Verso la COP29, l’Azerbaigian copia Dubai: aumenta le fossili e sceglie un presidente (ex) petroliere

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A 11 mesi dall’inizio della COP29, il governo di Baku sembra voler copiare quello di Abu Dhabi scegliendo un presidente che è stato a capo di un’azienda petrolifera e prevedendo un aumento delle estrazioni di gas

Archiviata la COP28 – la conferenza dell’Onu sul clima che si è tenuta a fine 2023 a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti – ora gli occhi sono puntati sulla COP29.

La prossima edizione della Conferenza sui cambiamenti climatici si terrà a dicembre di quest’anno in Azerbaigian. L’attenzione degli osservatori internazionali, dunque, è rivolta al governo di Baku e al modo in cui intende gestire l’evento politico più importante in ambito climatico e ambientale. E proprio come alla vigilia della COP28, anche quest’anno non mancano le polemiche già a 12 mesi dall’inizio dei lavori.

A dirla tutta le polemiche sembrano essere esattamente speculari a quelle mosse al governo emiratino. In primis relativamente alla scelta del presidente designato. Se per la COP28 di Dubai le critiche erano rivolte a Sultan Al-Jaber che era stato designato presidente della Convention nonostante fosse l’amministratore delegato dell’ADNOC, la società petrolifera più grande del Paese, per la COP29 il dito è puntato contro Mukhtar Babayev.

Si tratta dell’attuale ministro dell’Ecologia e delle Risorse naturali della Repubblica dell’Azerbaigian. Dunque, verrebbe da dire, una persona preparata e che conosce i dossier di cui si andrà ad occupare. Tutto vero se non fosse che anche lui, come il suo predecessore Al Jaber, ha legami con il mondo delle fossili.

Il presidente designato, infatti, è stato per 25 anni a capo di Socar, l’azienda petrolifera statale.

Un copione che si ripete anche per quanto riguarda un’altra accusa, cioè la reale volontà da parte del del governo ospitante di trovare soluzioni per dire addio ai combustibili fossili. Una inchiesta del quotidiano britannico The Guardian ha dimostrato che il governo azero prevede di aumentare la produzione di combustibili fossili di un terzo nel prossimo decennio.

Come per Al-Jaber e gli Emirati Arabi Uniti anche per Babayev bisognerà aspettare le prime dichiarazioni e i primi atti ufficiali per capire quale sarà l’impronta che il presidente designato vorrà dare alla COP29. Intanto, però, le antenne degli osservatori internazionali sono ben dritte.

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