Un nuovo studio della Cornell University ha dimostrato che il gas naturale liquefatto (GNL) è più dannoso anche del carbone in termini di emissioni di CO2 se si considera il ciclo di vita completo.
Si è sempre detto che il carbone è la peggiore fonte fossile in termini di emissioni climalteranti, mentre il gas naturale è la meno dannosa. Tanto che la Commissione europea ha inserito – non senza critiche – il gas tra le fonti utili alla transazione verde.
Oggi, uno studio della Cornell University ha dimostrato che quello che ci siamo detti fino a oggi non è sempre vero. Non lo è, in particolar modo, per il GNL, cioè il gas liquefatto, quello di cui in Italia si è parlato molto diversi mesi fa quando il governo Draghi decise di installare nel porto di Piombino un rigassificatore.
Il gas liquefatto genererebbe un quantitativo maggiore di anidride carbonica rispetto al carbone se consideriamo l’intero ciclo di vita dei due combustibili: dall’estrazione alla combustione passando per le fasi di trasporto e stoccaggio.
I ricercatori della Cornell si sono soffermati sul gas estratto negli Stati Uniti e venduto poi ad altri Paesi (tra cui l’Italia).
Ebbene, in media l’impronta di carbonio del GNL è il 33% più alta di quella del carbone. Nello specifico, per produrre un mega Joule di potenza il gas naturale liquefatto emette 160 grammi di CO2 equivalente rispetto ai 120 emessi con carbone.
Una scoperta che mette in discussione l’approccio di diversi Paesi europei, tra cui il nostro, che nel processo di transizione green (e emancipazione dal gas russo) stanno puntando soprattutto sul gas liquefatto importato dall’estero.


