiate a cavallo e ai workshop.

Molte cantine offrono tutto l’anno la possibilità di effettuare dei pranzi o delle cene nelle vigne, accompagnati da cibo e vino locali. Nel Lazio 4 cantine aderiscono all’iniziativa: l’Agriturismo Cantina del Tufaio a Zagarolo, che propone: “Una giornata per conoscere la nostra azienda, visitare i nostri vigneti, la grotta di tufo e assaggiare tutti i nostri vini.” A Frascati, l’Agriturismo Casale Marchese organizza visite guidate e degustazioni oltre al Mercatino tipico locale nell’antico cortile. La cantina Casale del Giglio, a Nettuno, organizza la “Visita della Cantina interrata di Invecchiamento, passando attraverso la Galleria delle Microvinificazioni sperimentali risalenti agli anni Novanta e il Passaggio attraverso la Galleria delle Vecchie Annate per arrivare all’Oasi Naturale costituita da uno specchio d’acqua, alimentato da una sorgente spontanea, contornato da un giardino paesaggistico romantico.” La Tenuta le Quinte, a Montecompatri, organizza la degustazione dei propri vini in abbinamento a dei prodotti locali.

L’enoturismo appare essere l’antidoto contro il calo del consumo di vino, le nuove generazioni bevono meno vino e prediligono vini con basse gradazioni o alcolfree e soprattutto contro i rincari del prodotto legati ai dazi minacciati dagli Stati Uniti.

I dazi hanno iniziato a creare danni economici ancora prima di entrare in vigore. L’incertezza infatti non è amica dell’economia. A ridosso del 2 aprile, data in cui dovevano scattare le nuove tariffe, i produttori di prosecco hanno smesso di inviare carichi negli Stati Uniti. Il tempo di consegna del vino è pari a un mese e il rischio che gli importatori non vogliono correre è che questo una volta arrivato nella dogana statunitense sia tassato al 20%, tassa che spetta pagare a chi acquista. L’acquisto di prodotti Made in Italy è ripreso in questo periodo di stallo ma le previsioni danno un nuovo stop nel caso Usa e Ue non trovino un accordo conveniente per entrambi. Tra i settori più esposti alla crisi viè quello delle bollicine. Come comunicato dai produttori italiani: il Prosecco Doc esporta negli Usa circa 130 milioni di bottiglie, pari a circa il 23% dell’export dell’intera denominazione, volumi che generano un fatturato alla produzione di circa 500 milioni di euro. Il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg esporta oltre 3 milioni e 500mila bottiglie che vanno ad occupare solo ed esclusivamente il settore più qualificato di consumo ovvero l’Horeca. Anche per la Docg Asolo Prosecco gli Stati Uniti rappresentano uno dei principali mercati di destinazione. La denominazione esporta circa il 75% della sua produzione che lo scorso anno si è attestata su 32 milioni di bottiglie.

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