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L’impegno italiano alla COP30 in Brasile

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I negoziati sono già partiti e il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che a breve raggiungerà la delegazione italiana a Belém, ha illustrato i pilastri su cui si baserà l’impegno negoziale: diplomazia e finanza climatica saranno necessarie soprattutto per sostenere i Paesi più vulnerabili in azioni di adattamento alla crisi del clima.

Con la COP30 al via a Belém, in Brasile, è giunto il momento per l’Italia di essere protagonista, insieme all’Unione europea, dei negoziati per il clima a livello internazionale. Senza gli Stati Uniti, sfilatisi dagli impegni climatici per volere di Trump, l’Europa e l’Italia possono recitare un ruolo importante e la strada è stata chiaramente tracciata nel corso di una conferenza stampa.

Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, insieme al sottosegretario Claudio Barbaro e il direttore generale per gli Affari europei, internazionali e per la finanza sostenibile, Alessandro Guerri, ospitando anche i rappresentanti di imprese come Enel e Ferrovie dello Stato, hanno illustrato i pilastri su cui si baserà l’impegno negoziale dell’Italia in Brasile. Il lavoro diplomatico e la finanza climatica saranno fondamentali soprattutto per sostenere i Paesi più vulnerabili in azioni di adattamento alla crisi climatica, rispetto alle azioni di mitigazione.

Il tema forte in questo caso è l’adattamento, sul fronte della mitigazione io credo che comunque si va avanti, perché è interesse di tutti. Vanno avanti fortissimo i Paesi arabi, che sono i produttori di petrolio, perché si rendono conto che la risorsa non è infinita. Vanno avanti gli Stati Uniti, nonostante l’uscita dagli impegni dell’Accordo di Parigi, sono il Paese che sta spingendo di più sull’energia più neutra che esiste, quella da fonte nucleare” – ha spiegato Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – “Pertanto, sul fronte mitigazione non esprimo enorme preoccupazione, sul fronte dell’adattamento certamente, anche perché il cambiamento è già in corso soprattutto in zone come l’Italia. L’area geografica mediterranea ha un mare molto più caldo, con la conseguenza di eventi molto più violenti e questo deve portarci ad azioni di contenimento, di adattamento, di tutto ciò che viene definito sinteticamente adattamento“.

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