Packaging cosmetici, 2 italiani su 3 non sanno come differenziarli. Presentato alla Camera il dossier “Contenitori senza trucco” realizzato da Junker App ed Economiacircolare.com.
Come differenziare il packaging dei cosmetici? Dal dossier “Contenitori senza trucco. Il corretto conferimento degli imballaggi dei cosmetici e dei prodotti per l’igiene personale”, realizzato dal team di Junker App in collaborazione col webmagazine EconomiaCircolare.com e presentato il 22 maggio alla Camera dei Deputati, emerge che c’è ancora grande confusione da parte dei cittadini, ma anche una crescente sensibilità sul tema.
Secondo il sondaggio, al quale hanno partecipato 16.000 persone, due italiani su tre conferiscono nell’indifferenziato la confezione vuota dell’ombretto (77%) o del mascara (64%), che andrebbero invece nella raccolta della plastica. Inoltre, il 40% dei consumatori non sa che, prima di differenziare un tubetto o un vasetto di cosmetico, è necessario eliminare eventuali residui di prodotto, gettandoli nel secco residuo (e non nel WC). I dati hanno restituito quindi la grande incertezza degli utenti, che spesso non smaltiscono in modo corretto il prodotto cosmetico finito.
“Dal sondaggio che abbiamo somministrato dall’app Junker è emerso che c’è ancora molta confusione su dove finiscono gli imballaggi. Sono infatti imballaggi tipicamente molto complessi. C’è molta difficoltà su imballaggi come il mascara, l’ombretto, il rossetto. Apparentemente sembrano semplici, ma al momento di arrivare al bidone gli utenti non sanno poi effettivamente dove buttarli”, ha dichiarato a TeleAmbiente Paolo Fornari, Social media manager di Junker App. “Dal sondaggio emerge comunque la volontà dei nostri utenti di imparare, di mettersi alla prova e di migliorare quindi questa raccolta differenziata dei propri cosmetici”.
“Nel settore della cosmesi esistono talmente tanti prodotti e packaging che le persone perdono un po’ il senso dell’orientamento nel fare una raccolta differenziata efficace. Il nostro lavoro vuole riportare le persone sui corretti binari. Ridurre i rifiuti dove possibile, capire la differenza tra i materiali, capire ciò che è riciclabile e ciò che non lo è per non lasciare nulla al caso e recuperare tutte quelle risorse che potranno tornare in vita come materie prime seconde”, ha spiegato Letizia Palmisano, giornalista ambientale e co-autrice del dossier.
“Le istituzioni devono avere più coraggio. Le aziende sono pronte e ci dicono solo permetteteci di spiccare il volo con delle regole certe e trasparenti. Quando c’è la mancanza di normative è ovvio che le aziende si fermano. È lì che invece le istituzioni devono governare questi passaggi. Report come questi ci insegnano le buone pratiche e anche da dove dobbiamo partire e dove dobbiamo focalizzarci per migliorare sia a livello normativo che per dare alle aziende il là per raggiungere gli obiettivi che servono per le generazioni future”, ha dichiarato Ilaria Fontana, deputata M5S e membro della VIII Commissione Ambiente.
Da scarti del vino a crema anti-age: l’esempio di Lacrima di Morro d’Alba
Anche i cosmetici e gli imballaggi possono essere circolari e sostenibili, come la crema derivata dagli scarti del vino Lacrima di Morro d’Alba.
“La crema ricavata dai prodotti di scarto e lavorazione del vino è un’idea che nasce dalla voglia di mettere insieme questa capacità che ha questo prodotto di promuovere il nostro territorio con un’idea che fosse sostenibile dal punto di vista ambientale. Insieme al comune di Morro d’Alba abbiamo fatto una rete temporanea di imprese e così è stato fatto un progetto, finanziato dalla Regione Marche, per due anni di studio”, ha raccontato a TeleAmbiente Enrico Ciarimboli, sindaco di Morro d’Alba.


