Finalmente il nostro Paese ha approvato il Pnacc. Ad analizzarlo è il professor Giorgio Vacchiano: dagli effetti più inquietanti della crisi climatica fino alle soluzioni per contrastarla.
L’Italia ha finalmente approvato il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc), a sei anni dalla prima stesura. Un lungo insieme di linee-guida che deve orientare i decisori politici a scegliere le misure da adottare per rendere il Paese meno vulnerabile agli effetti della crisi climatica, che nell’area del Mediterraneo sono sempre più visibili. Ad analizzare il Piano è il professor Giorgio Vacchiano, docente di Gestione e pianificazione forestale dell’Università Statale di Milano.
Clima, l’impatto sull’Italia: meno neve ed economia a rischio
“La prima parte del Piano è un’analisi molto aggiornata degli impatti della crisi climatica in Italia. Il nostro Paese rischia di andare incontro soprattutto ad eventi estremi: aumento della temperatura dei mari fino a +2,5°C che comporterà piogge e venti sempre più violenti. Gran parte delle azioni del Pnacc sono concentrate soprattutto su come ammortizzare questi impatti” – ha spiegato il professor Vacchiano – “Tra le altre conseguenze: una diminuzione nettissima della neve, con quello che comporta anche a livello economico nel settore turistico, ma anche l’aumento di incendi e della siccità. La parte più interessante riguarda però l’ultimo paragrafo, che parla dell’impatto socio-economico: se non contrasteremo la crisi climatica, il Pnacc stima che l’Italia rischia di perdere oltre 400.000 posti di lavoro“.
Clima, a cosa serve il Pnacc?
L’approvazione tardiva del Piano potrebbe influire sulla reale efficacia delle azioni climatiche che l’Italia è chiamata a intraprendere, ma il professor Vacchiano si dice ottimista, a patto che vengano rispettate determinate condizioni.
“Non è mai troppo tardi, ogni decimo di grado conta perché il riscaldamento non si ferma e se le emissioni continueranno ad aumentare gli effetti peggioreranno. Dobbiamo lavorare, come sappiamo, su due fronti: mitigazione e adattamento. L’Italia si è dotata del Pnacc e del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec), che entro giugno dovremo restituire alla Commissione europea aggiornandolo con obiettivi più ambiziosi rispetto a quelli previsti inizialmente dal governo” – spiega Giorgio Vacchiano – “Il Piano non prescrive nulla, per due motivi: ha un carattere locale perché deve rispondere alle esigenze e alle criticità dei singoli territori e inoltre per la Costituzione alcune azioni sono di competenze delle Regioni e non solo dello Stato. Nel Pnacc ci sono oltre 360 azioni su tutti i settori che possono aiutare cittadini e istituzioni ad ammortizzare gran parte degli effetti del cambiamento climatico che ci attendono“.
“Ovviamente, l’adattamento non basta: serve anche la mitigazione, ovvero la riduzione delle emissioni, lavorando sulle cause. Uno degli allegati del Pnacc è molto interessante perché è una linea-guida per le amministrazioni locali chiamate a realizzare piani di adattamento sulla realtà dei territori” – aggiunge il docente dell’Università Statale di Milano – “Mettere in atto queste misure ha un costo ma porterà benefici o eviterà danni economici. Inoltre, il Pnacc cita anche una necessaria revisione della fiscalità. I soldi necessari potranno arrivare dall’Ue o da fondi strutturali già esistenti, ma anche da un diverso modo di impiegare il denaro dei contribuenti. Cercando di far pagare soprattutto chi ha di più e finanziando il bene comune, quindi progetti climaticamente e ambientalmente compatibili“.


