conferenza internazionale medicina ambientale

Presentata la seconda Conferenza internazionale di Medicina Ambientale

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La presentazione dell’evento, in programma a Chieti i prossimi 20 e 21 novembre, è avvenuta al Senato. La seconda edizione della Conferenza è organizzata dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), dall’Università degli Studi di Chieti e da MDPI.

L’esposizione ambientale è sempre più determinante per la salute umana, non solo nel corso della vita, ma soprattutto nei primi mille giorni e anche a partire dal concepimento. L’impatto di un ambiente malato, così come delle cattive abitudini, può avere conseguenze a lungo termine sul patrimonio genetico, che quindi possono essere ereditate dalle generazione successive, dal momento che il nostro DNA non è immutabile. Sono solo alcune delle tematiche che verranno affrontate nel corso della seconda Conferenza internazionale di Medicina Ambientale, in programma a Chieti i prossimi 20 e 21 novembre. La presentazione della Conferenza, organizzata dalla Società Italiana di Medicina Ambientale, dall’Università degli Studi di Chieti – Gabriele D’Annunzio e da MDPI, è avvenuta in Senato, alla presenza di importanti esponenti politici, istituzionali e accademici, compreso il Premio Nobel per la Medicina, Richard Roberts.

Siamo qui oggi al Senato per la presentazione della seconda Conferenza internazionale di Medicina Ambientale che si svolgerà il 20 e 21 novembre a Chieti, presso l’Università degli Studi Gabriele D’Annunzio, che è partner dell’iniziativa insieme a MDPI. Oggi abbiamo evidenziato alcuni punti cardine che saranno poi discussi nel corso della Conferenza, cioè il ruolo che ha l’ambiente malato nel generare malattia, soprattutto nei primi mille giorni di vita, a causa di alcune interferenze con il nostro DNA che, per dirlo in maniera semplice e comprensibile a tutti, sono una sorta di note a margine del nostro libro genetico, che però purtroppo possono essere trasmesse alla generazione successiva” – ha spiegato Alessandro Miani, presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) – “In un’Italia in cui nascono sempre meno bambini e c’è una vera e propria epidemia di nuove malattie in età pediatrica, intendiamo trattare questi temi e portarli alla conoscenza della politica e delle istituzioni, chiedendo loro un coinvolgimento diretto affinché la prevenzione vera, primaria, insieme al miglior farmaco oggi disponibile che è un ambiente sano, diventino temi portanti delle azioni della politica e del governo. Dobbiamo assicurare nuove generazioni che non nascano con un debito di salute, ma che possano sperare in un futuro sano e questo porterebbe enormi vantaggi alla socialità e alla sanità del Paese a livello complessivo“.

Oggi abbiamo un certo quantitativo di conoscenza sull’epigenetica non solo grazie al mio lavoro, ma soprattutto grazie a quello di tanti altri ricercatori di tutto il mondo. Sì, io ho scoperto alcuni aspetti fondamentali dell’epigenetica, ma ci sono ricercatori che hanno lavorato negli ultimi venti anni, o che lavorano oggi, che stanno gettando le basi per una sempre maggiore conoscenza. Quindi, in futuro ne sapremo sempre di più, tuttavia capiamo ancora poco dell’essere umano e non sappiamo quanto dovremmo di come funziona l’organismo. Per me è troppo complicato, preferisco lavorare sui batteri” – il punto di Richard Roberts, biologo, biochimico e Premio Nobel per la Medicina 1993 per i suoi studi sullo slicing dei geni – “Dobbiamo condividere la conoscenza. I relatori parlavano dell’open access, è molto importante. Dopo aver vinto il Nobel, ho iniziato a organizzare i Premi a favore di iniziative che avrebbero aiutato la scienza e l’umanità. La prima cosa che abbiamo fatto è stata favorire l’open access nella letteratura scientifica. I risultati stanno arrivando, anche se stanno arrivando troppo lentamente, perché alcuni editori sono più interessati al guadagno che ad assicurarsi che la conoscenza venga condivisa“.

L’impatto dell’esposizione ambientale è determinante già nel grembo materno. Pensiamo alle esposizioni a una serie di inquinanti, l’Endocrine Society ci dice che ci sono 94 sostanze ad azione interferente endocrina nel liquido amniotico: tutte cose che non dovrebbero esserci e interferiscono con il normale sviluppo del feto e poi riorganizzano, spengono o accendono gli interruttori dei nostri geni che poi sono responsabili dell’attivazione o inattivazione dei geni che controllano oncogeni, oncosoppressori, l’insorgenza del diabete, ma anche malattie cardiovascolari e altro” – ha spiegato Prisco Piscitelli, vicepresidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) e segretario generale della European Medical Association – “L’impatto è quindi fondamentale e determinante, ora che abbiamo capito che la strada giusta è quella del meccanismo epigenetico, dobbiamo concentrare i nostri sforzi su come fare per non fare ammalare le persone. Non dobbiamo arrivare ad una diagnosi precoce, dobbiamo intraprendere la strada giusta, rimboccarci le maniche, e cercare di capire come possiamo ostacolare queste alterazioni epigenetiche che, e questa è la buona notizia, sono reversibili“.

Queste problematiche di cui parliamo, legate alla medicina ambientale, non hanno confini geografici, sono problemi globali. Per questo, è necessario e fondamentale che le collaborazioni scientifiche siano non solo internazionali, ma anche interdisciplinari, e che quindi coinvolgano diverse discipline: epigenetica, genetica, nutrizione, studio del clima… Tutte queste discipline devono convergere e deve esserci la possibilità di collaborare in maniera aperta per trovare poi soluzioni effettive che possano essere implementate a livello di politiche” – il punto di Giulia Stefenelli, Scientific communications lead di MDPI – “È qui che open access ha un ruolo fondamentale, che non riguarda solo la visibilità dei contenuti e degli output scientifici, ma anche la credibilità di questi contenuti, grazie a dati aperti, metodologie di analisi aperte, processi editoriali visibili e accessibili a tutti. Questo rende i contenuti più credibili e una conoscenza maggiore, non limitata ai soli ambienti accademici: chiunque, dagli educatori ai cittadini, passando per i medici e le ONG, deve aver accesso e poter beneficiare di questa conoscenza e consapevolezza. Ci deve essere un dialogo comunitario allo scopo di trovare soluzioni fattibili e implementabili, poi, a livello di politiche nazionali e internazionali“.

Ci sono tante strade da intraprendere per migliorare la salute, un approccio olistico è sicuramente una chiave di svolta perché, se è vero che dall’esterno siamo minacciati da fattori ambientali come l’inquinamento che causa stress ossidativo, è anche una nostra responsabilità concentrarci su ciò che fare nel quotidiano nel quotidiano la salute del nostro corpo e della nostra mente. Dedico gran parte del mio lavoro alla ricerca sulla longevity, la medicina preventiva è sicuramente un tema a cui sono molto legata. Pensiamo a cose molto semplici, come respirare: molti non hanno l’abitudine di respirare bene e riconnettersi, ci sono pratiche semplici che possiamo utilizzare nel corso della nostra giornata, come le pratiche meditative, il movimento, una giusta alimentazione, che possono diventare stili di vita che ci consentono di vivere in modo sano e trasmettere un messaggio di salubrità anche alle prossime generazioni” – ha spiegato Valentina Mercuri, Medical beauty advisor – “La medicina estetica, che è quella in cui prevalentemente lavoro, non è fatta solo di estetica e bellezza apparente ma soprattutto di ricerca e longevity, e si basa sul criterio che possiamo riuscire a modificare il nostro asset cellulare, attraverso processi che sono sia mentali, perché possiamo influenzarli col nostro pensiero, con quello che mangiamo e con ogni scelta che prendiamo nel nostro quotidiano. È fondamentale far passare il messaggio che nelle nostre mani abbiamo tantissimo potere che, se veicolato bene facendo ogni giorno un piccolo passo verso la salubrità, porta poi un sistema effettivamente migliore per tutti“.

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